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Progetto Supporter Danza: Intervista a Cesare Benedetti

Teatro Toniolo


La Compagnia di danza Fattoria Vittadini in 'Short ride in a fast machine' (copyright di Masier Pasquali)
La Compagnia di danza Fattoria Vittadini in 'Short ride in a fast machine' (copyright di Masier Pasquali)
sabato 8 maggio 2009
Cesare Benedetti
in Prologo
coreografia e interpretazione di Cesare Benedetti
Compagnia di danza Fattoria Vittadini (7 minuti)

Un solo di azione e parola si traveste da prologo di Romeo e Giullietta di Shakespeare. Il percorso è stato di agnizione del personaggio, per così dire "è andato via via, rivelandosi al danzatore". Egli è infatto partito dalle qualità di movimento teorizzate da Laban, sotto la guida di Maria Consagra, eccellente indagatrice di queste teorie. Per una predisposizione fisica e spirituale, ci si è focalizzati su un leggero veloce stato e sul cosiddetto "picchiettato". Da una ricerca metodica del movimento, seguendo semplicemente le azioni che compiva nelle improvvisazioni. Si è caratterizzato un personaggio dal punto di vista "caratteriale", si è piano piano delineata la sua personalità fina ad avvicinarsi a un "prototipo" di personaggio. In questo senso, si è scelto di passare attraverso i prototipi per eccellenza, ovvero i personaggi delle fiabe. Da leggero veloce è nata piano piano una fatina magica, che si è travestita non dal più affine Puck, ma da un più necessario "Prologo". La parola infatti è stata fisiologica nel percorso e questa fatina voleva parlare direttamente al pubblico, scusarsi e scomparire.


L'interprete e coreografo: Cesare Benedetti

23 anni, diploma di Liceo Scientifico inizia a studiare teatro del movimento con Fabio Macarinelli, poi frequenta il primo dell'Accademia d'Arte drammatica "Nico Pepe" di Udine dove approfondisce il lavoro sulla voce e sul corpo con Claudio De Maglio, Giuliano Bonanni, G.B. Sorti, Enzo Cosimi, Shela Ray, Marta Bevilacqua.
Si diploma all'atelier di Teatrodanza presso l'accademia "Paolo Grassi", dove si forma in diverse tecniche (classica, Cunningham, release e conctac improvvisation).
Dal 2009 fa parte della Compagnia di Danza "Fattoria Vittadini" e ha lavorato con Ariella Vidach, Luciana Melis, Maria Consagra, Luchinda Child, Jess Curtis e Yasmeen Godder.
Come performer ha preso parte alla coreografia di Tino Sehgal Kiss.


La Compagnia di danza Fattoria Vittadini

"Una nuova realtà della danza a Milano: tredici ex-allievi del corso di Teatrodanza della Paolo Grassi hanno deciso di costituire una compagnia, battezzandola Fattoria Vittadini dal nome originario dell'edificio che ora ospita la scuola. Hanno collaborato con Ariella Vidach (Quest... punti di vita), Luciana Melis (Il volo annegato) e Lucinda Childs (Short ride in a fast machine) e Yasmeen Godder (A Study of Sudden Birds).

Web:
http://www.fattoriavittadini.it/



Intervista a Cesare Benedetti
Dall'accademia al palcoscenico, individuale e corale
 


D: Il suo profilo racconta come abbia mosso i primi passi verso il mondo dello spettacolo non all'interno dell'universo "danza", ma dal teatro. Com'è stato il passaggio da un'arte scenica all'altra? 


R: E' stato un passaggio naturale. Ho sempre affrontato il mondo del teatro partendo dal movimento, dall'importanza di costruire un corpo che regga poi la voce. Ho sempre trovato più interessante esprimermi  col corpo che attraverso la psicologia di un testo anche se a volte, come nel caso dell'assolo che porto, trovo spesso punti di contatto il cui la voce diventa naturale evoluzione di quello che il movimento crea.  



D: Leggo che è tra i fondatori della giovane compagnia Fattoria Vittadini. Ci vuole raccontare com'è nato questo progetto, quali fini si pone e come lei personalmente vive questa particolare esperienza? 


R: Il progetto è nato nel corso del secondo anno alla Paolo Grassi. Pian piano è nata l'idea di continuare a mantenere il nostro gruppo anche dopo gli anni accademici, pensavamo fosse una grande ricchezza e potenzialità mantenere un gruppo così numeroso è variopinto, dove ogni membro oltre alla formazione comune porta con sé un bagaglio formativo ed emotivo diversissimo. Ci siamo costituiti alla fine del terzo anno dopo la ripresa del lavoro Sudden Birds di Yasmeen Godder, lavoro che ci ha unito ancora di più sia artisticamente che personalmente. Lo scopo di questo gruppo, per ora, è costruire una realtà forte a Milano. Un gruppo che produce anche piccoli esperimenti personali, ma che è anche pronto a mettersi nelle mani di coreografi, registi e artisti esterni in modo da unire la crescita artistica a quella formativa-professionale. Per me Fattoria Vittadini è la mia vita, mi assorbe tutto il tempo e le energie che ho, è una grande nave che abbiamo messo in mare e ora dobbiamo imparare a navigare, anche senza vento come spesso succede in Italia.  



