|
Interviste
Incontro con Valentina Fornetti, “gourmet della scena”Teatro Momo
Siamo ciò che mangiamo, su questo non c’è dubbio. Esiste una dimensione etica del cibo, che comprende una serie di valori morali e comportamenti ritenuti giusti o sbagliati in relazione al gruppo di appartenenza o alla definizione di bene e male. Come ha affermato l’antropologo francese Claude Lévi-Strauss, “Buono da pensare è buono da mangiare”, espressione molto efficace per capire come ognuno ha un proprio modo di mangiare che reputa più sano o più gustoso.
Prossimi a dare il via, abbiamo cercato di capire insieme a Valentina in che modo la cucina entra in teatro, o se preferite, in che modo il teatro entra in cucina… odori e sapori annessi e connessi. L'intervista D: Come si sviluppa il laboratorio Ketchup, quali strumenti utilizza? R: Il laboratorio si basa principalmente su un lavoro corporeo ispirato ai principi della Modern Educational Dance di R. Laban*. I bambini sono guidati all'esplorazione e alla presa di consapevolezza delle loro capacità espressive attraverso giochi di teatro, giochi di danza e movimento affinché siano in grado di maneggiare tali potenzialità in modo creativo. In accordo con tali principi, il metodo da me personalmente elaborato e sperimentato non prevede la trasmissione di tecniche specifiche, bensì di strumenti appropriati grazie ai quali il giovanissimo allievo possa, da un lato eseguire delle sequenze danzate o parlate, imparando a memoria dei passi di danza o delle battute teatrali scritte, dall'altro improvvisare e comporre a sua volta. Ai bambini non propongo un copione preconfezionato, né una storia da drammatizzare, bensì il tema e il contesto immaginario nel quale dare avvio all'azione teatrale. L'ambientazione, suggerita nello spazio scenico anche da elementi visivi concreti e utilizzabili sin dai primi incontri, offre un supporto efficace al lavoro di esplorazione, improvvisazione e composizione. Grazie all'ambientazione e alla proposta di ulteriori stimoli visivi, musicali e narrativi, i bambini sono guidati contemporaneamente alla creazione del personaggio ed alla realizzazione e drammatizzazione della storia. A seconda delle risposte del gruppo, il lavoro si sviluppa in direzione diverse, perciò non è possibile pre-definirlo. L'avventura è proprio questa: la non prevedibilità del suo sviluppo. D: Il cibo è un elemento di lettura della psicologia del bambino, in che modo diventa metafora del linguaggio teatrale? R: Ogni elemento culinario proposto ha delle caratteristiche che stimolano imput motori nel bambino, che mescolando concretezza e immaginazione, arriva a creare personaggi con determinate caratteristiche fisiche, avverte sensazioni e risveglia desideri o paure. E attraverso il lavoro scenico ciò che emerge viene rielaborato e trasformato. Una cucina surreale, appunto. D: Quali sono le tecniche per far avvicinare i bambini al mondo teatrale? R: Il gioco dell’immedesimazione, a cui loro sono ancora molto vicini, è sicuramente l’elemento fondamentale per farli avvicinare a questo mondo. Secondo me, è molto importante far percepire ai partecipanti anche attraverso poche frasi o alcuni elementi visivi o musicali, che si è in un contesto fantastico condiviso dal gruppo affinché l’immaginazione sia coinvolta immediatamente ed attivi il corpo, i sensi, le emozioni. Al contrario di un lavoro con gli adulti, dunque, ogni esercizio non è mai proposto come tale in maniera asettica, ma sempre attraverso degli stimoli reali che incentivino la fantasia.
D: Durante l'attività laboratoriale qual è la risposta del bambino a rapportarsi agli altri compagni e al mondo esterno? R: La relazione con l’altro è fondamentale al lavoro drammatico. Da soli non si fa teatro. Si agisce andando fisicamente in scena e raccontando qualcosa a qualcuno che da fuori guarda e ascolta. Il mio metodo cerca di sviluppare un lavoro di ascolto e di relazione nel gruppo, evitando ruoli da protagonista, ma facendo sì che proprio il gruppo diventi protagonista della vicenda. Attraverso l’attività laboratoriale, s’ incentiva la relazione e il confronto sempre nel rispetto dei tempi che ogni bambino ha per esprimersi: per conoscere e prendere confidenza con le proprie qualità e di conseguenza poterle esternare. Nel corso di questi anni ho notato come i bambini amino stare insieme cercando il contatto anche corporeo con l’altro. Ho notato come ai più timidi il lavoro teatrale aiuti ad accrescere la fiducia in se stessi ed acquisire sicurezza e come serva ai più estroversi per curare la voglia di essere sempre in primo piano. Solo “giocando” tutti insieme, ascoltandosi reciprocamente, prendendo spunto da ciò che qualcun altro suggerisce, si può creare qualcosa in cui anche chi guarda viene coinvolto. E i bambini, in scena, questo lo sentono.
D: In base alla sua esperienza cos'è che porta l'artista adulto e formato, a confrontarsi con l'area dell'infanzia? R: Lavorare con i bambini per me significa mettermi in gioco ad ogni incontro, continuamente. I bambini sanno dirti immediatamente se gradiscono o meno qualcosa, se ciò che vedono è o non è convincente. E per convincere bisogna essere sempre pronti ad esporsi senza nascondersi e senza mentire. Lavorare con loro mi da modo di sentirmi libera di poter sperimentare ed inventare attraverso il loro di vedere e percepire la realtà così diverso da quello degli adulti, in un gioco in cui l’obiettivo non è giudicare lo spettacolo finale, ma compiere un percorso giorno per giorno, in cui ogni ora trascorsa insieme è condivisa con divertimento, anche quella del confronto con il pubblico.
*Rudolf Laban (1879-1958) giunge nel 1948, anno di pubblicazione del libro Modern Educational Dance, a corollario di un lungo percorso di ricerca sulla danza considerata nei differenti ambiti in cui trova espressione: artistico, estetico, sociale, simbolico, educativo e strutturale. I suoi studi partono dal presupposto che non vi è differenza tra lo studio della danza con finalità artistiche da quello con finalità pedagogiche poiché, secondo la sua visione, la comprensione del movimento significa comprendere se stessi. Ed è questo, secondo Laban, lo scopo principale dell'inserimento della danza in ambito educativo. Sezioni del magazine: Interviste Eventi realizzati in: Teatro Momo |
||||