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Il piacere della "misura" nel Pirandello di Leo Gullotta


Leo Gullotta
Leo Gullotta

Grande successo per la raffinatissima lettura di uno dei "classici" di Pirandello, da parte del poliedrico attore catanese.


Il Piacere dell'onestà di Luigi Pirandello è di scena al Toniolo dall'11 al 15 novembre 2009


Consenso diffuso e convinto
, clima di calda empatia per l'interpretazione pirandelliana di Leo Gullotta alla "prima" della Stagione di Prosa, banco di prova non facile anche per la poliedricità un po' "fuori dagli schemi" dell'attore catanese.

Chiunque affronti un testo "sacro" come "Il piacere dell'onestà", infatti, sa bene che le sfaccettature di cui si compone la psicologia del protagonista, Angelo Baldovino, hanno ispirato alcune "letture definitive" da parte più grandi interpreti del Novecento, di fronte al nodo di un'oscillazione di fondo: da una parte l'aderenza ad un sostrato interiore dolente, che sotterraneamente informa il rapporto col mondo e le scelte concrete ed "estreme" del personaggio, dall'altra la pregnanza simbolica "assoluta" di una parola che corrode, rovescia, demistifica ogni convenzione.

Interpreti storici del personaggio, come ad esempio l'indimenticato Romolo Valli, hanno spesso privilegiato questa dimensione verbale tagliente e sentenziosa, quasi aforistica; Angelo Baldovino può facilmente incarnare infatti un'estraneità totale al contesto, pur interpretandolo da "maschera" impeccabile nel soddisfare ogni sua condizione contrattuale, ed assumere sulla scena il ruolo di vero e proprio "detonatore verbale" di verità.


La forza dell'interpretazione di Leo Gullotta vista al Toniolo sta invece nel riumanizzare profondamente il personaggio, dando corpo e voce alle oscillazioni interiori che precedono ed accompagnano ogni scavo verbale, qui nelle contraddizioni della propria coscienza, lì ad intaccare e rovesciare l'apparente graniticità del contesto "mostruoso" delle apparenze; un'umanizzazione a tratti dolente, misuratissima nei toni, ben supportata da un allestimento scenico essenziale e di grande effetto: un'imponente casa di vetro, di ascendenza palazzeschiana, cristallo rotante di convenzioni, dove si consuma il "patto" scellerato in una falsa trasparenza dei rapporti verso l'esterno, con una ridondanza di "forme" vuote richiamate da due imponenti sedie barocche; attorno, l'evocazione magmatica di una natura che "ribolle" di verità al di là delle regole, nella stilizzazione di una foresta buia, sul cui terreno incerto, non appena si sporgono oltre il perimetro, i protagonisti scivolano continuamente; attorno alla finzione, appunto, ricircola il magma informe e pericoloso della realtà...









In questa breve clip si possono apprezzare alcuni frammenti significativi del passaggio del capolavoro pirandelliano al Toniolo: in particolare, l'interazione fra l'atteggiamento di enfatizzato "spaesamento" di Gullotta - Baldovino, con il suo silenzioso retroterra di pensosa autocoscienza, e la scansione serrata di tempi e movenze recitative che anima lo spazio "sociale" e convenzionale degli altri interpreti. Alla fine, un convinto applauso finale saluta l'intero cast.


Testi a cura di: Roberto Ranieri
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