D: I membri della compagnia provengono da uno stesso corso di studi, ma anche da esperienze formative diverse. Quale linguaggio espressivo avete scelto come lingua comune per rappresentare e rappresentarvi? 


R: Domanda veramente difficile perché non ci siamo dati veramente un linguaggio da seguire. Sicuramente partiamo da quello che abbiamo in comune che è la danza, un danza che è cresciuta tra diverse tecniche e modalità, che vanno dall'espressività al formalismo. Ci piace danzare interrogandoci sulla danza, sul corpo-mente che si muove, cercando di unire pensiero e danza. Questo anche se ancora molto nebuloso, forse, si accorda con le diverse esperienze che mettiamo in gioco quando lavoriamo per cui il teatro, la musica e l'arte visiva spesso (in maniere e modalità sempre diverse) ci ispirano e si intersecano nei nostri lavori.  



D: La compagnia in questo momento lavora solo in Italia o anche all'estero? Che progetti sta portando avanti? 


R: La compagnia, per ora, sta lavorando principalmente in Italia, anche se un'occhio si dà sempre con attenzione a quello che succede all'estero. Quest'anno, oltre a riprendere e riadattare le coreografie create nei tre anni di accademia, abbiamo dato spazio a dei progetti interni, uno dei quali vede me oltre che come danzatore anche come coreografo insieme ad un altro ragazzo della compagnia. Ma il lavoro più grosso sta per iniziare adesso, una auto-produzione di sette settimane con Maya Weiberg, danzatrice e coreografa israeliana con la quale abbiamo rimontato il lavoro di Y. Godder l'anno scorso ed ora andremo a creare un lavoro ex novo legato fortemente alle individualità dei danzatori della compagnia.  



D: Il brano che presenta al Teatro Toniolo, Prologo, dalla descrizione sembra essere una magica introduzione a uno dei drammi più noti, coinvolgenti e drammatici della storia della letteratura, Romeo e Giulietta. Da quale ispirazione nasce il pezzo? Vuole essere uno spunto per un progetto più grande e corale o nasce così com'è, come uno spiritoso cameo per assolo? 


R: Il pezzo nasce come naturale evoluzione di un laboratorio tenuto da Maria Consagra. Partendo dall'analisi delle qualità di energie labaniane abbiamo sperimentato diversi modi di agire (non danzare) nello spazio e poi lei ha dato a ciascuno di noi delle qualità specifiche su cui lavorare (le mie erano leggero e veloce, poi si è aggiunto un po' di spazio indiretto). Dallo studio fisico di queste qualità abbiamo creato un archetipo proveniente dal mondo delle favole e su questo semi-personaggio abbiamo trovato il pezzo più adatto del Romeo e Giulietta che esso poteva raccontare. Per me è stata questa "fata" che aveva il compito e la necessità di preparare la scena e se stessa a quello che stava per succedere, quindi il prologo è stato il pezzo più adatto.  



D: Il Progetto Supporter Danza, cui partecipa in quest'occasione, le dà modo di aprire la scena a uno spettacolo dedicato a un'icona della danza, come Rudolph Nureyev. Questo ha inciso in qualche modo sulla scelta della coreografia da presentare?  


R: Purtroppo no, il pezzo è stato scelto senza sapere esattamente chi ci fosse stato dopo e forse è meglio così, mi sono sentito libero di portare all'esterno questo lavoro senza troppi scrupoli se fosse un pezzo adatto per il pubblico, la serata... Vedremo come i due pezzi reagiranno sul palcoscenico.  



D: Il Progetto Supporter Danza pur dedicando uno spazio abbastanza limitato, dà comunque la possibilità a giovani danzatori e coreografi come lei di misurarsi con un pubblico maturo e preparato e di entrare in contatto con compagnie di danza riconosciute a livello nazionale e non solo. Partendo dalle sue personali esigenze, le sembra sia stato organizzato in modo adeguato come "vetrina" o si poteva progettare in modo differente? 


R: I presupposti sulla carta sono sempre fantastici. La possibilità di andare in scena davanti ad un pubblico maturo per noi giovani danzatori-coreografi è sempre molto difficile, quindi questo è già molto importante e utile. Inoltre il confronto con compagnie riconosciute può far nascere uno scambio sano che permette ad entrambi di crescere e di conoscere. Ora aspetto di provare dal vivo tutto questo.  



D: Per concludere, quali sono i progetti personali cui sta lavorando ora? Lavora esclusivamente in team con la compagnia Fattoria Vittadini o esiste anche un suo percorso individuale? 


R: Per ora lavoro esclusivamente con Fattoria Vittadini, continuerò a portare avanti il lavoro per nove danzatori che mi vede co-coreografo dal titolo Il Banchetto e, come danzatore, ora mi aspetta la nuova produzione con Maya e il mantenimento dei lavori che abbiamo in repertorio.


Area d'interesse: Verso l'Universo 2009-2010
Sezioni del magazine: Interviste
Eventi realizzati in: Teatro Toniolo
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