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Progetto Supporter Danza: Intervista a Elena Friso

Teatro Toniolo

 

 

 

Elena Friso
Elena Friso

martedì 23 marzo 2009

Elena Friso

in Milena

coreografia di Elena Friso
da un'idea di Laura Pulin

musiche originali eseguite alla fisarmonica

da Sergio Marchesini (7 minuti)


In un'atmosfera senza tempo si delinea la forza e la fragilità di Milena. Il suo cuore imbrigliato ai ricordi, il suo sguardo puntato sul presente che non c'è, la sua fierezza di donna semplice creano una danza che racconta la sua storia.


L'interprete e coreografa

Elena Friso nasce a Padova, dove si forma presso la scuola Spaziodanza diretta da Laura Pulin.

Prende parte a stages e residenze con vari maestri, tra i quali: Susan Buirge, Fabrizio Monteverde, Lindsay Kamp, Raffaella Giordano, Juan Cruz De Garaio Esnaola.

Nel 2008 si diploma in Danza presso la Folkwang Hochschule di Essen.

Lavora per i coreografi: Malou Airaudo, Giovanni Di Cicco, Laura Pulin, Micha Van Hoecke, Laura Moro.

Coltiva contemporaneamente esperienze di flamenco, canto, tango argentino, teatro, Viet Tai Chi, che integra anche in coreografie proprie.
Collabora con la compangia Nuova Danza Indipendente, coordinata da Laura Pulin.


Danza in numerose produzioni delle seguenti compagnie:

- Officinadanza diretta da Laura Pulin (dal 1998 al 2006)

- L’Ensemble di Micha Van Hoecke (2004)

- Naturalis Labor diretta da Luciano Padovani (2003)

- Teatro La Fenice di Venezia, coreografie di Laura Moro (2006)


Interpreta proprie coreografie, tra cui:

- Eliadi, trio creato con Margherita Pirotto e Cristina Minoja

- Pavadita, assolo

- Dentro, assolo su musica originale di Carlo Carcano, presentato al festival Ikonoclaste3 di Wupperthal e al XXVI festival Nuova Danza di Cagliari.

- a C. studio per un assolo, presentato al festival ArteForme di Padova.

- At last, duo creato e danzato con Maritxell Checa.


Web:
http://www.nudi.pd.it/

 


Sergio Marchesini

Suona pianoforte e fisarmonica. Ha studiato pianoforte jazz con Franco D’Andrea , Paolo Birro e Danio Memoli e fisarmonica con Jose Orlando, Radu Zaplitnii, Claudio Jacomucci, Renzo Ruggeri. Ha scritto ed eseguito musiche per spettacoli teatrali e di danza, per documentari RAI e per il film ’La Malombra’, produzione Jole Film. Da tempo percorre il sentiero della canzone d’autore con il suo gruppo la Piccola Bottega Baltazar, con il quale ha pubblicato tre dischi e ha avuto modo di esibirsi in Italia, Grecia, Germania, Svizzera, Messico.


 


 

L’intervista a Elena Friso, ballerina e coreografa
Grande energia e trasversalità di stili


 

D: Il suo profilo racconta una preparazione a 360°, che spazia ben oltre la danza declinata in stili completamente diversi tra loro, ma raggiunge anche il canto e le discipline orientali. Come artista come fonde insieme queste esperienze? Quali influenze passano dalla danza al Viet Tai Chi, per dirne una?

 

Foto di scena
Foto di scena

R: Tutte le discipline apprese nel mio percorso formativo contribuiscono mescolandosi a dare forma alla mia danza, fanno parte della mia storia, della storia del mio corpo che le restituisce nel movimento in modo più o meno consapevole, a seconda dei casi. Ogni lezione è stata ed è un’occasione per approfondire la conoscenza del mio corpo, delle sue potenzialità, la coscienza del movimento o dell’azione che produco. Il Viet Tai Chi in particolare mi è stato utile nell’esplorazione del movimento nella lentezza, nel rafforzare il radicamento e trarne maggior stabilità ad ogni passo, espandendo inoltre la coscienza del movimento oltre il corpo, dato che ogni movimento in questa disciplina è concepito per stimolare ed equilibrare le energie che circolano nel profondo del nostro organismo.

 

 

D: La coreografia che presenta al teatro Toniolo come nasce? Leggo che si tratta di un’idea di Laura Pulin, con cui collabora da tempo. Come descriverebbe la vostra sinergia?

 

R: Milena nasce appunto da un’idea di Laura Pulin in previsione di questo appuntamento al Teatro Toniolo. A lei piaceva l’idea che a precedere la sua Storia Inaudita fosse una coreografia ispirata ad una figura femminile, e da me è emerso il desiderio di raccontare con la danza la vita della mia nonna paterna, Milena appunto.

La sinergia tra me e Laura è frutto di anni e anni di vicinanza dentro e fuori l’ambito professionale. Il rispetto, la stima e la fiducia nel lavoro reciproco sono alimentati da molteplici esperienze condivise e credo anche da un gusto comune per una danza mai fine a sé stessa, sensuale, terrena, in cui la particolarità dell’individuo è la ricchezza del gruppo.

 

 

D: Per Nuova Danza Indipendente lei figura tra gli artisti partecipanti al progetto. Vorrebbe spiegare meglio di che cosa si tratta?

 

Foto di scena
Foto di scena

R: Nu.D.I. è un contenitore creato e coordinato da Laura Pulin, all’interno del quale si inseriscono i suoi progetti ed i progetti degli artsti suoi collaboratori. Vorrebbe essere un punto di incontro e di scambio interdisciplinare. Da tempo i lavori di Laura implicano l’impiego di artisti dalle varie competenze, questo contribuisce ad espandere le conoscenze e gli interessi di ognuno e a far nascere nuove collaborazioni. Ora questo crocevia ha un nome e una direzione artistica di riferimento.

