Teatro Toniolo Stagione di Prosa 2005.2006
Uno sguardo dal ponte
Mestre, Teatro Toniolo
dal 9 al 13 Novembre 2005
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| Sebastiano Lo Monaco |
di Arthur Miller
con Sebastiano Lo Monaco e Marina Biondi
traduzione di Gerardo Guerrieri
una produzione Siciliateatro
interpreti
Eddie Carbone: Sebastiano Lo Monaco
Beatrice: Marina Biondi
Catherine: Melania Giglio
Marco: Giuseppe Zeno
Rodolfo: Michele Riondino
Mike: Daniele Pillirone
Tony: Mario Parlagreco
Louis: Riccardo Flammini
Primo Agente: Mario Parlagreco
Secondo Agente: Errico Quagliozzi
Primo Clandestino: Ciro Romano
Secondo Clandestino: Matteo Bianco
Lipari: Giuseppe Bisceglia
Moglie Di Lipari: Sabrina Solimando
scene e costumi Aldo Terlizzi
regia Giuseppe Patroni Griffi
luci Luigi Ascione
direttore tecnico Errico Quagliozzi
turni A B C D E
BIGLIETTI
Per informazioni:
Assessorato alla Cultura, Teatro e Spettacolo
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Gli strappi del cuore il buio della mente
"Non vedere il proprio male, anche in questo c'è forza e onestà". A pronunciare queste parole non è Eddie Carbone, il protagonista dello
Sguardo dal ponte (1956), ma Quentin, in
Dopo la caduta (1964), altro straordinario testo di A. Miller. Come a dire che il tema principale dei drammi del più grande drammaturgo americano del '900, è soprattutto, uno:
l'uomo di fronte alle proprie responsabilità. E questo è anche il filo conduttore che Sebastiano Lo Monaco ha scelto per interpretare, con la regia di Giuseppe Patroni Griffi, il personaggio più epico e tormentato di tutto il teatro dello scrittore statunitense, quell'Eddie Carbone che nell'immaginario non solo teatrale è legato al volto, alla figura e all'interpretazione di Raf Vallone, dove l'attore e il personaggio si fondono insieme in un'unica e inscindibile icona, e a messe in scene straordinarie del testo curate da Peter Brook e Luchino Visconti, con il grande Paolo Stoppa, e in cinema da Sidney Lumet.
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| Marina Biondi e Lo Monaco |
Ma la sfida di Lo Monaco e Patroni Griffi, che lo dirige in questa nuova impresa dopo i successi ottenuti col
Cyrano,
Questa sera si recita a soggetto e i
Sei personaggi in cerca d'autore, parte da premesse semplici e vere: il rispetto del testo (nell'ottima traduzione di Gerardo Guerrieri), il recupero della sua dimensione di "
tragedia sociale" (che, per l'inesorabilità dell'intreccio, ci riporta al mito greco), e quell'idea, tutta classica, dell'uomo in perenne lotta col suo destino. La vicenda, come è noto, è ambientata a Brooklyn, ad uno sguardo da quel ponte che unisce due luoghi differenti: uno del "presente" col carico di tutto il suo passato sempre in vista, e l'altro di un futuro imminente, sempre lontano, sempre sognato. Da qui, la bellissima idea di regia di immettere in uno stesso spazio scenico gli "interni" e gli "esterni" della vicenda: tutto avviene sotto, o davanti, al grande ponte che nello stesso tempo sembra incombere minaccioso sul destino di quei piccoli uomini, ma diventare anche il simbolo di una nuova convivenza. Eddie Carbone ospita nella sua casa due fratelli, cugini della moglie, arrivati dalla Sicilia da immigrati clandestini. Rodolfo, il più giovane dei due, si innamora, riamato, di Caterina, la giovane nipote che Eddie e sua moglie Beatrice hanno accolto in casa come una figlia dopo la morte dei suoi genitori. A questo punto scatta nella mente di Eddie Carbone qualcosa di orribile a cui non sa dare un nome: forse amore per la nipote, forse gelosia del padre che non è riuscito ad essere, che lo esalta e lo spaventa ma che scatena in lui un odio assoluto per gli altri, soprattutto per quel ragazzino biondo "diverso", in tutto e per tutto da sé, che lo precipita in una furente perdizione, in un buio da cui non riesce più ad uscire, a trovare quel filo di luce, cruda, che possa permettergli di salvarsi. Così denuncia all'Ufficio Emigrazione i due clandestini, compiendo l'atto più vile che un uomo del suo stampo avrebbe potuto compiere, consegnandosi, in un'ultima sfida rusticana ad una morte che ha il succo acre e terribile di una voluta, ricercata espiazione. Eddie Carbone non è sicuramente un uomo di plastica: nel corso del suo privato calvario, inseguito da demoni sconosciuti, o che non nomina per paura, per vergogna, il suo cuore subisce strappi oscuri, indicibili, che non riesce più a controllare. Quella corda che teneva insieme ragione e sentimenti non tiene più, qualcosa l'ha spezzata. Privo di saggezza e verità, Eddie Carbone va incontro alla sua "inutile" morte. (Alfieri: "... c'era in lui qualcosa di singolarmente schietto, non schietto perché fosse buono, ma schietto perché fu se stesso, e come tale si rivelò agli altri, nel bene e nel male, fino in fondo. ").
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| Melania Giglio e Lo Monaco |
Con questo personaggio Sebastiano Lo Monaco, in una prova assai impegnativa, non fosse altro perché è il primo attore siciliano ad interpretare un ruolo dove il "
non scritto" e il "
non detto" sembrano essere la sostanza pirandellianamente vera del dramma, in quel confronto costante e smisurato fra legge e verità, abissi dell'anima e ragioni impervie, inaccettabili, arricchisce la sua personale galleria di personaggi inquieti, instabili, sempre sul l'orlo della follia, manifesta o invisibile, con cui maschera e svela la sua più segreta e autentica natura d'attore, in un inesauribile gioco scenico in cui il personaggio e l'interprete sembrano fare a gara a chi si impossessa prima dell'altro: una continua sfida di palcoscenico che non si chiude neanche all'ultima replica. Come nei suoi precedenti spettacoli, anche in questo caso Patroni Griffi non mette solo in scena un testo, ma un momento storico, un pezzo d'epoca, un ambiente (nel senso meno naturalistico del termine) fatto rivivere attraverso la scena e i costumi di Aldo Terlizzi, e le musiche di Louis Prima, anche lui un italo-americano come la famiglia di Eddie Carbone, in un miscuglio di parlate dialettali (che diventano vera e propria "lingua in scena"), su cui dominano inevitabilmente il "siciliano" della famiglia Carbone, e il napoletano (lingua d'obbligo) per l'avvocato Alfieri. Ma la vera "vista" di "Uno sguardo dal ponte" è in quella "contemporaneità" spaziale dove tutto sembra svolgersi "fuori", mentre è tutto dentro i corpi, dietro le facce, nei lati più oscuri della mente e dell'anima che accadono gli eventi privati e collettivi che qui si narrano.
Giuseppe Liotta
Dall'ultimo molo.
Passioni e società nel tempo della 'democrazia'