Quando la parola "graffia" la coscienza. "Roman" approda al Toniolo
Immagine di scena
Grande successo al Toniolo per la serata d'esordio di "Roman e il suo cucciolo", spettacolo che si annuncia come esperienza "fondamentale", dai tratti forse irreversibili, nella parabola autoriale di Alessandro Gassman.
La critica sembra avere pochi dubbi: la poetica teatrale e la presenza scenica di Alessandro Gassman sembrano segnare, con questa produzione tratta dal lavoro di Reinaldo Povod Cuba and His Teddy Bear, riscritto e riadattato da Edoardo Erba, un momento senza precedenti della sua carriera artistica. Se n'è avuta conferma alla "prima" delle date previste al Toniolo, con uno spettacolo per molti versi anomalo, ipertrofico per dispendio di mezzi scenici eppure fortemente coerente ad un proprio nucleo di essenzialità espressiva; ove l'approccio iperrealistico al tema centrale, quello del rapporto padre-figlio in un contesto sociale e familiare di isolamento e degrado, convive efficacemente con un'effettistica di taglio cinematografico (compresi i titoli di coda proiettati sulle icone "a vivo" dei protagonisti); ove l'esibizione a tratti sguaiata di un registro linguistico "rasoterra" (formidabile la palingenesi fonetica rumeno-capitolina di Gassman) costruisce il pattern sonoro implacabile di una tragedia che stratifica di scena in scena, per accumulo, i suoi ingredienti di ineluttabilità.
Nella breve clip qui a lato, tratta dalla prima serata, alcuni passaggi chiave dello spettacolo, centrati sul drammatico e sfaccettatissimo rapporto fra il padre Roman e "Cucciolo", il figlio assai sensibile e senza una propria bussola esistenziale, ormai prossimo alla maggiore età, ove il modello genitoriale violento e brutale assume prima i toni di un'eredità familiare-etnica rassicurante, nei modi "estremi" di un'esternazione affettiva carica di pathos; infine, in prossimità dell'epilogo tragico, la cecità fisiologica di Roman nei confronti del disagio del figlio esplode in un cortocircuito di drammatica impotenza.
Non si tratta, insomma, della semplice segnalazione di unospettacolo di ottima fattura, esaltando qui la bravura degli attori, lì la qualità di regia; Roman e il suo cucciolo vale piuttosto l'invito ad immergersi in una dimensione percettiva "totale", dove la violenza del segno e del gesto, sulla scena, costruiscono l'empatia scomoda di un'irriducubile conflittualità interiore, destinata a sciogliersi, come accaduto nello spettacolo d'esordio, in un finale "catartico" di grande tensione espressiva; cui si sono legati infatti i successivi interminabili minuti di applausi, con innumerevoli chiamate in scena, per un cast affiatatissimo.