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Sotto la lente
Societą Veneziana di Concerti - Stagione di Musica da Camera 2008/2009

Quartetto Borodin

Venezia, Teatro La Fenice

Quartetto Borodin
Quartetto Borodin
Quartetto Borodin

Ruben Aharonian, violino

Andrei Abramenkov, violino

Igor Naidin, viola

Vladimir Balshin, violoncello


Aleksey Lubimov, pianoforte


Programma

Anton Webern

(1883-1945)

Langsamer Satz per quartetto d'archi


Robert Schumann

(1810-1856)

Quintetto Op. 44 per 2 violini, viola, violoncello e pianoforte in mi bemolle

Allegro brillante

In modo di una marcia

Scherzo. Molto vivace

Allegro ma non troppo


Antonin Dvorak

(1841-1904)

Quintetto Op. 81 per 2 violini, viola, violoncello e pianoforte in la maggiore

Allegro ma non tanto

Dumka - Andante con moto

Scherzo (Furiant) Molto vivace

Finale. Allegro



BIGLIETTI/ABBONAMENTI



Aleksey Lubimov
Aleksey Lubimov

Aleksey Lubimov è nato a Mosca ed è considerato uno dei più originali interpreti della scena musicale contemporanea. Il suo vasto repertorio lo fa annoverare tra i pianisti meglio apprezzati oggi. Studiando con Heinrich Neuhaus, Lubimov ha consolidato una precoce passione sia per la musica barocca, in particolare quella eseguita con strumenti originali, che per i compositori del ventesimo secolo come Schönberg, Webern, Stockhausen, Boulez, Ives, Ligeti, Schnittke, Gubaidulina, Silvestrov, e Pärt. Ha eseguito in prima assoluta alcune composizioni contemporanee in Russia e fondato il festival "Alternativa". Durante gli anni '70, anni in cui veniva rallentata la sua carriera internazionale a causa delle note limitazioni politiche, Lubimov ha costituito un quartetto di musica barocca. Il suonare indistintamente musica antica e musica contemporanea non ha distolto il suo interesse per il repertorio classico, del quale comunque Lubimov è un eminente interprete, così come lo testimoniano le molte registrazioni. Negli anni '80, terminato il periodo di restrizioni, ha iniziato una brillante carriera tenendo concerti in Europa, Stati Uniti e Giappone, esibendosi con importanti orchestre come la Royal Philharmonic di Londra, l'Orchestra Nazionale Russa, l'Orchestra Filarmonica di Radio France, la Toronto Symphony Orchestra, la Deutsches Symphonieorchester di Berlino, le Orchestre Filarmoniche di Monaco e Pietroburgo, le orchestre di Israele, Los Angeles e Helsinki sotto la guida di direttori come Ashkenazy, Järvi, Kondrashin, Hogwood, Mackerras, Norrington, Pletnev, Saraste, Salonen, Janovski, Tortelier. Esempi di storiche performances includono concerti con l'orchestra Age of Enlightenment, con la Wiener Akademie, il Collegium Vocale Gent. Alexei Lubimov ha inoltre posto la sua attenzione alla musica da camera suonando regolarmente con solisti di fama internazionale e partecipando ai più prestigiosi festival di tutto il mondo tra i quali i festival di Salzburg e Copenhagen ai quali è stato invitato nel 2003. Nel 2004/2005 si è esibito con l'Orchestra of the Age of the Enlightenment (Beethoven), con la Munich Philharmonic (Silvestrov), la SWR Stuttgart (Pärt), la DSO Berlin (Pärt), la Danish National Symphony Orchestra (Pärt), l'Anima Eterna Brugge e la RNO Moscow. Ha effettuato molte registrazioni con etichette come Melodia, Erato, BIS, Sony. Tra queste si possono trovare le sonate complete di Mozart, Schubert, Chopin, Beethoven, Brahms oltre a musiche del 20° secolo. Il CD più recente, "Der Bote", edito nel 2003 dalla ECM, ha riscosso entusiasmanti consensi da parte della critica specializzata.



