| Paolo Restani |
Il 19 Febbraio 2002 al Teatro Toniolo, Paolo Restani ha presentato l'integrale degli Studi Trascendentali di F. Liszt in una memorabile performance musicale-atletica. Seguono alcune note sul concerto di questo musicista eclettico e versatile.
Molti, al Toniolo, dopo aver assistito alla performance di Paolo Restani, esaurite alla fine le salve incessanti di applausi, si scoprivano a risfogliare con zelo, assieme al sottoscritto, il programma di sala, ripercorrendo con curiosità e attenzione il curriculum musicale di un simile prodigio, e chiedendosi ancora: "Ma chi è, da dove viene?"
Non capita tutti i giorni, in effetti, che un interprete coniughi ancora, oggi, la filosofia del "concerto" all'idea di un "rito" musicale estremo, senza concessioni o risparmi, ai limiti delle capacità umane, e non solo quelle tecniche o di resistenza fisica.
Paolo Restani non solo ha suonato a memoria un programma di difficoltà proibitive, in Liszt tra l'altro ben note, ma soprattutto è riuscito nell'impresa di ricreare sulla tastiera (in modo ancora più compiuto, ci sembra, della sua esibizione bolognese dell'altr'anno) una poetica ben più complessa, continuamente giocata fra il contrasto agogico-ritmico più sfrenato e le sonorità chiaroscurali di un ripiegamento interiore ai limiti dell'ineffabilità formale.
E' questa, in fondo, la vera caratteristica "estrema" che pervade l'estetica Lisztiana dei Dodici Studi Trascendentali (qui nella terza versione), ed è questa la natura autentica, crediamo, della sfida interpretativa richiesta all'interprete; suonare le note "giuste" al tempo giusto, certo, ma riazzeccando di volta in volta i timbri e i colori di un'alchimia estremamente complessa e variabile di suggestioni sonore, da cui ricomporre il mosaico di una sensibilità romantica colta al culmine di una lacerazione interiore, ancora però affidata a una forma univocamente riconoscibile.
Dopo una lettura impeccabile e controllata dei Quattro preludi di Rachmaninov, Restani ha affrontato quindi Liszt con una ricerca di brillantezza, chiarezza e pulizia, che faceva venire in mente uno stile esecutivo molto "digitale", com'era quello raccomandato dal maestro di Liszt, Czerni. Digitalità, va detto, niente affatto meccanica; sembrava che Restani si cimentasse di volta in volta a tratteggiare, attraverso il gesto tecnico, il particolare clima evocativo di ciascun brano, privilegiando ad ogni passaggio la chiarificazione estrema della struttura.
Un virtuosismo in questo più intelligentemente "controllato" di prove più supeficialmente spettacolari e lontano dagli eccessi di alcune interpretazioni (es. Berman), qui al servizio costante dell'intellegibilità dei valori musicali in gioco; in primis, la chiarezza del trattamento tematico, con le sue continue ricontestualizzazioni armoniche, oscillanti fra l'esibita teatralizzazione retorica della forma-sonata (Mazeppa) e l'asciuttezza di alcuni procedimenti dissonanti (Feux Follet) straordinariamente aperti al futuro.