| Quartetto Takacs |
Quartetto Takacs
Edward Dusinberre, violino
Károly Schranz, violino
Geraldine Walther, viola
András Fejér, violoncello
Programma
Joseph Haydn
(1732-1809)
Quartetto per archi in do maggiore Op. 74 No. 1
Allegro moderato
Andantino grazioso
Menuet. Allegro
Finale. Vivace
Bela Bartok
(1881-1945)
Quartetto per archi No. 3
Prima parte. Moderato
Seconda parte. Allegro
Ricapitolazione della prima parte. Moderato
Coda. Allegro molto
Bedrich Smetana
(1824-1884)
Quartetto per archi no. 1 in mi minore, «Aus meinem Leben»
Allegro vivo appassionato
Allegro moderato - A la Polka
Largo sostenuto
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ABBONAMENTI / BIGLIETTI
| Joseph Haydn |
Il Quartetto Op. 74, nr. 1 di Haydn, di Paolo Cossato. Il signor Conte Antoine d’Apponyi (così viene nominato – in francese – sulla pagine della prima edizione dei quartetti pubblicata a Londra e Vienna tra il 1795 e il 1796) era una vecchia conoscenza di Joseph Haydn. Quando Haydn, durante l’inverno 1794-1795, chiese l’ammissione alla loggia massonica “zur wahren Eintracht”, a Vienna, scelse come padrino un conte ungherese, ciambellano di corte e grande amante della musica: Anton Georg Apponyi (1751-1817). Il Conte aveva tra i suoi meriti quello di organizzare concerti soprattutto per coro o violino e spesso anche per formazioni di quartetto. Aveva in certo sento continuato l’azione promozionale che in precedenza era stata del conte Ferenc Esteràzy, coadiutore delle manifestazioni di musica barocca organizzate dal barone van Swieten. Apponyi stanziò la somma di 100 ducati (una considerevole cifra pari al costo di un pianoforte di allora) per una commissione ad Haydn di sei quartetti che lo avrebbero avuto come dedicatario. Un gesto che sarebbe diventato un modello imitato di mecenatismo presso la nobiltà coeva. Dopo di lui, fu il conte Erdödy a favorire la nascita dei quartetti successivi, e dopo il conte Erdödy, il compito toccò al principe Lobkowitz, con l’opera 77, che però si limitò ad accogliere due soli quartetti. Apponyi suonava il violino, ma si deve precisare che Haydn non pensò certamente al dedicatario nel concepire queste opere complesse, bensì al violinista Peter Salomon, che sicuramente ebbe una parte importante nella loro creazione. Era tra l’altro il primo violino del quartetto che portava il suo nome e che riscuoteva a Londra un grande consenso. I primi tre quartetti vennero composti tra il 1791 e il 1795, cioè tra i due viaggi in Inghilterra del Maestro, nel corso dei 18 mesi creativamente intensi trascorsi a Vienna; ai primi mesi del 1796 va invece riportata l’apparizione dei tre quartetti successivi, opera 74. La suddivisione dei sei quartetti in opera 71 (i primi tre) e opera 74 (i secondi tre) era dovuta a ragioni di mercato, ma anche all’ampiezza notevole dei primi tre quartetti che poteva costituire una parte ‘quasi’ autonoma pur nel corpo organico dei sei quartetti. Il primo quartetto dell’opera 74 (Hob. III:72) è caratterizzato da una dinamica estremamente vivace, da una esuberanza ritmica scintillante, dal virtuosismo della parte del primo violino, infine dell’imprevedibilità del percorso armonico, colmo di ‘sorprese’.
Il Terzo Quartetto, di Józsel Ujfalussy. La partitura del «Terzo Quartetto» porta la data Settembre 1927. Bartok inviò l’opera al concorso della «Musical Fund Society» di Philadelphia negli Stati Uniti. Nell’ottobre del 1928 gli venne comunicato che, insieme all’italiano Alfredo Casella, gli era stato attribuito il primo premio. «La cosa si era protratta per così lungo tempo che non ci speravo più, tant’è vero che il giorno prima di ricevere la notizia avevo inviato il manoscritto alla Universal Edition per la stampa ... « - scrisse al direttore Frigyes Reiner il 29 ottobre 1928. Questo il motivo del lungo ritardo che accompagnò la prima esecuzione del «Terzo Quartetto per Archi», eseguito per la prima volta dal Quartetto Waldbauer. Il concerto fu tenuto alla Wigmore Hall di Londra il 19 Febbraio 1929, due giorni prima del concerto a Francoforte nella esecuzione del Quartetto Kolisch.
