Societą Veneziana dei Concerti
Andrea Bacchetti in concerto
Venezia, Teatro Malibran
il 15 Aprile 2002 ore 20:30
 |
| Andrea Bacchetti |
Programma:
Johann Sebastian Bach
(1685 - 1750)
Suite inglese n°6
Johannes Brahms
(1833 - 1897)
Sette fantasie per pianoforte Op. 116 (1981 - 1982)
Ludwig Van Beethoven
(1770 - 1827)
Sonata in do minore n.19 Op.49 n.1
Sonata in sol maggiore n.20 Op. 49 n.2
Sonata in mi maggiore n.30 Op.109
Pianoforte: Andrea Bacchetti
Biglietti:
Interi € 25,82
Giovani fino ai 30 anni, Cartateneo € 10,33
Per informazioni e prenotazioni: tel. e fax 041.786764Subito dopo la tappa rovigina (14 aprile, a Palazzo Venezze) il pianismo di Andrea Bacchetti approda alla ribalta veneziana con un programma molto impegnativo, non tanto dal punto di vista tecnico-atletico (vedi
il concerto di Paolo Restani al Toniolo) quanto per lo spessore interpretativo richiesto dalle partiture proposte, capolavori della letteratura pianistica per i quali le interpretazioni "storiche" di riferimento non si contano, ed ogni nuovo esecutore (in sala da concerto o d'incisione) è implicitamente chiamato a fare i conti con il passato, specie quando a proporle è un talento pianistico, come in questo caso, con pochi uguali nel panorama dei giovani emergenti.
Bach al pianoforte tra misticismo e romanticismo di Roberto RanieriCome abbiamo già sottolineato a proposito del concerto di
Brunello e Koriolov al Toniolo, Bach destinava i suoi pezzi per tastiera al clavicembalo; fra i lavori solistici, poi, le Suites inglesi (composte intorno al 1715) rappresentano brani particolarmente idiomatici per questo strumento. Esse si discostano dalla struttura tipica del genere, codificata da J. J. Froberger e basata sulla successione allemanda-corrente-sarabanda-giga, anche per altri due elementi: la frequente comparsa di due danze dello stesso genere che devono essere suonate ´alternativamente´ (la seconda come trio della prima) e la presenza del cosiddetto double, ossia una variazione della danza precedente. La denominazione di Suites inglesi non è di Bach ma risale al primo biografo del compositore, Johann Forkel (1749-1818) il quale asserì che queste sei suites erano note con il nome di inglesi poiché erano state composte per un non meglio identificato ´nobile inglese´.
Altro tratto peculiare e "anomalo" delle composizioni, la presenza di un preludio iniziale; in questa Suite il pezzo presenta una piena autonomia espressiva, con un ampio fugato "drammatico" che segue un andante iniziale molto espressivo, entrambi in tempo ternario.
Le caratteristiche della partitura suggerirebbero naturalmente all'esecutore di sfruttare in primo luogo l'effetto di contrasto ritmico, variando magari la dinamica fra le due sezioni; caratteristica ignota al clavicembalo, la variazione dinamica (combinata alla flessibilità espressiva del ritmo) identifica prima di altri parametri sonori il grado di "modernizzazione" espressiva operabile sul linguaggio bachiano, proiettandone spesso gli esiti esecutivi in un clima protoromantico, o al contrario dando vita a sonorità più levigate e "metafisiche". Rosalinde Tureck, per esempio, pianista divenuta famosa per le sue letture di Bach, presenta un approccio rarefatto e misticheggiante, dilatando spesso i tempi e smussando i contrasti;
Sviatoslav Richter, al contrario, pur controllatissimo nel gestire con rigore metronomico il
contrappunto, ne dà una lettura più intensa e contrastata, sfruttando gli scarti dinamici per far risaltare gli implacabili ingressi tematici della fuga; il risultato sonoro complessivo (riportiamo qui a lato una sua lettura del preludio, tratta da uno degli ultimi concerti live), fa del pianista russo uno degli interpreti assoluti di riferimento di questo pezzo.
Mozart - Rondeau del Concerto K 271 |
Pianista eclettico, Andrea Bacchetti ha offerto sinora una discografia di prove convincenti, dimostrando una grande sensibilità di tocco e fluidità ritmica; doti che emergono tutte in questo breve estratto dal Rondeau del Concerto K 271 di Mozart, una cadenza originale di che apre il movimento.
Andrea Bacchetti è nato a Genova nel 1977; debutta alla Sala Verdi di Milano con i Solisti Veneti e intraprende una brillante carriera concertistica, sia come solista che in collaborazione con prestigiosi complessi orchestrali. Accanto al grande interesse nei confronti del pianismo ottocentesco, Bacchetti dimostra una particolare sensibilità nei confronti della musica contemporanea, in particolare per le opere di Luciano Berio, che esegue alla Scala di Milano riscuotendo nell'occasione il plauso pressoché unanime della critica.