Un progetto di Teatro del Lemming, Fondazione Venezia/ euterpe Venezia/ Giovani a teatro, Comune di Venezia - Settore attività culturali e spettacolo, Università Ca' FoscariImmagine evocativa della "scossa" interiore, di cui lo spettatore è protagonista assoluto, tratta dalla locandina
Quota d'ingresso: 15 € Ridotti: 10 €
Formula Giovani a Teatro: 2,5 €
Per prenotare:
Tel. 380 1544508
GAT 800 831 606
Presentazione e info
"Eccezionale". "Fantastico". "Perché è già finito?". Il successo della giornata d'esordio dell'Edipo dei Mille sul suolo veneziano ha il sapore di un bisbiglio discreto, come può essere l'innesco di un passaparola virtuoso; nessun applauso di un pubblico tradizionale, ovviamente, semmai la "somma" di espressioni colte sul volto di chi, finito il tempo di discesa nei territori di una percezione "altra" di sé e del reale, si riaffaccia alla luce esterna, e ai rapporti normali di prima.
Perché se si può parlare di "spettacolo", per l'Edipo dei Lemmings, è appunto quello che si svolge nel teatro dei propri sensi; e la tecnica raffinatissima degli attori di Munaro si può definire scientificamente "evocativa", più che performativa, rispetto a un processo di fruizione che non si arresta fuori dal teatro, anzi, conosce proprio lì, all'uscita, i suoi momenti più delicati di costruzione del senso. L'ingresso del Teatro Poli
Ed ecco che A. B., "spettatrice" dell'esordio assoluto al Teatro Poli, ci rivela dopo un po' di aver vissuto il proprio approccio psicologico all'Edipo con una tensione simile ad un esame universitario: rispetto alle incognite di una rappresentazione standard, dove il pubblico assume caratteristiche sovrapersonali di condivisione collettiva, l'idea del corpo a corpo individuale con un "ignoto" non propriamente controllabile, può instillare un seme di "sana" agitazione preventiva. Ciò che sembra stupirla di più è lo scarto fra natura dell'esperienza multisensoriale (nell'Edipo sono coinvolti i cinque sensi, nessuno escluso) e la parola, appunto, che a bocce ferme prova a raccontarla, facendo un po' d'ordine.
"E' come se uno continuasse a lavorare, dentro di sé, per tirar fuori il senso del percorso e rappresentarselo".
"Un po' come un film che si può rivivere e apprezzare dopo la visione?"
"No, di più. Non è una storia di altri, è la storia delle scelte che fai tu in quel momento". Annotazione che porta dritta al cuore dell'evocazione del mito, una delle finalità dichiarate dell'operazione, in un incastro fra libero arbitrio e l'"Ananke", il destino cui non si può sfuggire, qui rielaborato in un percorso tutto in prima persona. fase dell'allestimento nella struttura dei Magazzini del Sale, Zattere
Per S. T., invece, uscita dal teatro con il sorriso tipico di chi si si dispiace che il "gioco" sia finito così in fretta, l'esperienza è stata "eccezionale". Ed emerge un tratto che ci sembra molto interessante, nelle sue impressioni a caldo.
"Hai presente quando metti insieme quello che hai sognato? Fai fatica a legare le parti. Ecco, la sensazione è proprio questa: di dover raccontare un sogno".
"Il sogno però è fatto di analogie, saltano i rapporti logici...".
"Appunto", prosegue S. T. "E poi nel sogno accade spesso che si vivano delle cose essendone allo stesso tempo spettatori. E' un po' come un sogno, non sai chi sia stato il vero protagonista".
"Lo consiglieresti come esperienza ai tuoi amici?"
"Assolutamente sì, e nel modo più convinto".
Per A.V., l'entusiasmo palpabile dell'uscita si nutre di poche parole. "Perché è già finito?"
"Forse mezz'ora è la dose consigliata agli autori da un'esperienza di anni..."
"Non so. Non avevo mai provato una cosa così"
"Posso chiederti in che senso?"
"E' un'esperienza eccitante. Non dico in senso erotico, ovviamente, ma sensoriale".
"Cioè dici che 'ravviva' la percezione..."
"Non solo, l'approfondisce. Alla fine mi pareva di essere molto più sensibile verso le sollecitazioni. Devo solo capire cos'è successo, sotto la pelle"
Infatti la partita è tutta lì. L'Edipo che c'è in noi non ha fretta, va scoperto e assecondato con calma...