Le mostre di Palazzo Albrizzi
Britta Winkels
Venezia, Palazzo Albrizzi
dal 8 Aprile 2006 al 15 Maggio 2006
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Riflessioni: un incontnro con i Feininger
Opere del nuovo millennio
Ingresso libero
Per informazioni
Cannaregio 4118
Tel 041 5232544
Fax 041 5245275
acitve@shineline.it
www.acitve.com
Vaporetto: fermata Ca' D'Oro
L'Associazione Culturale Italo_Tedesca inaugura, sabato
8 aprile alle ore 17.30 a Palazzo Albrizzi, una mostra dedicata all'opera della pittrice tedesca Birtta Winkels. La mostra resterà aperta fino al 15 maggio con ingresso libero. Presenterà l'inaugurazione la dott. Ludovica Scarpa.
Intermezzo musicale:
Spazio-luce: musica astrale, con
Peter Seiler
Sensazioni virtuali
di Nevia Pizzul Capello
Britta Winkels è un'artista del nuovo millennio; ne rispecchia tutte le sfaccettature, incertezze, ansie e depressioni. Averla accostata ai Feinenger potrà sembrare un'impresa azzardata, se si guarda forzatamente ad un confronto non cogliendo invece un'occasione di dialogo, di approfondimento.
Di
Lyonel Feinenger si celebra quest'anno il giubileo. Nato nel 1871 a New York, l'artista muore nel gennaio del 1956, dopo un percorso ricco di eventi che hanno segnato profondamente la sua vita. Fondamentale è il suo incontro con Gropius, che nel 1919 fonda a Weimer il Bauhaus e - tenendo conto delle sue complesse origini asiatiche - lo invita all'insegnamento. Figlio d'arte, Feinenger nasce come musicista, ma abiura a questa sua prima vocazione, scegliendo l'arte figurativa. E' sua la xilografia per il manifesto del Bauhaus, raffigurante la "cattedrale del socialismo": una cattedrale sormontata da una torre su cui convergono tre raggi ad indicare le tra arti maggiori: pittura, scultura ed architettura.
In Feininger preme però l'esigenza di staccarsi dal rigore compositivo, dalla riduzione del linguaggio pittorico ai colori primari, dall'indagine sui rapporti cromatici o sui problemi di spazio e luce, dettati dal Bauhaus. Con Kandinsky e Klee fonda il
Blaue Vier, recante il sigillo spirituale del Blauer Reiter, che vuol dare spazio alla libera fantasia, senza peraltro provocare fratture all'interno del Bauhaus, che incentivava la libera espressività.
Feininger usciva però da esperienze diverse: alla fase figurativa degli anni '90 - legata soprattutto alla satira politica, espressa attraverso la caricatura e il fumetto - nella prima decade del '900, segue un periodo parigino, in cui l'artista si avvicina al Cubismo, si accosta
Delaunay, ne condivide la ricerca costruttiva di scomposizione del reale, rinnegando la prospettiva tradizionale, sempre alla ricerca di una concentrazione "umanizzata" di elemente formali cromatici. "L'umanità è l'unica cosa che mi interessa" - affermava Feininger. La suggestione cubista incide sulla sensibilità dell'artista, aperto alle nuove tendenze dell'Espressionismo tedesco, grazie anche alla sua amicizia con gli artisti del Die Brucke.
Ma intanto la situazione politica europea mutava inesorabilmente. Conosciamo i drammatici sviluppi del Nazionalsocialimso in Germani. Nel '33 il Nazismo vince le elezioni politiche; Hitler scioglie i partiti e i sindacati e liquida il Bauhaus. Feininger, sposato con un'ebrea, si sottrae alle persecuzioni
rientrando a New York.
Dopo la parentesi europea, la pittura di Feininger perde progressivamente il rigore geometrico di matrice cubista, approdando ad un cromatismo liquido e vigoroso: le forme debordano, si sfaldano in velature che trovano espressione nella tecnica dell'
acquarello.
Lyonel Feininger non è stato un teorico, per cui ben poco ha ereditato il Bauhaus del suo lavoro. Un'impronta più incisiva verrà lasciata invece dal figlio
Andreas, nato a Parigi nel 1906 e maturato alla Scuola di Weimar. Laureatosi brillantemente in architettura nel 1928, già quattro anni più tardi - dopo una interessante esperienza a Dessau e ad Amburgo - lavora come architetto, in Francia, per Le Corbusier e fotografa le strade di Parigi con una Leica: la fotografia è una passione manifestatasi in lui intorno al 1925, allorchè, da autodidatta si era impadronito delle tecniche fotografiche.
Il percorso di Andreas Feininger si evolve attraverso una ricerca della luce, che troverà nel
Bauhaus nuovi proseliti. Dal 1940 al 1972 lavora come fotogiornalista professionista per importanti riviste americane, tra cui
Life. E - incoraggiato dall'editore Wilson Hicks - scrive
on Photography ed altri libri di tecnica fotografica, che aprono la strada ad una scuola di comunicazione fotografica creativa.
A distanza di cinquant'anni incontriamo oggi un'artista tedesca, che pur essendo maturata in una realtà rinnovata, faticosamente affrancatasi da un passato gravoso, segue un percorso di ricerca per certi versi analogo a quello di Feininger. E' l'humus su cui si radica la sua arte a determinarne la differenza. Anche
Britta Winkels non approda precocemente alla pittura, che sembra eleggerla alla scleta. Determinanta per la sua formazione sono il suo incontro con
Emilio Vedova e gli anni di studio nell'atelier veneziano del maestro (1987-88), che la sa apprezzare per le sue "qualità innate. Per l'eccezionalità delle sua analisi, ricerche; un accanimento unico, sperimentale, lavorando sempre nei territori rischiosi di domanda-identificazione." Vedova sa "di un suo tormentato inizio - sondaggi d'emergenza - puntando volta a volta nel profondo, nella riprova del so
essere".
La Winkels esordisce sul versante informale, per evolversi quindi, dopo un periodo cubista, verso elementi figurativi evanescenti, quasi ectoplasma delineantesi, a volte, con lo stesso pigmento del magma che li avvolge, sempre monocromatico, tendente ad un azzurro algido: è lo schermo della TV oppure lo schermo a raggi X a suggerire all'artista l'uso del blu. "E' un non volersi fermare allo stato di rilevamento grezzo della realtà, tentando di scoprire cosa esiste all'interno di essa", afferma
Sergio Micheli, allorchè si rendono espliciti in alcune opere lo sdoppiamento e certa iconografia mutuata dall'immaginifico cinematografico espressionista degli anni della Repubblica di Weimar, che richiama alla memoria scene dai film di Lang e di Murnau. Ed è una foto a suggerire alla Winkels l'idea delle "4 matte", i cui volti si delineano in una più morbida gradazione chiaroscurale, creando un rapporto delicatamente efficace di luce-ombra. Espressivamente enigmatico, lo sguardo di queste figure "osserva" interrogante l'"Osservatore", invitandolo quasi a con-vivere la loro tristezza e a con-dividere il dramma della loro condizione umana. In tutta l'opera di Britta Winkels affiora la matrice espressionista mitteleuropea. I suoi quadri parlano di un malessere esistenziale e laddove la luce squarcia la tenebra, l'oscurità s'infittisce nel contrasto: inquietudine ed angoscia si esasperano: gli scenari azzurri sono cassa di risonanza del dolore umano recepito ormai solo quale messaggio mediatico.