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Appunti e contrappunti: incontro con Marco Paolini e Mario Brunello



Frutto di un'insolita, originale collaborazione fra artisti collocabili al top delle relative discpline, il video In tempo ma rubato (di cui riportiamo qui un evocativo passaggio, fonte youtube Jolefilm) vede come protagonisti il violoncellista Mario Brunello e l'attore/autore Marco Paolini, per la regia di Giuseppe Baresi; due personalità per molti versi eccentriche, accomunate da una concezione dell'arte volta a superare steccati preventivi o cornici elitarie, per rapportarsi con maggior empatia possibile al pubblico di oggi.
Ecco quindi la scintilla di un avvicinamento fra i due artisti, e per noi l'occasione di una conversazione "incrociata", sullo sfondo di un comune attraversamento, in questa stagione, dei riflettori mestrini del Toniolo...





D: Come "habitué" di vecchia data del Toniolo, cosa significa questo teatro per voi?

M.P. Nell'ordine di "habitué" il Toniolo significa:

1) dove si parcheggia quest'anno?

2) un saluto alla foto di Berlinguer appesa nel camerino dei tecnici

3) un salto in libreria a Mestre

4) una cena ai Veterani dopo teatro

5) almanco stasera vado a letto a casa

M.B. Il Toniolo è un teatro di carattere, di temperamento. Ciò gli ha consentito di imporsi nel territorio e guadagnare un proprio spazio nonostante la presenza di città "avvenenti", di solida tradizione teatrale come Venezia, ma non solo. Fin dalle mie prime frequentazioni ho percepito come l'identità culturale della città di Mestre s'identificasse nelle precise fisionomie di questo teatro, e viceversa. Uso il plurale perché è uno dei rari esempi in Italia di teatro con una programmazione così diversificata in grado di abbracciare un pubblico eterogeneo. Un pubblico con il quale ho intensificato il mio legame in questi ultimi tempi occupandomi, con gli Amici della musica di Mestre, della stagione di musica da camera. L'elaborazione di un programma musicale implica necessariamente anche la conoscenza della città e se c'è un'evoluzione della proposta musicale, com'è naturale che sia, ciò avviene in sintonia con il cambiamento del pubblico, delle sue aspettative. Qui come altrove, naturalmente.



Marco Paolini e Mario Brunello
Marco Paolini e Mario Brunello

D: Con quale intento nasce la vostra collaborazione artistica? Nella fase di "lavorazione" del progetto come si sviluppa la collaborazione fra personalità artistiche così diverse?

M.P. È cominciata come una collaborazione per una buona causa che ci ha fatto mettere all'indice dai teatri di Treviso.

È diventata un'amicizia che ci ha portato a fare "cose" in tutta Italia. Il segreto sta nell'assecondare la voglia di tutti e due di uscire dal proprio mestiere senza esagerare. In pratica a condizione che Paolini non suoni e Brunello non reciti il resto si può fare.

M.B. la collaborazione con Paolini è frutto di un "caso fortunato". Si può dire che Il nostro contratto sia stato stretto attorno ad una piazza. All'epoca si assisteva ad un fenomeno ben presto divenuto dirompente nel nostro territorio. Una massiccia quantità di risorse ed energie veniva investita in attività produttive dando un grande impulso al progresso economico e generando quello che in seguito sarebbe stato definito "il miracolo del nord-est".  Per contro, un diverso serbatoio di ricchezza, la cultura e, in particolare, le arti dello spettacolo cominciavano a vivere un momento di profonda "depressione"; una pressoché totale e generale disattenzione investiva il teatro. Entrambi avvertivamo questa situazione con crescente inquietudine, e ci premeva manifestare il nostro disagio. Il forte attaccamento alle nostre radici e la necessità urgente di attirare l'attenzione sul problema sono state le scintille che hanno fatto scoccare l'intesa iniziale. Per quanto riguarda il nostro metodo di lavoro, ognuno apporta il proprio materiale, utilizzando il proprio linguaggio, attraverso un'interazione comunicativa e di scambio. Non si tratta di un lavoro di contaminazione, una sovrapposizione di forme e registri espressivi diversi, ma di collaborazione. D'altronde non sorprende se le espressioni artistiche mutano nel tempo e nella forma. Le nostre opere sono il frutto dei mutamenti in atto e innovandosi assumono la veste del presente. Ogni espressione artistica subisce un processo di "attualizzazione", ma non è di contaminazione che stiamo parlando.



