Teatro Toniolo Stagione di Prosa 2005.2006
Sabato domenica e lunedì
Mestre, Teatro Toniolo
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| Foto di scena |
di Eduardo De Filippo
con Anna Bonaiuto e Toni Servillo
regia di Toni Servillo
turni A B C D E
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Da tempo quello che è stato - ed è - il teatro napoletano «di ricerca» tenta un costruttivo confronto con la tradizione. Confronto non facile, certo, ma necessario: non solo per proseguire una traccia narrativa che ha attraversato il Novecento, pur trovando i propri prodromi sul finire del secolo precedente, ma anche, e soprattutto, per rinnovare di senso opere che hanno segnato un modo di essere e di vivere. Petito, Viviani, Scarpetta, De Filippo: senza loro Napoli sarebbe probabilmente stata diversa da quella che è. Le tracce di un simile processo di (auto)riflessione sono molteplici, anche solo a guardare gli ultimi anni: Martone con i Dieci Comandamenti, Iodice con La sceneggiata, Arturo Cirillo con Scarpetta, Manchisi con Pulcinella, e ora - a culmine di questo movimento nervoso e sotterraneo, avviato già da molto tempo - arriva
Toni Servillo, con un grandioso Sabato, domenica e lunedì. Una ulteriore premessa è necessaria, e tocca proprio Servillo: questo artista ha fatto, nell'arco di cinque stragioni, passi da gigante. Sta vivendo una maturità artistica che lo pone, senza dubbio, tra i grandi protagonisti della scena euopea. Ha attaccato con piglio deciso i classici: da Molière a Marivaux, passando per interpretazioni attorali (in scena come al cinema) sempre impeccabili. Ecco, allora, l'incontro con
Eduardo: atteso e voluto, dopo numerosi contatti indiretti, tra i quali il memorabile affondo fatto con Leo de Berardinis nel 1989.
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| Foto di scena |
Questo spettacolo
segna un capitolo, una tappa che è non solo di arrivo, ma anche di partenza verso un pieno e cosciente nuovo modo di impossessarsi della tradizione.
Sabato, domenica e lunedì, del 1959, è testo di raffinata fattura: nell'interno borghese di casa Priore si consuma la parabola di tensione, crisi, disfacimento e ricostruzione di un nucleo familiare. Eduardo scrisse la commedia pensando a Pupella Maggio: è la donna, infatti, a essere il crocevia, il nervo scoperto, il silenzioso terminale delle mille trame familiari. Rosa Priore è la protagonista, è lei - regina di un matriarcato attaccato dall'imminente rivoluzione sociale - che rintraccia la formula «magica» della gestione familiare nella celebre ricetta del ragù: serve tempo, pazienza e amore perché il sugo riesca. Ogni sabato si prepara, con calma e metodo, e la domenica, tutti insieme, con l'argenteria e il servizio buono, si mangia. Attorno alla tavola, a godersi quella giornata di festa: gratificazione e consolidamento del proprio ruolo. Ma Rosa Priore deve fare i conti con il boom economico, che porta via i figli; con un marito affranto e amareggiato, che esplode in una improbabile crisi di gelosia: e il silenzio, quel silenzio apparentemente naturale, rotto da fragorose quanto finte risate, rimbomba con tutto il suo carico di dolore. Non parlano più, Rosa e il cavalier Peppino: occorre lo scontro per ritrovare la parola. E lo scontro arriva, puntuale con il ragù: al pranzo domenicale, di fronte alla famiglia e agli ospiti. Peppino Priore si lancia in un'invettiva amara e malvagia e lei, la donna forte, la donna madre, crolla. La morale dell'amore, però, tornerà a farsi sentire, nel lunedì di chiarimenti: un amore antico, solido, doloroso. Si tratta di andare avanti, checovianamente insieme, in un crepuscolo sentimentale che l'alba del primo giorno della settimana non riesce a scaldare. Si mangia la carne del ragù riscaldato, «che il lunedì è più buono...».