Il terzo è il più breve dei quartetti di Bartok: secondo la partitura dura soltanto 17 minuti. La sua struttura è costruita sullo schema di due movimenti, lento e veloce, seguiti dalla ricapitolazione della prima parte, lenta, e dalla Coda veloce alla fine: Prima Parte (Moderato), Seconda Parte (Allegro), Ricapitolazione della prima parte (Moderato), Coda (Allegro molto). I movimenti si susseguono senza interruzione (attacca). Questa strana struttura del ciclo si presta a diverse interpretazioni. La meno plausibile sembra essere quella del Quartetto Kolisch: in alcuni dei loro programmi veniva presentato come un quartetto in un solo movimento. Potrebbe essere, tuttavia, una versione del modello lento-veloce-lento del «Secondo Quartetto» allungato con una coda o potrebbe essere considerato alla stregua della sonata barocca in quattro movimenti. Tuttavia, il carattere contrappuntistico del movimento veloce sembra avvalorare quest’ultima interpretazione. La Prima Parte (Moderato) è costituita da una struttura ternaria libera con un lungo sviluppo della sezione centrale e una libera ripresa del tema di apertura. All’inizio del movimento sentiamo quattro semítoni vicini che restano sullo sfondo della prima fase. La melodia espressiva di questo tema circoscrive i quattro semitoni in modo complementare.
Le battute di apertura annunciano contemporaneamente il programma tonale dell’intera opera. I piani tonali si muovono a coppie, alla distanza di un semitono l’uno dall’altro; la struttura bitonale dei piani paralleli completa il cerchio dei dodici semitoni secondo un principio complementare. La prima sezione del movimento presenta un carattere melodico lineare sviluppando il tema principale con una imitazione contrappuntistica. Il suo carattere richiama l’inizio del «Primo Quartetto per Archi». La tensione bitonale contrappone le melodie sulle due tonalità dell’ostinato dell’accompagnamento. La sezione centrale, iniziando dopo la pausa comune, forma figure di ostinato di quarta eccedente (ricavandole dai precedenti accordi di quinta) a loro volta rivoltate in una relazione di quinta diminuita, in posizioni diverse sulla tastiera.
Nella sezione centrale la continuità melodica si scompone in motivi elaborati. Nella parte centrale del movimento la struttura tonale è condensata in accordi marcati, per poi dipanarsi nuovamente in imitazioni melodiche.
Seconda parte (allegro). Il piano tonale della prima parte viene alzato di un semitono nelle ultime battute. Il dualismo Do diesis - Re si trasforma in un piano Re - Re diesis (Mi bemolle) nella seconda parte. In questo caso, bitonalità significa anche dualismo tematico. Il primo tema è modale, i suoi giri melodici ci rimandano alle canzoni popolari ungheresi. Il tema si presenta in Re, negli accordi pizzicati del violoncello; alcune anticipazioni del secondo tema appaiono già nell’accompagnamento del Primo. È questo uno dei temi ‘circolari’ più frequentemente usati da Bartok. Per un confronto, ricordiamo il motivo affine della metamorfosi dell’opera Cantata Profana ( 1930). I due temi sono simili: le loro melodie e la loro elaborazione contrappuntistica fondono i tratti comuni del Barocco e delle ispirazioni popolari. Bartok creò uno dei più grandiosi movimenti polifonici della musica del XX secolo dalla intima esposizione contrappuntistica, un movimento paragonabile alla «Musica per Archi, Strumenti a Percussione e Celesta». L’arte barocca del contrappunto rivive nelle inversioni, variazioni e elaborazione del canone e della fuga. L’intera gamma degli strumenti a corda viene sfruttata in forma plastica ad un livello estremamente vario. Non vibrato, con sordina, sul ponticello, alcuni tipi di pizzicato, glissando, martellato, col legno, e molti altri effetti contribuiscono al suono quasi orchestrale del movimento. La struttura del movimento è costruita su una simmetria quintupla a seconda che sia il primo o il secondo tema a dominare le diverse parti. Schematicamente, si potrebbe rappresentare il movimento come: 1 - 2 - 1 - 2 - l. Questo movimento va considerato uno scherzo. Le martellanti ripetizioni dei toni lo ricollegano a tutta una serie di movimenti finali (scherzo) che va dal «Primo Quartetto» alla «Sonata per Violino Solo» (1944).
