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Nella commedia di Carrière, il "catalogo" di un rito di sopravvivenza domestica...


Isabella Ferrari ed Ennio Fantastichini
Isabella Ferrari ed Ennio Fantastichini

Calorosa accoglienza al Toniolo per  la lettura de Il Catalogo di Jean Claude Carriere offerta dal duo Ferrari-Fantastichini, per l'adattamento e la regia di Valerio Binasco



Una commedia dall'apparenza "leggera", Il catalogo di Jean Claude Carriere, in realtà opera stratificata e complessa, calibrata ad attraversare, nell'apparente leggerezza dei toni, i nodi di un'acuta riflessione sul senso ultimo del "sopravvivere a se stessi", o sugli "anticorpi" che ciascuno rimette in circolo nel rituale della quotidianità, per dare e darsi un significato; più precisamente, sul rapporto tra istante vitale e "catalogo" di tracce seminate nel proprio percorso, tra rivelazione del vuoto e necessità di una cronologia plastica di segni e abitudini in cui riconoscersi.

Così, nel solco di una leggera e briosa tensione dialogica, Fantastichini e la Ferrari colonizzano, con i propri tic irreversibili ed enigmi personali irrisolti, gli spazi fisici e interiori di una "tana" adibita allo scopo: una casa minuscola, claustrofobica, a misura delle inveterate abitudini da scapolo di lui. A far scattare l'intuizione allegorica fondamentale, sulla scena, l'espediente narrativo dell'amnesia cronica del protagonista, che lo obbligherebbe a redigere un "catalogo" del proprio vissuto per non disperderlo nel vuoto di una perdita continua di sé stesso; ma la sua vita, ridotta a inventario di "tacche" in una stecca interminabile di conquiste femminili, parrebbe evocare l'intuizione di un'amnesia collettiva cronica, tutta contemporanea, nella necessità di colmare le improvvise voragini che si aprono sempre più spesso dietro i paraventi della normalità; rito di rimozione collettiva di storia e radici, insomma, che rischia di innescare, dietro il "tic" di introiezione seduttiva dell'altro, il trauma del contatto con le retrovie fragilissime del proprio essere, in una nevrosi senza altri rimedi che il blindamento definitivo di ogni spazio vitale precedente, fino a plessurizzarlo in una "non vita".


Ennio Fantastichini, forte del suo smisurato bagaglio tecnico, dimostra una volta di più la sua grande duttilità, combinando i tratti più istintivi della sua maschera mediatica più congeniale, quella del "duro", con un'ampia tavolozza di registri espressivi; al suo fianco, Isabella Ferrari si cala perfettamente nei panni dell'ospite "svagata" e fuori contesto, innescando di battuta in battuta lo sconvolgimento di ogni precedente quadro rassicurante. Nel breve contributo video che vi proponiamo, tratto dalla prima serata mestrina, lo scambio di battute fra i due assume toni vivacemente surreali, complice anche la metamorfosi linguistica di Suzanne-Ferrari, che affida a una specie di irresistibile accento "apolide", vagamente cantilenante, lo scardinamento pezzo per pezzo delle certezze del padrone di casa, espropriandolo di ogni possibile difesa.


Testi a cura di: Roberto Ranieri
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