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«Scusate sono un timido» di Giampaolo Bonzio
Ma aldilà del cambiamento forzato e inarrestabile della fruizione dell’informazione, resta la funzione: la testimonianza umana e schietta della cronaca, la partecipazione diretta agli eventi, il pieno e totale coinvolgimento di chi dopo dovrà narrare agli altri un’altra storia. L'autore Giampaolo Bonzio (Mestre 1964) lavora nella redazione de Il Gazzettino. Oltre che di cronaca si occupa di musica. Come autore ha realizzato programmi radiofonici di musica di matrice neroamericana anche per la Rai del Veneto e collabora con la rivista di critica musicale Jam. Per saperne di più: Marsilio Editori Quattro chiacchiere con l’autore D: La redazione, un’eredità di famiglia… come nasce la passione per il giornalismo? Quanto l’esperienza di padre e nonno ha inciso nella Sua scelta della professione? R: Sicuramente il giornalismo si respirava nell’aria a casa mia. Primo della nuova generazione a intraprendere la strada è stato mio fratello Roberto, più vecchio di me, fin dal liceo convinto a seguire le orme paterne. Per quanto mi riguarda invece, la scrittura è stata una passione successiva, probabilmente una reazione ad un ambiente da sempre vissuto in famiglia a cui, in un certo senso, cercavo di “sfuggire”. Infatti prima c'è stato lo studio in giurisprudenza, successivamente le collaborazioni come critico musicale con alcune radio e riviste, infine la consapevolezza di voler cominciare a pubblicare. E così, da un sorta di porta d’ingresso laterale, anch’io mi sono accostato alla professione, pur avendo scelto un campo d’interesse diverso dalla cronaca. E’ curioso, gli amici per primi si stupivano di questa mia reticenza al mestiere… D: Come cittadino e come giornalista, in cosa è cambiato il rapporto tra la città e il giornale, inteso ovviamente come testata locale, rispetto agli anni in cui lavorava Suo padre? R: Il libro nasce proprio da questo, da un dibattito voluto e organizzato da me, in ricordo del ventennale della morte di mio padre, ma non per celebrare un uomo, che per quanto straordinario un uomo resta. No, l’intento è sempre stato porre l’accento, la lente d’ingrandimento, sulla professione, per riflettere e capire attraverso le testimonianze di chi ha vissuto il giornalismo da protagonista negli ultimi vent’anni, come questo mestiere sia mutato; come al giorno d’oggi si debba adeguare a un mondo che lascia davvero poco spazio al rapporto umano tra cronaca e avvenimento. D: Sicuramente singolare era il rapporto creato da Gibo con i “grandi ricercati” della zona… Scavando un po’ nella memoria, ricorda se Gibo nel seguire un certo tipo di cronaca si sia mai sentito in pericolo? O abbia mai temuto per la propria famiglia? Come viveva la famiglia l’attività di cronaca? R: Gli anni del terrorismo hanno sicuramente segnato la serenità di mio padre. Come riportato nel testo in più occasioni, sono stati trovati nei covi dei terroristi riferimenti alle forze dell’ordine, schede su poliziotti e cronisti, con riportato l’elenco completo delle loro abitudini. In casa sono arrivate qualche volta telefonate strane, minatorie, ma devo ammettere che probabilmente la professionalità di mio padre ha fatto in modo di tenere separate le due realtà, permettendo a noi di vivere senza accorgerci troppo della tensione che si respirava nelle strade. D: E per quanto riguarda il rapporto con la polizia? Dalle pagine traspare un forte senso di collaborazione tra stampa e agenti, pur mantenendo ognuno il proprio ruolo. Crede che al giorno d’oggi questo rapporto sia cambiato? C’è ancora uno scambio diretto oppure i cronisti si rifanno ormai solo alle agenzie di stampa? R: Certamente il mondo è cambiato. Dall’inizio degli anni ’80 i confini sono diventati più labili, il giornalista non è più considerato come una volta l’“autorità”, la voce. Forse una volta la professione poteva apparire più per così dire “artigianale” e in questo senso la parola scritta dal giornale, tramite diretto, ufficiale con la polizia, era riconosciuta come più che affidabile. L’ampiezza, la velocità, la molteplicità delle informazioni oggi dispensate al pubblico - soprattutto via cavo - rischia di confondere, di sembrare spesso e volentieri contraddittoria o inesatta. Il ruolo del giornalista oggi è in bilico tra la pressione delle agenzie di stampa e il timore di diventare banale copia dei telegiornali. Sicuramente il dibattito all’origine di questo libro è stato un momento per tirare una linea di confine tra passato e presente, per sottolineare i contrasti dell’informazione contemporanea. Da un lato oggi c’è una grandissima libertà che sicuramente vent’anni fa non poteva esistere, ma allo stesso tempo la velocità dei mezzi rischia di dissolvere questo vantaggio così difficilmente acquisito. D: Come hanno accolto i partecipanti al dibattito quest’iniziativa, prima di confronto diretto e successivamente editoriale? R: Sicuramente c’è stata una risposta più che positiva: la maggior parte degli invitati al dibattito erano sia giornalisti che hanno vissuto in prima persona il passaggio che stiamo cercando di delineare, che giornalisti provenienti anche da esperienze molto diverse. Sentivo quindi una grossa responsabilità nel presentare i fatti, gli avvenimenti del passato, con la maggior aderenza possibile alla realtà. Pur conoscendo molti di loro si può dire da sempre (avevano sempre frequentato la casa paterna), in questo particolare frangente era importante la loro opinione di testimoni diretti di un epoca. Posso ritenermi soddisfatto delle reazioni. D: All’interno del suo libro ci si aspettava di trovare un’appendice con qualche articolo significativo di Suo padre. Per quale motivo non ha pensato d’inserirne alcuno? R: L’idea del libro, come già detto, nasce da un confronto e non da una commemorazione. Non voglio e non mi sento la persona più indicata per scrivere celebrazioni su mio padre. La sua carriera doveva essere uno spunto, un punto di partenza per una riflessione più ampia; quindi sì all’interno della prima parte ho inserito brani dei suoi articoli, ma una vera e propria appendice sarebbe stata fuori luogo in questo contesto. Recensione e intervista di Francesca Sartori Pagina: 1 2 Testi a cura di: Francesca Sartori Sezioni del magazine: Lo SfogliaLibro |
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