Terza parte: la ricapitolazione della Prima Parte (Moderato) è una reminiscenza di tipo fantastico. Nella Coda che segue la seconda parte viene ripresa, sfrenata come non mai. Le ultime battute ripetono in fortissimo quanto già esposto in pianissimo nell’apertura, con la certezza che deriva dalla soddisfazione dello scopo raggiunto.| Bedrich Smetana |
Smetana, di Paolo Cossato. La musica di ceppo boemo si diffuse in Europa nel Settecento e si intrecciò strettamente alla tradizione austro-tedesca: gli straordinari strumentisti che formavano l'orchestra di Mannheim, i vari compositori della famiglia Stamitz, il cavalier Gluck furono tutti boemi integrati nell'area germanica, sotto il dominio asburgico. Con i moti del 1848, e con le relative concessioni politiche alle etnie che formavano l'Impero, la musica boema assunse una propria individualità, e il primo musicista in cui la Boemia si riconobbe fu Smetana. Ciò non tolse che Smetana fosse costretto ad autoesiliarsi a Göteborg, in Svezia, per quattro anni, fino al 1859, nel periodo in cui il governo asburgico si rimangiò le concessioni del 1848 e inviò in Boemia un rigido governatore, il barone Bach, salvo tornare a più miti consigli dopo le sconfitte subite in Italia, nella guerra del 1859 contro Napoleone III e il Piemonte di Cavour e di Vittorio Emanuele. Per quanto riguarda Smetana, l'identità nazionale non fu una scoperta autonoma, o almeno non lo fu dal punto di vista musicale. La riscoperta avvenne per merito di Franz Liszt che, quando Smetana si stava avviando verso Göteborg, lo accolse nella sua residenza di Weimar, cui faceva capo tutta l'avanguardia musicale europea, e gli disse: «Ecco un compositore con un cuore davvero boemo, un artista, per grazia di Dio». La consapevolezza della nazionalità era infatti un cardine della «musica dell'avvenire», al punto da indurre Liszt a inventarsene una per proprio uso e consumo: quella ungherese, cui aveva diritto solo per ragioni di nascita, avendone dimenticato persino la lingua. La cultura tedesca, e per essa la musicologia, hanno ghettizzato tali manifestazioni di indipendenza artistica con l'etichetta di «scuole nazionali», fra le quali rientrano le composizioni più celebri di Smetana, cioè la serie di poemi sinfonici intitolati «Ma Vlast» (La mia patria). Ma esiste un aspetto ampiamente sconosciuto, per quanto riguarda il compositore boemo, vale a dire la numerosa serie dei suoi lavori teatrali nei quali si raccoglie l'essenziale del melos nazionale, incomprensibile al resto d'Europa per motivi di lingua. Nel primo dei due quartetti di Smetana, cui il compositore volle dare il sottotitolo «Dalla mia vita», si contemperano due esigenze: quella di conservare l'architettura cameristica di provenienza tedesca e quella di osservare l'estetica progressista, teorizzata appunto da Liszt, di conferire un «contenuto» (se si preferisce, un «programma») alla musica. La connessione ha dato un risultato molto suggestivo grazie all'equilibrio fra la struttura formale e il melos boemo: la «vita», per Smetana, si rispecchia in una serie di rimembranze musicali rese ancor più struggenti dal fatto che il musicista era ormai completamente sordo, quando compose il Quartetto, nel 1876. Una lettera di Smetana all'amico Debrnov costituisce il «programma» del quartetto: «A proposito del quartetto, ne lascio giudicare lo stile ad altri e non mi irrito se non piace o se viene considerato contrario allo 'stile quartettistico'... La forma di ogni composizione, per quanto mi riguarda, è dettata dal suo soggetto... Mia intenzione era di descrivere con la musica la mia vita. Il primo movimento descrive il giovanile accostarmi all'arte, lo spirito del romanticismo, l'inesprimibile tenerezza suscitata in me da qualcosa che non posso esprimere né definire, e un presagio della sventura. La lunga ed insistente nota nel finale la rievoca. Essa simboleggia il fatale echeggiare, nei miei orecchi, delle note acute che, nel 1874, annunciarono l'inizio della mia sordità. Il secondo movimento, quasi-polka, riporta alla mia mente i giorni felici della gioventù, quando componevo musiche di danza ed ero conosciuto dappertutto come un appassionato ballerino. Il terzo movimento (quello che, secondo i signori esecutori, sarebbe ineseguibile) mi ricorda la felicità del primo amore, la ragazza che in seguito diventò la mia prima moglie. Il quarto movimento descrive la scoperta di poter inserire elementi nazionali nella musica, la mia gioia di poter seguire questa via fino a quando non venni colpito dalla catastrofe della sordità, la prospettiva di un terribile futuro, le esili speranze di riprendermi, infine, un sentimento di penoso rammarico, ricordando tutte le promesse iniziali della mia carriera». Il Quartetto, come afferma lo stesso Smetana, parve di difficile esecuzione: le difficoltà, come sempre in tali casi, derivavano più da un rifiuto degli esecutori che da effettive difficoltà tecniche. Una prima esecuzione privata si ebbe nel 1878, in casa di Srb-Debrnov, e il giovane Dvorak suonava la parte della viola; in pubblico, il Quartetto venne eseguito il 29 marzo 1879. Nel 1880, giunse una lettera firmata dai componenti del Weimar Quartett: per loro tramite, Liszt faceva i complimenti all'autore.