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«Scusate sono un timido» di Giampaolo Bonzio



Ventirighe

Un assaggio di lettura


 
« [...] Terre Bianche, Terre Rosse, Terre Nere. No. Non è il catalogo turistico di qualche isola dell’Egeo o delle coste bretoni. Sono solo i nomi suggestivi con i quali si indicavano le zone che negli anni hanno subito ferocemente gli effetti dello sviluppo. Da Campalto vicino all’aeroporto di Tessera fino a Giare di Mira, ampie aree vicine alla laguna venivano sistematicamente ricoperte dai resti delle lavorazioni di Porto Marghera, un’operazione che negli anni novanta finirà anche nel mirino della magistratura nell’ambito delle inchieste sul Petrolchimico.
Per i giovani mestrini, cresciuti in una città che secondo una statistica dei primi anni settanta registrava uno spazio verde di appena venti centimetri quadrati per residente, quelle zone potevano così diventare anche una meta suggestiva per trascorrere tranquillamente il pomeriggio. Come alle Terre Bianche nella zona di Campalto, sede quotidiana di incursioni su motociclette da cross e ciclomotori di ogni cilindrata. Insomma, a Mestre e nei dintorni mancava il verde, ma c’erano i fanghi di lavorazioni. D’altronde non poteva essere diversamente vista la crescita vertiginosa del polo industriale negli ultimi cinquant’anni. [...] »

(da Scusate sono un timido, Marsilio 2005, pag. 49)



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