Teatro Toniolo Stagione di Prosa 2005.2006
Addio mia Belle Epoque
Mestre, Teatro Toniolo
il 23 Aprile 2006 ore 16:30
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| Locandina |
Liberamente tratto da
Baciami, Alfredo di Carlo Terron
regia di Roberto Puliero
una produzione Compagnia La Barcaccia
turno E
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Parigi, la “
belle epoque”: arriva festoso il
Novecento, e un vortice di entusiasmo investe la ricca borghesia del tempo; le meraviglie del progresso fanno scoppiare l’illusione che l’uomo sia in grado di dominare ormai il suo stesso destino.
Si vanno nel contempo diffondendo anche i germi della
guerra imminente, che restano tuttavia sconosciuti o ignorati là dove esplodono i tappi di champagne, mandati al cielo di chi affolla i concerti dei
cafè-chantant o applaude gli spettacoli di gran moda.
Nascono infatti in quel clima gaudente il teatro del “vaudeville” e le mirabolanti invenzioni della “
pochade”, animate da storie vorticose di amori nascosti e segrete follie avviluppate in intrecci ingegnosi. È l’esplosione di un teatro capace di costruire, con la precisione dell’orologiaio, espedienti e meccanismi comici di strabiliante virtuosismo, cui non a caso tanta parte dello spettacolo continua ad attingere da oltre un secolo ormai.
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| Foto di scena |
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| F. di s. |
Il testo di
Carlo Terron (illustre commediografo e critico veronese), da cui prende le mosse la vicenda, reinventa uno degli intrecci tipici del genere, allegramente mescolando equivoci, colpi di scena, riconoscimenti e rivelazioni a sorpresa. Ne è inizialmente coinvolto il giovane Pincon, che, sordo ad ogni richiamo del fido Charles ai sommovimenti sociali in atto, e trascinato invece nei vortici della bellavita parigina dal gaudente Lamantille, si ritrova travolto dalla passione per il fascino gioioso dell’incantevole FloFlò. In realtà egli contemporaneamente coltiva segrete aspirazioni ad un tranquillo matrimonio: e di quelle prontamente approfittano l’aspirante suocera Clotilde e la di lei figlia Lucille, che ha da poco abbandonato il tormentato wagneriano Camaret. Con la velocità e la leggerezza del gioco teatrale, tutti sorprendentemente si ritroveranno a una festa nuziale, dove, scoprendo segrete identità, incontreranno anche un insospettato dongiovanni, un Colonnello da operetta, una scaltra cameriera, e poi ancora la proprietaria d’uno strano albergo per divorziande,
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| F. di s. |
che sembrerà costruito apposta per dipanare alla fine ogni intreccio.
Nella sua
ironica riproposta di quel mondo teatrale, lo spettacolo de “La Barcaccia” spinge ulteriormente la vicenda sino ai confini della verosimiglianza, sottolineando l’artificiosità di una trama che, come tante dell’epoca, allegramente si allontana dalla riproduzione della realtà per approdare unicamente alla trascinante comicità dell’invenzione teatrale: laddove, peraltro, rappresentativo davvero dell’epoca risulta proprio quello spensierato desiderio di vivere un sogno, che continuamente emerge dal comico affannarsi dei personaggi.
Lo scoppio della guerra incombente giungerà per loro improvviso e inaspettato, fragorosamente rivelando, alla fine, che tutto era soltanto “un sogno, e nulla più”.
O, forse, era soltanto teatro.