TEATRO IN CAMPO 2003 Nona Edizione
Erik Friedlander - 'Topaz'
Venezia, Campo Pisani
il 27 Agosto 2003 ore 21:15
ERIK FRIEDLANDER, violoncello
ANDY LASTER, sax contralto
STOMU TAKEISHI, basso elettrico
SATOSHI TAKEISHI, percussioni
BIGLIETTI
Interi € 12,00
Ridotti € 10,00
Ragazzi fino ai 14 anni € 5,00
*In collaborazione con Trenitalia Divisione Passeggeri Area Commerciale Nord-Est Assistenza alla clientela Veneto - Friuli Venezia Giulia - Trentino Alto Adige sarà offerto uno sconto sul biglietto ai possessori dei biglietti ferroviari interni e internazionali con destinazione Venezia
PREVENDITE
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Apertura biglietteria Campo Pisani ore 18.00
INFORMAZIONI
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Oltre ad essere uno straordinario musicista,
Erik Friedlander si distingue per una grande cordialità e disponibilità, e la sua collaborazione è ricercata, prima ancora che per le doti tecniche e l'ispirazione, per la sua estrema versatilità. Che partecipi all'ultima edizione di "Cobra" di
John Zorn o si cimenti nel non meno intricato repertorio di Masada; che sostenga le architetture di
Myra Melford piuttosto che accompagnare
Laurie Anderson, rimane intatta la sua capacità di prestare un contributo distintivo perfettamente calato nel contesto in cui si viene di volta in volta a trovare. E quando alle sue doti di improvvisatore si uniscono, nei suoi progetti, quelle di compositore si ha la piena dimostrazione del suo mondo sonoro, che guarda alla scena downtown newyorkese, come alla musica orientale o agli stilemi del jazz e del rock.[...]
L'uso jazzistico del violoncello è piuttosto raro. Fra i pochi che lo hanno utilizzato in passato sono da ricordare
Oscar Pettiford e Ron Carter. In tempi più recenti è nata una nuova generazione di violoncellisti jazz dei quali il newyorkese Erik Friedlander è uno degli elementi più rappresentativi. Secondo il critico statunitense Chris Jorgenses "Il virtuosismo e la potenza di improvvisazione di Erik Friedlander sono sbalorditivi, egli riesce ad ottenere toni e colori che molti violoncellisti sinfonici sentono solo nei loro sogni". Coniugare il rigore della tradizione accademica ad una prassi improvvisativa varia e feconda, contribuendo con ciò ad ampliare la visibilità di uno strumento ancora marginale nella musica creativa improvvisata come il violoncello. Questa è la sintesi che Erik Friedlander compie con la naturalezza e l'efficacia dell'uomo modesto, che con discrezione
trasforma l'opportunità in meraviglia.
Nato nel 1960 a New York, la sua vita è stata da subito riempita della musica che proveniva dalla camera oscura del padre Lee, uno dei più affermati fotografi statunitensi ed autore di alcune famose copertine per LP della Atlantic e della Columbia degli anni '50 e '60. Accade spesso che il caso abbia bisogno di un po' d'aiuto per girare nel verso giusto, e per Friedlander il 'gioco' del violoncello - intrapreso a otto anni - si è trasformato in passione e professione grazie a due folgorazioni che rispondono al nome del contrabbassista Harvie Swartz, che gli offre la prima esperienza 'improvvisativa' inserendolo nel proprio quintetto, e del violoncellista Hank Roberts, che lo conduce alla consapevolezza di quanto creativa possa essere la pratica del violoncello, in un periodo in cui Friedlander si manteneva collaborando con orchestre sinfoniche e cameristiche o in produzioni commerciali.
Una volta intrapresa la strada dell'improvvisazione fino e oltre la soglia dell'avanguardia più creativa, nella New York degli anni '80 l'incontro con John Zorn, Dave Douglas e l'ampia cerchia di musicisti che gravita attorno ad essi era pressoché inevitabile. Da allora, Friedlander continua ad incrociare il cammino dei musicisti più creativi e nei contesti più diversificati - la bruciante estetica free, la reinvenzione del patrimonio musicale ebraico, il minimalismo contemporaneo - uscendone sempre arricchito e al contempo affermando in ogni contesto la propria voce ricca e personale.
Tra i suoi vari progetti in qualità di leader, mentre "Chimera" del 1995 e "Grains of Paradise" del 2001 rappresentano due diverse ricognizioni delle possibilità offerte dall'incontro di tradizione ebraica dell'est europeo, concezione avanguardistica e impianto orchestrale, quello che lo occupa maggiormente oggi è senz'altro il quartetto
Topaz.
Il progetto è nato nel 1996, affiancando a Friedlander il sassofonista
Andy Laster e il bassista
Stomu Takeishi. Successivamente si è aggiunto
Satoshi Takeishi alle percussioni, per costruire una proposta sinergica, che va in questo caso a incastrare il propellente incendiario di sax e basso al formalismo essenziale di violoncello e percussioni, creando equilibri arditi e dinamici solo per poi infrangerli e scompaginare i ruoli. Si tratta di un gioco possibile grazie al valore di quattro tra i migliori musicisti della scena downtown newyorchese.
Forte dei raffinati arrangiamenti del leader, di un interplay di rigorosa precisione e di un impasto timbrico esotico e accattivante, Topaz percorre un itinerario originale in bilico tra suggestioni jazzistiche, reminescenze fokloriche e sonorità urbane che non mancherà di tracciare un solco nella memoria e nel gusto di ogni ascoltatore.
da AllAboutJazz (Emiliano Neri)