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Poesia e anatomia del Cosmo. Le "Carte sanitarie" di Letizia Leone
Il bel libro di Letizia Leone "Carte Sanitarie", in questo senso, adotta una prospettiva particolare: i "segni" infracorporei della "divina anatomia del mondo" (p. 21), infatti, anelano a una ricomposizione significativa nella "materia stellare" (ibidem) che li comprende e trascende, a condizione di riattraversare per intero i "segni" che "enorme / l'occhio dell'uomo" (ibidem) ha depositato nel corso dei secoli e delle mutevoli filosofie della natura; non si dà quindi "gerarchia" di fonti rispetto alla fondatezza empirica dello sguardo, ma sincronia in un multisecolare "rispecchiamento", dalle molteplici connotazioni e rinvii interni. Nodo centrale dell'operazione, il richiamo simbolico all'Archeus di Paracelso, ove la corrispondenza fra macrocosmo e microcosmo, anatomia del mondo e dell'uomo si fonda sull'unicità di un'unica "materia generatrice", alchemicamente scindibile nelle sue tre parti costitutive (Mercurio, Sale, Zolfo): "Perché c'è un tempo in cui gli astri rotolano / sottoterra, nei recessi di zolfo e di sale" ( p. 18); ma anche e soprattutto nella funzione veritativa dei "Quattro elementi" che ne derivano (Aria, Acqua, Fuoco, Terra) nell'investire di senso ogni dettaglio del corpo umano riflesso nello specchio della sua oggettivazione analitica. Paracelso stesso precisa la qualità "ontologica" dell'esserci rispetto all'Essere, quando afferma: "L'uomo è un'immagine in uno specchio, un riflesso dei quattro elementi e la scomparsa dei quattro elementi comporta la scomparsa dell'uomo. Ora, il riflesso di ciò che è esterno si fissa nello specchio e permette l'esistenza dell'immagine interiore: la filosofia quindi non è che scienza e sapere totale circa le cose che conferiscono allo specchio la sua luce".
Allo scopo, la poesia di Leone adotta una stringente concisione sintattica, dove l'incastro semantico fra gli elementi insegue spesso, nella precisione icastica del singolo verso, punti "esemplari" di equilibrio; fatti rari gli enjambement, il dettato paratattico scava in ogni "a capo" la misura e la tenuta di ogni "ponte" lanciato fra elementi irriducibili, forte dei puntelli di un discorso multisecolare sulla natura dell'uomo e del cosmo, posto innanzitutto a garanzia della continuità dello sguardo; annullando programmaticamente le distanze di "scala" fra macro- e micro-, dentro e fuori, attrazione molecolare e attrazione galattica. Scrive Alberto Casadei nel suo blog: "La metaforicità profondamente fisica e materiale impiegata da Leone denuncia la pietrificazione del mondo, la sua intrinseca mortuarietà". Eppure, la dimensione "molecolare" del materiale metaforico disseminato nei testi sembra piuttosto assestarsi in una "fase zero" del processo di aggregazione e risalita dall'abisso dell'esserci alla cosmogonia dell'Essere, in una fibrillazione di processi che cova dietro il "cristallo" del verso: "C'è qualcosa del mare / nelle zone salate del sangue: / il lampo / aromi sottovento / il pulsare di attimi d'acqua / dove l'anima diminuisce" (p.54); "batte ventricoli / la musica di terra / fa vibrare ogni grotta d'umore atra / e la pianura amara lucida liscia / del fegato / luogo del fiore ventre dell'ira" (p.32). Una poesia di continue vibrazioni semantiche, tutt'altro che "pietrificate", come attesta la dichiarazione di poetica che apre uno dei componimenti "chiave", quello dedicato a Paracelso : "C'è amore intrappolato nei metalli? / Ogni giorno devi cercare la lingua segreta / di un altro mondo. E' tutto vivo intorno" Roberto Ranieri Pagina: 1 2 Testi a cura di: Roberto Ranieri Sezioni del magazine: Lo SfogliaLibro |
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