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Sotto la lente
XXIII Stagione di musica sinfonica e da camera di Mestre

Messia, la città che canta

Mestre, Teatro Toniolo
il 4 Aprile 2009 ore 21:00

Andrea Marcon
Andrea Marcon
Orchestra Barocca di Venezia

Direttore Andrea Marcon


Coro "La Stagione Armonica"

Direttore del Coro Sergio Balestracci


con la partecipazione della Polifonica Benedetto Marcello di Mestre

e di altri cori della città di Venezia


TUTTO ESAURITO
(Lo spettacolo si replicherà il giorno 5
alla Scuola Grande di S. Rocco, Venezia)


Programma


G. F. Haendel

The Messiah per soli, coro e orchestra



 

Il Messiah di George Friedrich Haendel è proposto nell'occasione in un allestimento del tutto particolare. La grande tradizione della musica polifonica veneziana praticava nel ‘600 una dimensione "spaziale" del suono, con più cori distinti chiamati a comporre, nella medesima esecuzione, inediti dialoghi di masse sonore; di qui l'aggancio storico per un'intuizione semplice e suggestiva, quella di coinvolgere diverse formazioni vocali cittadine per dar vita a una sontuosa versione policorale del capolavoro di G. F. Haendel. Così, dopo un'attività preparatoria che ha coinvolto centinaia di appassionati in laguna e terraferma, il Messiah vedrà la luce in un'edizione irripetibile, curata dall'Orchestra Barocca di Venezia sotto la direzione di Andrea Marcon.

Ci sarà il coro "La Stagione Armonica" con il suo direttore Sergio Balestracci, i cantanti Maria Laura Martorana soprano, Sara Mingardo contralto, Daniele Maniscalchi tenore, Luca Tittoto basso. E con loro la Polifonica Benedetto Marcello di Mestre, direttore Alessandro Toffolo, il Coro Polifonico dell'Univesità Ca' Foscari di Venezia, direttore Vincenzo Piani, l'Ensemble Harmonia di Marghera, direttore Nicola Ardolino, con la partecipazione anche del Coro del Liceo Polo-Tommaseo del Liceo Classico Marco Polo di Venezia e del Coro di voci bianche Piccola Harmonia di Marghera, diretti entrambi da Nicola Ardolino, del Coro Lino Tortani di Oriago e della Cappella Musicale del Duomo di Mestre, diretti da Omar Ruffato.

A proposito del Messiah di Haendel
, uno delle opere sinfonico-corali più famose e celebrate della storia della musica occidentale, fa un certo effetto leggere oggi quanto scriveva il suo librettista, Charles Jennens, in una lettera datata 30 agosto 1745 e indirizzata a Edward Holdsworth: «Vi mostrerò un florilegio che ho dato a Haendel, dal titolo Messia: io ne ho molta considerazione, ed egli ne ha ricavato un bell'intrattenimento, anche se meno buono di quanto avrebbe potuto e dovuto fare». Anche se alla fine lo stesso Jennens, precisando il senso di quel "bell'intrattenimento" ammetterà che «...dopotutto, è nel complesso una bella composizione musicale».

Manoscritto del Messiah (frontespizio)
Manoscritto del Messiah (frontespizio)
Il Messia, forse la composizione più famosa di Haendel, fu completato il 13 aprile della settimana santa del 1742, al New Musick-Hall di Dublino. Haendel riempì le oltre 250 pagine dell'autografo originale in sole tre settimane dal 22 agosto 1741 al 14 settembre, in uno di quei prodigi dell'ispirazione passati alla storia della musica, iniziando a lavorare due settimane dopo al Sansone, un oratorio della stessa ampiezza, finito il 29 ottobre successivo. La soddisfazione del pubblico per l'opera fu tale che gli organizzatori della manifestazione pubblicarono un appello sui giornali perché le signore del pubblico non si mettessero addosso abiti con crinolina e gli uomini lasciassero a casa le spade, così da guadagnare spazio per il pubblico. Nel 1741 Haendel aveva 56 anni ed era all'apice della carriera. Durante i successivi 18 anni - il maestro morirà nel 1759 - il Messia divenne la più popolare e celebrata delle sue musiche, in virtù di una magnificenza sonora di effetto immediato, lontana dai cerebralismi dello stile barocco più arcaico (come allora veniva percepita la scrittura bachiana, fino alla rivincita postuma della Passione secondo S. Matteo, guadagnata all'immortalità dalla rilettura di Mendelssohn, sessant'anni dopo). Haendel diresse il Messia 36 volte, rinunciandovi solo negli ultimi tempi a causa della cecità.

Il Messia di Haendel è innanzitutto un oratorio che rilegge drammaticamente una serie di passi attinti dalle sacre scritture. Il suo librettista, Jennens, descrivendo la struttura dell'opera, scrive in proposito: «Dobbiamo confessare che grande è il mistero della pietà; Egli si manifestò nella carne, fu giustificato nello Spirito, apparve agli Angeli, fu annunziato ai pagani, fu creduto nel mondo, fu assunto nella gloria».

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