Mario Brunello
Mario Brunello

D: Secondo Jeff Koons, uno degli artisti più pagati d'America, l'arte non consiste nel fare un quadro ma nel venderlo. Il mercato esercita un potere condizionante sulla produzione e la distribuzione artistica?

M.P. Ovviamente c'è differenza tra il mercato delle opere d'arte e il sistema della musica classica e/o quello del teatro. Però come e dove lavorare condiziona molto la funzione di uno spettacolo. E ognuno va pensato come un'opera a sé stante. I miei spettacoli prendono forza con il tempo, non si possono buttare nell'arena da subito, serve una certa quantità per arrivare alla qualità, serve tempo, serve un po' di protezione specie all'inizio. Per questo non amo "pompare" la prima, meglio aspettare la 20^ o la 102^. Sbaglio spesso, ma imparo. Il mio è un teatro incompiuto che nel tempo prende carattere. Il mercato questo fa fatica a capirlo ma ci pensa la Jole, la società che produce i miei lavori, a difendere questa libertà per l'artista.

M.B. Il mercato è un sistema necessario all'arte. Non condivido la provocazione di Jeff Koon. Risponderei con un'altra citazione di Silvano Agosti (poeta e cineasta): "Se ogni pittore avesse la sua piccola galleria dove esporre al mondo i suoi quadri e così ogni musicista la sua saletta da concerto, o ogni cineasta il suo piccolo cinema dove proiettare i propri film e i film più amati, e ogni scrittore la sua piccola casa editrice con la quale stampare i propri romanzi... così potrebbe nascere, senza intermediari, una nuova cultura, vasta e inarrestabile". Questa ritengo sia l'utopia da inseguire, la vera rivoluzione da attuare nel vivere quotidiano per un reale e autentico benessere della comunità. Claudio Abbado per tornare a dirigere la Scala di Milano ha richiesto (e ottenuto ndr)  che vengano piantati in città 90mila alberi. Un cachet fuori dall'ordinario. Un gesto provocatorio che potrebbe sembrare ingenuo, un po' naif, ma a ben guardare ognuno, l'artista compreso, deve occuparsi del futuro e assumere le proprie responsabilità nei confronti delle generazioni future. Questa è la strada da intraprendere, un impegno sociale e civile per dare il proprio contributo alla crescita umana.

Una definizione, tra le tante possibili, di arte...

L'artista, in poche parole o in pochi suoni, riassume il passato e offre la chiave delle porte del futuro


D:  Che aria si respira oggi in Italia, qual è la situazione delle "arti dello spettacolo"?

M.P. È aria piena di polveri sottili e abbastanza velenose, meglio parlarne poco e provare a immaginare cosa si può fare con l'arte e la cultura per gli italiani piuttosto che spettare cosa l'Italia farà per la sua arte e la sua cultura.

M.B. Le arti soffrono degli stessi problemi un po' ovunque; in Italia e in altri paesi stranieri si lamentano le stesse difficoltà. All'estero, però, rispondono in modo tempestivo e dinamico alle urgenze di intervento che i continui cambiamenti rendono necessari, operando efficaci controffensive. I problemi vengono in qualche modo assorbiti. La diversità di approccio alle problematiche emergenti e di strategie adottate, sono da ricondurre ad un diverso substrato culturale in grado di recepire questi cambiamenti. In Italia manca una guida, non si sa che strada prendere. Si vive su un terreno carsico sul punto di cedere in ogni momento. Poi tutto si risolve lo stesso, o meglio, si tampona con la solita "fantasia", dote o virtù squisitamente italiana.



Marco Paolini
Marco Paolini

D: L'espansione delle nuove tecnologie della comunicazione come si riflette sul vostro lavoro? Quali nuovi scenari mediatici potrebbero delinearsi nel prossimo futuro?