Il Borodin String Quartet, uno dei quartetti più rappresentativi del nostro tempo, è stato formato nel 1945 da studenti del Conservatorio di Mosca. Il cellista Valentin Berlinsky è uno dei fondatori del quartetto, mentre il violinista Andrei Abramenkov si è unito all'ensemble oltre 25 anni fa. Igor Naidin ha imparato l'arte quartettistica dai membri del Borodin, incluso Dmitri Shebalin che ha in seguito sostituito. Ruben Aharonian ha vinto importanti concorsi internazionali tra cui Enescu, Montreal e Tchaikovsky. Valentin Berlinsky ha nominato suo successore Vladimir Balshin nell'agosto del 2007, ma egli rimane comunque l'anima artistica del quartetto. Il BSQ è considerato, non a caso, uno dei più importanti quartetti sulla scena musicale internazionale, nonché un punto di riferimento nella storia di questo tipo di ensemble. È superfluo citare la loro particolare affinità con il repertorio russo e lo stretto rapporto musicale avuto con Shostakovich, che ha personalmente diretto le prove di ogni suo quartetto. La loro interpretazione dell'opera quartettistica del compositore sovietico, ritenuta dalla critica come definitiva, ha permesso al quartetto russo di eseguire l'intero ciclo dei quartetti di Shostakovich presso i più importanti centri musicali internazionali tra cui Vienna, Zurigo, Madrid, Lisbona, Londra, Parigi e New York. Nel gennaio 2000 Valentin Berlisky ha compiuto 75 anni ed è stato anche il 55mo anniversario del Borodin. L'evento è stato celebrato con concerti a Mosca e Londra. Dall'estate del 2000 con l'inaugurazione dell'Aldebourg Festival, il BSQ sta portando in giro per le sale da concerto e teatri d'Europa, con grande successo di pubblico e critica, un ambizioso progetto: Beethoven & Shostakovich - Parallelismi e diversità. Le registrazioni che il Borodin String Quartet ha effettuato per la Teldec Classics International tra cui i quartetti e Souvenir de Florence di Tchaikovsky (Gramophon Award, 1994), i quartetti di Schubert, le ultime sette composizioni di Haydn e Russian Miniatures hanno ottenuto grandi consensi dalla critica internazionale.



Appunti per l'ascolto, di Paolo Cossato

Il Langsamer Satz per quartetto d'archi fu scritto da Webern nel 1905 ed appartiene dunque al periodo in cui egli frequentava la scuola di Schönberg. L'apprendistato, se così si può chiamare, durò dal 1904 al 1908 ma non impedì all'allievo di esprimersi in opere molto interessanti. Questo "Langsamer Satz" si basa su due temi che rientrano nello stile del decadentismo romantico, da cui si sviluppa uno svolgimento di toccante intensità, nel clima di "Erinnerung", memoria struggente che è l'addio ad un'epoca. Sebbene non rientri nel novero delle opere con numero d'opus (le uniche che Webern considerava degne di pubblicazione), questa breve composizione possiede seduzioni che hanno portato a una sua rilevante presenza nei programmi di concerto, e, paradossalmente, un momento di ‘popolarità', se così si può dire, di questo - per molti ancor oggi - impervio aforista della musica.


La composizione del quintetto Op. 81 di Antonin Dvorak risale all'autunno del 1887. Il suo carattere lo rende particolarmente adatto ad affiancarsi al suo nobile predecessore schumanniano del quale riprende lo spirito, in special modo dell'ultimo movimento. In effetti se Schumann nel finale accoglie risonanze melodiche che si possono dire 'slave', Dvorak sposta l'accento proprio sul carattere 'slavo' del suo materiale tematico. Due dei movimenti denunciano esplicitamente tale origine ed un contenuto compiacimento popolaresco. "Dumka" sta ad indicare un tipo di musica popolare di origine ucraina, ma il termine si ritrova nei paesi slavi nel diciannovesimo secolo per designare dapprima un canto di lamentazione, quindi un pezzo strumentale di tono melanconico e sentimentale. "Duma" e il suo diminutivo "Dumka" ("Dumky" è il plurale - si ricordi ancora di Dvorak, il celebre "Dumky-Trio" op.90, del 1890) erano all'origine due cose differenziate: "Duma" era una narrazione di carattere epico e in forma di ballata; "Dumka" era il corrispettivo della 'lamentazione', l'antico "Lai". Nell'Ottocento l'uso dei termini si fa interscambiabile. Dvorak usò spesso questa forma. La ritroviamo nel contesto della sua produzione pianistica (op.35, nel 1876), sinfonica (la seconda delle sue danze slave, 1878), nel movimento lento del sestetto op.48, ancora nel 1878), nel quartetto in mi bemolle op.51 (1878-1879), naturalmente nel quintetto in questione, nel già citato trio. La "Dumka" in Dvorak si struttura come enunciazione di una melodica struggente, che si pone come ideale tema per variazioni. Il termine "Furiant" sta invece ad indicare una brillante danza popolare di origine boema caratterizzata da un alternanza di tempo binario e ternario (2/4 e 3/4). Le stilizzazioni ottocentesche comunque ne riportano il ritmo base alla formulazione ternaria. Dvorak ne fa un uso eclettico: si pensi all'op.12 e all'op.42 che contiene due "Furiant", nonché al terzo movimento della sinfonia op.60, nella quale "Furiant" è definito il movimento della sinfonia che tiene il luogo dello scherzo. La presenza di tali elementi popolari non giustifica in alcun modo un possibile giudizio su questa partitura che la confini nell'ambito di musica di carattere popolare o peggio popolaresco. La scrittura è sensibile ai richiami tematici, alle atmosfere di un patrimonio musicale etnico assimilato con devozione amorosa, ma in strutture di magistrale rigore, non aliene da severità contrappuntistiche.


