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Sotto la lente
STAGIONE DI MUSICA DA CAMERA 2005-2006 Lettere Intime e Segrete

Ensemble Hesperion XXI

Venezia, Teatro La Fenice
il 30 Novembre 2005 ore 20:30

L'ensemble Hespérion XXI. Foto tratta da www.saintpaulsunday.publicradio.org
L'ensemble Hespérion XXI. Foto tratta da www.saintpaulsunday.publicradio.org
Marocco (Agadir)
Driss el Maloumi, oud

Grecia
Dimitri Psonis, santur e moresca

Spagna
Jordi Savall, rebab & viella

Pedro Estevan, percussioni


Programma

Oriente – Occidente

Dialogo di Musiche antiche e di Musiche del Mondo


Alba (Rebab & Perc.) Anónimo Arabo-andalouse
Jordi Savall Pedro Estevan

Dansa de l’Ánima (Oud & Perc.) Berber/
Driss El Maloumi (Agadir) Pedro Estevan

A la una yo nací Anónimo Sefardí (Sarajevo)
Danza ritual Anónimo Berber

**
Rotundellus Alfonso X el Sabio (CSM 105-248)
Azerí Anonyme (Turkia)
Dimitri Psonis sazr Pedro Estevan

Lamento di Tristano Anonyme (trecento mss.)
Jordi Savall (Vielle) Pedro Estevan (Percussion)
Danza de las Espadas

***
Stampitta: Im Pro Anonyme (trecento)
Nastaran (Naghma instr.) Anonyme Tradicional (Afganistan)

Chahamezrab Anonyme (Persia)
Saltarello Alfonso X el Sabio

****
Las estrellas de los cielos Anonimo Sefardí (Alexandria)
Dialogue des doigts Driss El Maloumi

Apoxenameri Anonimo Sefardí (Grecia, Turquia & Marruecos)
Saltarello Anonyme (trecento mss.)


BIGLIETTI

Programma della stagione

Società Veneziana di Concerti


L’impegno artistico dell’ensemble Hespèrion è volto a cogliere il legame storico tra la musica dell'Europa meridionale, in particolare della penisola iberica, e quella mediorientale: lo studio appassionato della musica antica diventa, oltre che scoperta delle proprie origini culturali, fondamentale momento di incontro tra oriente ed occidente. Il lavoro dell’ensemble, così delineato, porta inevitabilmente alla valorizzazione di alcuni strumenti dalla storia secolare, oggi rari e poco noti.

oud
oud
L’OUD

L'Oud è lo strumento fondamentale e più caratteristico dell'arte musicale islamica, diffuso e suonato dal Marocco all'Irak, come in occidente accade per la chitarra o il pianoforte. Esso appartiene alla famiglia dei liuti a manico corto; nella sua versione più diffusa conta 11 corde (attualmente vengono utilizzate quelle in nylon, più resistenti e sonore delle tradizionali corde in seta o budello): 5 coppie ed un basso singolo.
L'accordatura (come pure le dimensioni ed -in parte- la forma dello strumento) varia da paese a paese; una delle più diffuse è quella "maghrebina":[Re] Sol La Re Sol Do (a partire dai bassi). L'oud viene suonato con la "risha": lungo plettro tradizionalmente ricavato da una piuma d'aquila. Il manico è privo di tasti, così da consentire le variazioni microtonali tipiche dell'armonia mediorientale. La bassa tensione delle corde, infine, facilita l'esecuzione di note ribattute, trilli ed altri effetti caratteristici del fraseggio di questo strumento.

L'oud, interamente costruito in legno ("al oud" vuol dire, appunto, legno), appare nel mondo arabo alcuni secoli prima della nascita di Cristo (alcuni studiosi sostengono che una sorta di oud fosse in uso già presso i Sumeri), sostituendosi a primitivi liuti con la cassa armonica ricoperta di pelle; le sue dimensioni sono inizialmente più ridotte, ed è dotato di sole quattro coppie di corde, ma sostanzialmente è già molto simile a quello adottato oggi, innumerevoli secoli dopo. Ogni caratteristica dello strumento ha una forte valenza simbolica: dalle proporzioni, ai motivi decorativi della "rosa" al centro dalla tavola armonica, alle corde, ogni elemento è stato concepito facendo riferimento alle scienze astrologiche, mediche o filosofiche. L'importanza dello strumento è peraltro confermata dal fatto che l'intero sistema armonico arabo è costruito utilizzando come riferimento le posizioni della mano lungo il manico dell'oud.

Nella storia dello strumento, una svolta è segnata dall'opera del musicista Ziriab, il quale, costretto a fuggire dal suo paese perchè minacciava l'egemonia dei grandi maestri Ibrahim al Mahdi e Ishaq al Mausili, fondò a Cordova, in Spagna, una scuola di musica la cui tradizione è all'origine della musica andalusa e del flamenco. Dalla Spagna l'oud si diffuse in tutta l'Europa medievale, divenendo strumento privilegiato per l'accompagnamento del canto come per l'esecuzione di musiche strumentali. Nel Rinascimento al manico dell'oud furono apposti dei tasti, ed esso divenne lo strumento che comunemente chiamiamo "liuto".