M.P. Woody Allen dice che solo lo spettacolo dal vivo sopravviverà all'evoluzione della tecnologia della comunicazione spettacolare. Sono d'accordo anche perché ogni volta che esco da un concerto di Bruce Springsteen la differenza con un CD anche ben fatto è evidente. Per altro Brunello che suona un Maggini del 600 e legge spartiti di duecento anni fa è molto più attratto di me dalla tecnologia (ma è anche più giovane e ingenuo)

M.B Il mondo del web è entrato nell'uso quotidiano ed è facile prevedere che il suo spazio nelle nostre vite si dilaterà. Il cosiddetto surfing (.... Ndr) è ormai patrimonio comune, una pratica che si propone come universale. In questo diverso approccio con la realtà circostante, questo "stare sulle onde", può sembrare "superficiale". In realtà è interessante cogliere nei rapidi passaggi da un argomento all'altro, il desiderio di spingersi oltre, verso nuove mete, la necessità di conoscere l'"altro". La sfida per un artista non consiste nello studio forsennato  delle partiture di Mozart o di Miles Davis, ma nel passaggio tra queste due diverse modalità compositive: entro questo spazio può prendere forma qualcosa di realmente innovativo. Non è dalla contaminazione di generi ma dalla possibile dialettica interna fra di essi che trae forza e linfa la creatività.


D: Come definirebbe il suo rapporto con i giovani? Considera la trasmissione della propria esperienza un elemento costitutivo del suo percorso artistico?

M.P. La scuola è una sfida alla logica del nostro tempo quindi mi affascina. Insegnare bene è un'arte difficile mi interessa di più l'ITIS delle scuole di teatro. Ogni tanto faccio qualche lezioncina segreta a giovani attori, ma non mi sento maestro in questo meglio pensare a come aiutare i professori a non perdere la speranza di riuscire a lasciare un segno con chi scalda i banchi.

M.B. Sono positivo riguardo ai giovani, credo nella loro forza creativa, nella loro volontà e capacità di rinnovamento. Tuttavia, assisto preoccupato al diffondersi di un virus pericoloso: il "guadagno facile". Una distorsione della realtà contemporanea che si è insinuata con estrema facilità anche tra i giovani, creando false aspettative e falsi miti. Non mi occupo con continuità di didattica. La scuola, come canale di diffusione del sapere, mi pare stia attraversando un periodo difficile, perché ha bisogno di mezzi e strumenti che, in questo momento, gli sono inaccessibili. Credo si debbano creare delle situazioni ideali, o comunque favorevoli, affinché siano i giovani a cercarti. Ecco perché sono molto soddisfatto e orgoglioso del Progetto X Music (vedi scheda accanto), un progetto che prevede il coinvolgimento diretto degli studenti. Sono necessari investimenti come questi che garantiscono spazi aperti alla progettualità dei futuri protagonisti del teatro del mondo. Non è più tempo di rinforzare barricate a difesa di sistemi logori che non hanno più ragione di esistere, oppure laddove la battaglia è stata già consumata. La cultura sta usando altri campi di battaglia.


D:  Gli artisti che considerate più interessanti in questo momento?

M.P. Andrea Zanzotto e Caparezza

M.B. Prediligo i musicisti jazz per la libertà che aleggia sulla loro musica,


D:  Se domani vi svegliaste e non foste più attore/musicista...

M.P. Bello e preoccupante

M.B. Vorrei essere una città di mare che abbia carattere come Napoli, Palermo oppure Barcellona. Come compagno di vita mi manca il mare. Per la stessa ragione vorrei essere la cima di una montagna. Per vivere pienamente e intimamente la natura.


D:  Nel proprio immaginario, Brunello/Paolini che percezione ha di sé? 

M.P. Uno ingombrante, un po' lento da smuovere

M.B. Troppo buono


D: La critica più feroce che muoverebbe a Brunello/Paolini

M.P. Meglio non entrare in argomento è permaloso quasi come me

M.B. Non essere riuscito a scardinare il rito del concerto. A parole funziona ma alla fine l'applauso fa comodo, o forse è un giusto ripagamento.
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