Il Quintetto opera 44 di Robert Schumann, di Camillo Spighi

La prima esecuzione del quintetto Op. 44, composto nel 1842, avviene nel gennaio del 1843 al Gewandhaus di Lipsia (Clara è per l'occasione al pianoforte) e incontra un caloroso successo, che spingerà negli anni successivi altri compositori, come Brahms, Franck e Dvorak, a cimentarsi nella stessa direzione. L'organico dell'opera 44 era poco utilizzato prima di Schumann; raro predecessore, il quintetto Die Forelle (La Trota) di Schubert, dove peraltro uno dei violini è sostituito dal contrabbasso. Come nel Concerto per pianoforte e orchestra op. 54, la grandezza del Quintetto risiede nella perfetta conciliazione delle esigenze espressive romantiche con una struttura classica, modificata solo in alcuni dettagli secondari e mai compromessa nelle sue esigenze di ordine ed equilibrio interno. Qui si respira, infatti, la stessa immediatezza che animava le raccolte di aforismi pianistici e vi si ritrovano gli slanci di Florestano accanto ai ripiegamenti di Eusebio. Il movimento iniziale, nella consueta forma-sonata, è un allegro brillante in cui ad un primo tema energico ed irruente si contrappone un secondo tema liricamente cantabile; e laddove l'uno è caratterizzato da un fragoroso andamento all'unisono dei cinque strumenti, l'altro, all'opposto, si manifesta come un delicato dialogo tra violoncello e viola, durante il quale il pianoforte si limita a disegnare un tenue arabesco sonoro. Questa seconda idea è comunque solo una breve oasi in un movimento che invece corre deciso e con slancio impetuoso. Anche lo sviluppo risulta improntato ad un febbrile impulso, che permea il motivo d'apertura; la parte pianistica, qui indiscussa dominatrice, esegue allora un moto perpetuo derivato dall'idea fondamentale e sul quale s'inserisce, improvvisa ed incisiva, la ripresa. Il secondo movimento (In modo d'una marcia) è pagina d'intensa drammaticità; segue la struttura del rondò che rimanda palesemente alla marcia funebre dell'Eroica di Beethoven, sia come struttura che come tonalità. Riferimenti a parte, si tratta comunque di un brano di sorprendente pathos, pur nella sua scarna essenzialità. Lo scherzo successivo, pulsante e dionisiaco, è basato su scale ascendenti che si susseguono senza sosta nel serrato alternarsi di pianoforte e archi; i due trii si svolgono su un registro più sereno, affidati ora ad un semplice dialogo tra gli archi, ora ad un vivace moto perpetuo che passa da uno strumento all'altro. Insieme con i toni gioiosi del Finale, questo Scherzo cerca ora di riequilibrare le forti tensioni sviluppatesi nella prima metà del lavoro, secondo la consueta prassi dello stile classico. L'ultimo movimento del quintetto si apre su un tema saltellante e allegro del pianoforte, così come disinvolto e brillante risulta essere anche il secondo tema; il Finale manca dunque di quelle opposizioni dialettiche che rendevano incandescenti i primi movimenti; nella coda campeggia una riprova del virtuosismo creativo di Schumann; ricompare l'idea fondamentale del primo movimento a valori allargati, combinata in chiave contrappuntistica con il tema del finale. Gli ultimi due movimenti si presentano come un festeggiamento (senza soluzione di continuità) della pace ritrovata, dopo la visione che ha illuminato il cuore del superbo quintetto.



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