a cura di Kairos / Progetto Tempeste Nell'ambito del progetto Tempeste da Shakespeare, Kairos propone ai partecipanti al laboratorio lo studio di un dialogo tra due personaggi "minori" della Commedia: Antonio e Sebastiano, ovvero il malvagio e il pusillanime. Tra i due si sviluppa una dinamica simile a quella di un'altra coppia shakespeariana presente nell'Otello: Iago e Roderigo. Antonio, come il più celebre e geniale Iago, circuisce un debole per raggiungere i suoi scopi, lo rende suo complice, lo istiga al male. Come Iago, Antonio maschera con una falsa amicizia, rendendosi così insospettabile, la sua malafede. Il laboratorio è un'occasione per interrogarsi sulla profondità del male, che ignora non solo i valori più alti (come la lealtà), ma persino i legami di sangue più profondi. Note metodologiche Nel nostro metodo, basato sull'improvvisazione e sul lavoro fisico, la parola è complementare all'azione, l'intensità è cercata e creata dalla pura presenza dell'attore; il lavoro sul testo lascia spazio al movimento, alla danza, al canto, al suono, alla centralità di oggetti e materiali con cui gli attori condividono la scena. Partecipanti I laboratori sono rivolti ad un minimo di 6 allievi e ad un massimo di 15, di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Costo del laboratorio: € 30,00 Richieste per i partecipanti Si fa gentilmente richiesta ai partecipanti di: - leggere la versione originale della Tempesta di Shakespeare, in una qualsiasi edizione - imparare a memoria il seguente dialogo (studiare le battute di entrambi i personaggi), liberamente tratto da La Tempesta: Dalla scena 1, Atto 2 SEBASTIANO - Io non ho affatto voglia di dormire. ANTONIO - Nemmeno io. Ah, che idea, mio nobile Sebastiano! Che idea mi balena... No, no, niente! Eppure mi pare di leggertelo nel viso, Sebastiano, quello che potresti essere: eccotene l'occasione, ed io già nella mente mi figuro, la corona che ti si posa sul capo. SEBASTIANO - Cosa dici? Stai sognando? ANTONIO - Convieni con me che il figlio del re, Ferdinando, è affogato? SEBASTIANO - Sì. ANTONIO - Allora dimmi: dopo di lui, chi è l'erede al trono di Napoli? SEBASTIANO - Ma che discorso è questo? Che cosa vuol dire? ANTONIO - Ah, se tu pensassi quel che penso io! Che scala sarebbe per te questo loro sonno!... Mi capisci? SEBASTIANO - Credo di sì. ANTONIO - E come reagisci allora a tanta fortuna? SEBASTIANO - Ora mi viene in mente che tu stesso hai spodestato tuo fratello Prospero. ANTONIO - Infatti. SEBASTIANO - E la tua coscienza? ANTONIO - E dove sta di casa la coscienza? in petto questa dea non me la sento. Qui c'è tuo fratello, addormentato. Con non più di tre pollici di lama io potrei metterlo a dormire per sempre; mentre voi, con lo stesso sistema, potreste chiudere in eterno gli occhi a questo preistorico nonnulla, questo Messer Prudenza, che non potrebbe più rimproverarci. SEBASTIANO - D'accordo, amico: come tu hai avuto il trono di Milano, io avrò quello di Napoli. Informazioni e iscrizioni T 0412201934, 930Foto di scena
Dopo aver ingannato, tradito e condannato ad una morte certa il proprio fratello (Prospero - duca di Milano), Antonio convince Sebastiano a fare altrettanto col suo (Alonso - re di Napoli).
Due atteggiamenti diversi, due personalità opposte, un unico obiettivo: uccidere per raggiungere il potere.
Se da un lato Sebastiano si interroga sulle conseguenze di tali azioni, sui possibili rimorsi, Antonio dichiara di essere totalmente privo di coscienza, si sente così legittimato a qualunque impresa, anche la più vile, come abbandonare su una barca alla deriva la piccola Miranda, insieme al padre Prospero.