Nonostante la sua a dir poco veneranda età, l'oud ha facilmente trovato una sua collocazione all'interno della cosiddetta "musica moderna" nelle sue forme più disparate, dal jazz, al pop, alla world music (fino alla musica celtica: si ascolti il lavoro del chitarrista e suonatore di oud bretone Thierry Robin). Così, accanto ai numerosi virtuosi dello strumento, che perpetuano la millenaria tradizione della musica mediorientale, un gruppo (sempre più numeroso) di musicisti sta sviluppando per l'oud un linguaggio nuovo, moderno. Tra i primi citiamo il grande virtuoso irakeno Munir Bashir, scomparso nel 1997, i cui concerti negli anni '70 hanno contribuito alla diffusione dello strumento nel nostro continente; Marc Loopuyt, che rispetta con precisione filologica le pratiche esecutive tradizionali (arrivando ad adottare le corde in seta); Hamza El Din, dalla valle della Nubia, in Egitto, il cui fraseggio, in effetti molto più "africano" (nel senso di Africa subsahariana) che "mediorientale", mostra come l'oud venga suonato in maniera molto diversa, a seconda che ci si trovi in Marocco, in Egitto o in Turchia; l'irakeno Nassir Shamma, che sfrutta in maniera stupefacente la tecnica detta "basm" (con le corde pizzicate dalle dita invece che dal plettro).


SANTUR
santur
santur


Si tratta di uno strumento persiano e iracheno il cui nome deriva dal greco psaltèrion. esso presenta solitamente una cassa di castagno poco profonda a forma d’un trapezoide simmetrico, e diciotto corde quadruple d’ottone accordate per mezzo di piroli inseriti lateralmente nella cassa. L’esecutore le colpisce con due bacchette leggerissime terminanti a forma espansa, ossia a spatola.
La migrazione del salterio fu abbastanza strana. Gli Arabi lo portarono attraverso il Nord Africa, dov’esso è ancora sonato dagli ebrei, e dal Nord Africa alla Spagna. Quivi, se ne trova la prima traccia in un rilievo del 1184 sul portico della cattedrale di Santiago de Compostela. Più tardi esso passò nel continente e divenne uno strumento popolare nel sud Est dell’Europa. Verso il 1850 questo “Salterio dei Franchi”, era attestato in Turchia accanto ai genuini salteri turchi di similare costruzione, ivi pervenuti direttamente dalla persia. Il più importante modello rimasto di questo gruppo è il cimbalom dei gitani ungheresi.
Intorno al 1800 il salterio migrò a Est, in Cina dove viene ancora denominato cetra straniera (yang ch’in), e da qui si trasmise ai Giapponesi, ai Mongoli e ai Burlati. Nella Corea asserisce tuttavia una tradizione indigena che lo strumento sia stato ivi introdotto già verso il 1725. (Notizia tratta da Curt Sachs, Storia degli strumenti musicali, Milano, Oscar Mondatori,1996)


MORESCA E REBAB

Tra gli strumenti d’importazione araba troviamo i liuti corti: questi liuti, ricavati da un unico blocco di legno senza manico indipendente e affusolati verso la tastiera , si trovano da principio in Iran, la stessa regione che in seguito ne divenne il centro; figurine elamite in terracotta attribuite all’VIII secolo a.C. li mostrano in rozzi profili; le corde e la loro attaccatura non sono distinguibili.
Non esistono altre testimonianze del liuto corto fino a che, molti secoli dopo, esso riappare nel Vicino Oriente islamico; il cavigliere era piegato indietro a forma di falcetto e aveva piroli laterali; la cordiera non era frontale ma si trovava sull’estremità inferiore della cassa e una pelle serviva da tavola armonica. La letteratura araba adottò per questo strumento il nome di qūpūz

Il liuto corto con cordiera inferiore si mosse verso l’Ovest nell’Europa meridionale. Nel X secolo uno strumento consimile venne scolpito su un pulpito in legno nella piccola chiesa di San Leonardo in Arretri a Firenze.Il liuto corto è frequentemente raffigurato in miniature spagnole del XIII secolo,e trova la sua strada verso l’Europa passando attraverso la Spagna, piuttosto che attraverso l’Italia. I cristiani spagnoli sembra abbiano denominato questo strumento una chitarra moresca; nel suo poema El libro de buen amor (XVI) secolo), Juan Ruiz, arciprete di Hita, lo menziona subito dopo il liuto: Ally sale gritando la guitara morisca/ de las bozes aguda e de los puntos arisca, ovvero: “qui emerge la chitarra moresca/ dalla voce acuta e le note penetranti”.
viella
viella
La chitarra moresca venne sempre più influenzata dallo strumento che noi oggi chiamiamo liuto. Nel XVI secolo le venne dato un nuovo nome, mandola o mandora, una cassa sottile piriforme fatta di esili liste o fasce, una cordiera anteriore, un foro d’armonia a rosa, un breve manico e corde doppie; dello strumento più antico si conservò soltanto il cavigliere a falcetto.
Al liuto in questione venne applicato un arco intorno all’anno 1000, e come strumento ad arco fu chiamato rebab. Mantenne la cassa piriforme affusolata all’estremità, presso al cavigliere, la parte anteriore coperta di pelle e i piroli laterali. Ma il numero delle corde venne ridotto a una o due, e il cavigliere a falcetto tagliato via sì da lasciare solo un troncone. (Notizia tratta da Curt Sachs, Storia degli strumenti musicali, Milano, Oscar Mondatori,1996)


VIELLA

Strumento musicale ad arco, a fondo piatto e di contorno ovale, generalmente a cinque corde, diffuso in tutta Europa soprattutto nei secoli XII e XIII.
Il tipo primitivo, già in uso nel x sec., presentava una forma piuttosto rigida e tozza. In seguito a graduali trasformazioni lo strumento acquistò una struttura più elegante ed elaborata. (notizia da www.bandatolfa.it)


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