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Il "caso" di Isolina Canuti, fra storia e reinvenzione letteraria


 
 


Mirella Zanon, Lei dormiva accanto a lui, Roma, PerroneLab, 2009


Spesso, curiosando in libreria fra gli scaffali di narrativa, capita di restare impigliati in un dispiegamento variopinto di "link", più o meno ad effetto, che legano i vari soggetti d'invenzione ad un corpo multiforme di ambientazioni storiche; così, sfogliando titoli ed incipit, può tornare in mente la distanza salutare che Benedetto Croce frapponeva tra il genere del "romanzo storico" ed altre forme più o meno fantasiose, oggi sempre più diffuse, di attraversamento letterario del passato. Se nelle seconde infatti la storia può fornire un semplice presupposto di verosimiglianza, è nel primo che si istituisce un rapporto preciso, a dosaggio assai sorvegliato, fra mobilità dell'immaginazione e rigore delle fonti documentarie; il che rappresenta, per ogni autore che vi si cimenti con impegno, una sfida su più tavoli, e non priva di rischi.

Nel romanzo di Mirella Zanon Lei dormiva accanto a lui (PerroneLab, 2009) la lente della ricostruzione storica assume due fuochi complementari; sull'obiettivo che fissa, con dovizia di particolari, il paesaggio antropologico di una Verona alle soglie del Ventesimo secolo, si innesta lo zoom sul famoso fatto di cronaca che scosse l'Italia intera il 16 gennaio del 1900, quando due lavandaie videro affiorare dalle acque dell'Adige il corpo fatto a pezzi della giovanissima Isolina Canuti. La tragica vicenda di Isolina, infatti, chiamando in causa responsabilità diffuse fra gli alti gradi di un esercito allora in particolare "simbiosi" con il tessuto sociale cittadino, innescò una storica querelle fra colpevolisti ed innocentisti nei confronti di un ufficiale alpino che alla fine uscì assolto: Carlo Trivulzio. Ed è sulla ricostruzione psicologica di questa figura maschile che Mirella Zanon fa ruotare l'impianto del libro, regolando il flusso narrativo non tanto sull'evocazione impressionista di atmosfere d'effetto, quanto per carrellate che scendono fino al dettaglio, in una scrittura rigorosa più vicina ai chiaroscuri di Premazzi che alle luci soffuse di Monet.
Il risultato è una full immersion fra i lustrini e le miserie di un provincialismo tutto veneto fin de siecle, ove l'ordine apparente delle convenzioni contrappunta e complica interiori disordini; e la verosimiglianza del ritratto del protagonista, nelle sue lacerazioni autodistruttive, diventa il baricentro narrativo da cui estrarre, per tragico contrasto, la stessa umanità della vittima, sul cui povero corpo straziato un processo senza colpevoli depositò a suo tempo un'ombra sottilmente corriva, rispetto all'impunità "di classe" accordata alla mano dei carnefici; almeno fino al libro che Dacia Maraini dedicò al caso di Isolina nell'ormai lontano '85. Spunto interessante, questo, che rilanciamo direttamente all'autrice di Legnago.



Mirella Zanon
Mirella Zanon

D: Leggendo il libro, si ha l'impressione che la caratterizzazione psicologica dei due protagonisti abbia la funzione di rendere verosimile, e letterariamente compiuto, un percorso drammatico di reciproca chiarificazione. Quanto ha contato l'analisi delle fonti, rispetto a una suggestione squisitamente letteraria, in questa scelta narrativa?


R:
Il fatto della "donna tagliata a pezzi" mi pareva gravemente incompleto, irrisolto. Non può essere che  una così  tragica  vicenda non segnasse la vita di un uomo morto quasi 50 anni dopo in solitudine, da generale in congedo coperto di onori militari, del tutto immemore delle brutalità perpetrate. Ho cercato un'altra storia possibile, perché credo nonostante tutto nell'intima bontà dell'animo umano.


D:
Nel romanzo trovano spazio episodi di vita quotidiana dell'epoca, trattati con precisione spesso affettuosa. Appartengono anch'essi a fonti documentarie di quel periodo?


Verona, Piazza Brà (cartoncino inizio '900)
Verona, Piazza Brà (cartoncino inizio '900)

R: Ogni piccolo episodio ha trovato origine in fatti riportati sulla stampa dell'epoca. L'"Arena", Il "Verona del Popolo" mi hanno svelato le strade e il profumo del tempo. Cartoline, prime foto, immagini e testimonianze della vita quotidiana mi hanno permesso di  evocare atmosfere anche con un'attenzione premurosa ai dettagli. La  bella Verona  di inizio secolo è la città  dorata e ruffiana  che si protende alle milizie con ambivalente e altalenante corteggiamento per aumentare  il proprio scintillio. La sua storia è la storia delle sue guarnigioni. E quello che esse comportavano.


D:
Nella parte finale del libro prende corpo l'intersezione narrativa più delicata fra l'elemento fantastico e le risultanze documentarie della tragedia, con una soluzione di "stemperamento" a più voci che sembra un po' ricalcare l'indefinitezza processuale della vicenda...


R:
Il contesto della vicenda nasce da minuziosa ricostruzione storica. Ma poiché la vicenda reale è e rimarrà misteriosa, mi piace credere che anche così sarebbero potuti accadere. È una versione dei fatti, perché ogni narratore introduce nella storia la sua visione del mondo. Ogni racconto in un certo senso è un arbitrio. Non esiste una verità assoluta, anche quando si tratta di fatti accaduti e verificabili. Non esiste un solo mondo, ma modi diversi di percepirlo.

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