 

 

D: Tornando alla coreografia, qui ne interpreta una propria, mentre in altre occasioni ha danzato per altri coreografi. Ha creato lei stessa coreografie per altri? Come danzatrice preferisce il ruolo di coreografa o d’interprete?

 

R: Come coreografa mi sono trovata più spesso a creare “CON” altri, cioè in gruppi in cui tutti partecipano alla creazione di qualcosa che sarà il prodotto del gusto, della sensibilità, dello stile, dell’estetica, della competenza di ognuno. Questa è la dimensione in cui amo di più creare.

Apprezzo sia il ruolo di coreografa di me stessa sia di interprete: è affascinante sentire l’urgenza di lasciar fluire il movimento, di raccontare qualcosa, cercare un linguaggio per esprimerlo coerente con il proprio sentire, ed è altrettanto stimolante cercare di dar forma col proprio movimento all’idea di un coreografo, approfondire tematiche proposte da altri. Nel ruolo di interprete ci sono responsabilità diverse, un po’ edulcorate dalla presenza più o meno rassicurante di uno sguardo esterno; da coreografa di me stessa trovo più complicato avere uno sguardo chiaro dell’insieme e raggiungere un buon grado di obiettività.

 

 

D: Sul sito di Nuova Danza Indipendente il suo profilo suggerisce un’attuale collaborazione con Meritxell Checa per un duo sul buddismo. Può anticipare di che cosa si tratta?

 

Foto di scena
Foto di scena

R:  Il progetto sul buddismo, tematica molto sentita da parte di Meri, alla fine è stato abbandonato, mentre dalla collaborazione con Meritxell Checa è nato comunque At last, un duo, in cui raccontiamo noi stesse e la nostra profonda amicizia.

 

 

D: Nello studio del Mahabharata Peter Brook sosteneva che i ballerini di provenienza orientale avessero un controllo totale del proprio corpo. Sostanzialmente in qualsiasi momento avesse chiesto loro di bloccarsi durante la danza, sapevano dire esattamente e senza pensare dove si trovava ogni parte del loro corpo. Considerato il suo interesse per le discipline orientali, si è mai messa a confronto con stili di danza e musiche appunto orientali, magari anche più tradizionali? Se ha fatto questo tipo di esperienza che differenze ha notato nella danza e nella preparazione dei ballerini?

 

R: Non ho approfondito altre tecniche orientali, ma ho osservato e lavorato con vari danzatori orientali (coreani, vietnamiti, cinesi, giapponesi…). La grande coscienza del corpo e del movimento è un tratto sostanziale e comune nel loro modo di danzare, credo dovuto alla concomitanza di vari aspetti: sono dotati naturalmente di un corpo molto flessibile, affrontano l’apprendimento di qualsiasi disciplina con grande rigore, sono abituati ad allenare la determinazione e l’autocontrollo (questo talvolta a scapito della spontaneità), ma soprattutto allenano la coscienza al pari del fisico, data la grande attenzione che la filosofia orientale pone all’individuo in quanto corpo, mente e spirito.

 

 

D: Interpretando ruoli e stili diversi nella danza sente una maggiore affinità con uno stile in particolare? In caso positivo che cosa lo rende così affine alla sua personalità?

 

Elena Friso
Elena Friso

R: Ho trovato nel Teatro-Danza Bauschano l’ambito più affine al mio modo di intendere la danza: la tecnica è al servizio del movimento che vuole dire altro, che racconta una storia, una sensazione, un colore… La danza valorizza la bellezza e la fragilità del danzatore innanzitutto come essere umano, sia esso giovane, vecchio, muscoloso, smilzo. La sincerità dell’interprete è più importante del virtuosismo.

 

 

D: Oltre alla collaborazione con Nuova Danza Indipendente, lavora con altre realtà? Quali sono i suoi progetti futuri?


R:
Continua la collaborazione con Renegade Theater, realtà tedesca che promuove progetti coreografici che integrano danza contemporanea e break dance. Al primo progetto diretto da Malou Airaudo nel 2008 seguirà una nuova produzione che debutterà il 24 settembre 2010 a Bochum (Germania).

Mi sono avvicinata di recente alla Danceability: danza che prevede l’interazione di danzatori abili e diversamente abili. Spero che l’attrazione per questa realtà si trasformi in qualcosa di più concreto, anche se è prematuro per ora parlare di un vero e proprio progetto.

 

 

D: Cosa si aspetta dal Progetto Supporter Danza? Pensa che sia stato dato sufficiente spazio ai nuovi volti italiani della danza?

 

R: Quello che il Progetto Supporter Danza mi ha già dato è una bella occasione.

L’occasione di creare un pezzo nuovo, nuovo anche nella modalità di creazione data la novità per me dell’interazione costante nel processo creativo con Sergio Marchesini, il fisarmonicista in scena con me.

L’occasione di esibirmi in uno spazio adeguato, davanti ad un pubblico preparato.

Sono colpita dalla cura con cui il mio breve progetto Milena è stato trattato. Credo che quanto si potesse fare per valorizzare quest’occasione sia stato fatto.

E’ molto importante per gli artisti emergenti avere buone occasioni di visibilità, è altrettanto importante che i danzatori e i giovani coreografi italiani possano accedere con più facilità ai mezzi e alle condizioni per poter svolgere a pieno il proprio lavoro.

 
Testi a cura di: Francesca Sartori
Area d'interesse: Verso l'Universo 2009-2010
Sezioni del magazine: Interviste
Eventi realizzati in: Teatro Toniolo
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