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Libero Pilotto, attore-autore dimenticato


Copione autografo de Le Macchie del sole di Libero Pilotto
Copione autografo de Le Macchie del sole
di Libero Pilotto

Libero Pilotto (Feltre, 1854 - ivi, 1900) è stato attore e drammaturgo molto attivo in veneto a fine ‘800, ma il suo nome è davvero poco noto nel panorama teatrale italiano.

Occasione opportuna, quindi, per avvicinarne la figura un po' più nei dettagli, in occasione della messa in scena della sua più famosa commedia, L'Onorevole Campodarsego, il 4 dicembre al Teatro Momo.


C'è innanzitutto da sottolineare che Pilotto fu padre del più noto Camillo Pilotto e recitò con l'allora giovanissima Eleonora Duse, una delle più importanti attrici di fine ‘800- inizio ‘900, simbolo indiscusso del teatro moderno. Inoltre collaborò con il capocomico Bellotti Bon, con Cesare Rossi, con Zacconi e nella compagnia Di Lorenzo-Andò.


Durante la sua carriera calcò i palcoscenici di tutt'Italia, probabilmente recitò anche a Madrid (evento encomiabile per l'epoca), dotato di un talento attoriale di prim'ordine se, come scrive A. Mazzucchetti, aveva la capacità di "penetrare ogni personaggio nella sua essenza psicologica e filosofica, e ritrarlo con una sobrietà, una misura, un colore come fosse concezione della sua mente [...] Profondo scrutatore e rivelatore di caratteri, dei più difficili e complessi sapeva significare le più sottili sfumature [...] Fu interprete semplice, sobrio, vero, genialissimo per sana e spontanea comicità".


A soli 13 anni, era già chiara in lui la passione per la poesia e per la scrittura, che lo portò a comporre svariate opere tra cui, oltre la già citata commedia, Dall'ombra al sol, I pelegrini de Marostega, Figli d'Ercole e Le Macchie del sole, molte delle quali però purtroppo sono andate perdute.


Ispiratore dei suoi lavori fu Carlo Goldoni, al quale dedicò il suo primo scritto Un Amoreto de Goldoni, ed Alla cameretta di Carlo Goldoni nella mia Feltre, in onore del viaggio che il noto scrittore veneto fece nella sua amata terra.

La drammaturgia di Pilotto si caratterizza per le "tinte forti" con cui scolpisce i personaggi. Come riportano Levi e Jarro, infatti, «I personaggi del Pilotto sono tutti di un pezzo: o completamente buoni, o del tutto malvagi: da una parte, abbiamo i poveri, gli umili, gli sfortunati, tutta gente fior di virtù, dall'altra, le persone in autorità, i ricchi, tutti fior di scellerati».


A quanto pare, fu un uomo avverso ai soprusi e alle ingiustizie della sua terra, patriottico e liberale, che ha ovviamente scontato il prezzo della denuncia sociale - come accade ancora per molti personaggi "controcorrente" e "scomodi" - dividendo l'opinione pubblica tra pro e contro e rischiando di non essere sempre accolto con favore dal pubblico.


A Pilotto fu dedicato un convegno tenutosi a Feltre il 30 luglio 2004, i cui atti sono contenuti nel volume Libero Pilotto. Scena dialettale e identità nazionale (Bulzoni, Roma 2006), dove Piermario Vescovo trasferisce alcune acute considerazioni sulla drammaturgia veneta tra i due secoli disegnando un profilo storico interessante dei confini tra il repertorio veneziano e quello della terraferma veneta.

Foto di scena dell'allestimento di El Vicolo
Foto di scena dell'allestimento di El Vicolo

E restando in terra veneta, EL VICOLO Emilio Casarin, sarà la compagnia che sabato 4 dicembre renderà giustizia al suo compatriota, rappresentando al Teatro Momo la sua famosa commedia di Pilotto, L'Onorevole Campodarsego, caratterizzata da immediata presa sul pubblico e pirotecnica comicità che scaturisce dalla satira sulla nobile borghesia dell'entroterra veneziano".


Costituitasi ufficialmente nel 1993, per volere di un gruppo di amici che già da un decennio era presente nella realtà della periferia di Mestre, la compagnia può contare su un repertorio di tutto rispetto per una compagnia amatoriale, tra nomi quali Oscar Wulten, Alfredo Testoni, Gino Rocca, Peppino De Filippo e Jean Poiret. Tutti testi di autori del ‘900 che permettono di spaziare su di un campo troppo spesso trascurato dalle compagnie amatoriali, che preferiscono invece testi classici più conosciuti e di maggiore presa sul pubblico.


Scelta oculata quindi quella di mettere in scena L'Onorevole Campodarsego, che nonostante risalga a più di un secolo fa (1891), conserva al suo interno una struttura satirica che si scaglia contro problematiche con cui tutt'oggi ci confrontiamo, tra cui il bigottismo, che ancora ricorre in molti "caratteri" italiani, non solo veneti.


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