In questa nuova edizione, la scena è un contenitore astratto e lineare quasi morandiano, con una finestra che apre su un balconcino-rifugio per solitarie fughe all'aria. La cucina, la tavola da pranzo, la poltrona: bastano pochi elementi per tratteggiare quel mondo ormai in frantumi. Anna Bonaiuto è un splendida Rosa Priore: parte in sordina, quasi distratta. Leggera, ma con quella forza «calda» e sotterranea sempre presente nei suoi personaggi, rimane un po' ai margini, per tutto il primo atto. Poi, nel secondo atto, esplode, egregiamente, e intesse con Servillo un sottile gioco di rimandi e di schermaglie d'attore. Scene e controscene, battute e risposte: sono due giganti sul palco. E Toni Servillo, sornione e guardingo, tutto sguardi ed espressioni, silenzi e sbuffi, diventa una furia nella «tirata» della gelosia. Cova, e con lui tutto il teatro, come un temporale lontano, carico di elettricità, poi raccoglie tuoni e fulmini, scaricandoli violentemente alla tavola di festa. Un Peppino Priore esausto, quello del terzo atto, ma capace di ritrovare la sua umanità: marito, padre, amico. Solo, probabilmente, come non è mai stato: torna al lavoro, alla solita routine, con la coscienza, però, che qualcosa è cambiato per sempre.
Questo
Sabato, domenica e lunedì è uno
spettacolo bello. Ed è gratificante poterlo dire. Emozionante, come raramente capita, e «nostro»: perché racconta di una storia nella quale tutti possono illuminare frammenti della propria autobiografia. Affidato a un cast spumeggiante, dove diverse generazioni di artisti napoletani si trovano, dando il al meglio il proprio contributo: da Gigio Morra, calibrato e stralunato nel ruolo del padre, al brillantemente «sopra le righe» Francesco Silvestri, nel ruolo dell'insinuante Luigi Ianniello. Bene anche il «giovanilistico» Roberto De Francesco, il figlio che segnerà lo scarto, l'apertura alla nuova Italia del profitto e dell'interesse. Bravi nelle loro caratterizzazioni Enrico Ianniello e Tony Laudadio, Vigorosa la prova della Pedrazzi, come vivaci si sono mostrate la Nappo e la Lo Sardo; puntuali e garbati Antonello Cossia, Ginestra Paladino, Alessandra D'Elia e Antonio Marfella. Simpatico il Michele di Salvatore Cantalupo e energico - in una «famiglia da teatro comico napoletano» come quella dei Priore - il Pulcinella di Marcello Romolo. C'è tutto Eduardo, la sua scrittura e la sua arte, qui, ma senza vezzi o parodie. E c'è qualcosa di nuovo, che rende la tradizione quanto mai viva. Insomma, un lavoro tra i migliori visti negli ultimi tempi.
Andrea Porcheddu (4 novembre 2002)
“Sono un
attore e sono quasi sempre stato anche il
regista degli spettacoli in cui ho recitato. Per questo motivo dopo aver lavorato intensamente su Moliére (
Il misantropo, Tartufo) ora vedo naturale il passaggio a Eduardo: entrambi uniscono nei loro testi, nei loro copioni, parola e gesto in un risultato complessivo che non esclude la regia, ma la comprende.
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| Toni Servillo |
Eduardo è l’
autore italiano che con maggior efficacia, all’interno del suo meccanismo drammaturgico, favorisce l’incontro e non la separazione tra testo e messa in scena. Affrontare i suoi testi significa inserirsi in quell’equilibrio instabile tra scrittura e oralità che rende ambiguo e sempre sorprendente il suo teatro. Seguendo con umiltà il
suo insegnamento cerco nel mio lavoro di non far mai prevalere il testo sull’interpretazione, l’interpretazione sul testo, la regia sul testo e sull’interpretazione. Il profondo spazio silenzioso che c’è tra il testo, gli interpreti e il pubblico va riempito di senso sera per sera sul palcoscenico, replica dopo replica.
Ho scelto
Sabato domenica e lunedì perché Eduardo qui si occupa di una grande famiglia napoletana dove convivono tre diverse generazioni in un momento storico cruciale per l’Italia: gli albori del boom economico che imponeva un nuovo e improvviso modello di sviluppo, con l’affacciarsi di nuovi desideri e nuove mode, capaci di creare da una parte euforia, dall’altra un senso di confusione e di disagio per tutti. Un rivolgimento socioculturale che ha segnato profondamente e tuttora influenza i destini, le idee, i costumi del nostro paese.”
Toni Servillo