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Recensioni
Notte di baci al Candianidi Francesca Sartori
Un suono leggero in lontananza accompagna i primi passi di un assolo femminile in scena, pronto ad accogliere un compagno distante e a trasformare i movimenti distinti in un grande e appassionato abbraccio. Fin troppo appassionato! La scena viene interrotta bruscamente dall’arrivo di altri personaggi, pronti ad applaudire con vigore esagerato questa maratona di lingue intrecciate e a conferire premi e congratulazione agli sfiniti esecutori. Da qui una voce fuori campo invita il pubblico a riflettere sul significato, l’importanza, il numero e l’uso di baci nel nostro panorama culturale, in un banchetto non particolarmente erotico, approntato sul palco per sottolineare la voracità del nostro tempo.
Il palcoscenico sotto le stelle diventa presto vetrina di situazioni isolate (in realtà molto più recitate che danzate) in cui la colonna sonora cerca di richiamare il ricordo di romanticherie da cioccolatini (in scena una solitaria abboffata di Baci Perugina). Leit motif di tutto lo spettacolo è uno straziante Besame mucho, interpretato in diverse chiavi, tutte rigorosamente retrò, e talvolta interrotto da pezzi meno evocativi come Lollipop, 24.000 baci o Magic moment. Gli spunti interessanti, gettati qua e là, non trovano del tutto conferma nell’esecuzione scanzonata ma irregolare di un tema forse troppo vasto per la tipologia dello spettacolo. Dalla mercificazione del gesto alle paranoie infettive, dal tema di Via col vento in versione caraibeggiante alla criptica immagine ripetuta e danzata dello stupro, la narrazione si contorce senza un filo logico definito e immediatamente evidente. Ad un tratto la dinamica della performance si trasforma in una sorta di metateatro, in cui i protagonisti si affacciano al di fuori della scena per confrontarsi direttamente coi loro spettatori. Seduti languidamente sul ciglio del palco, i danzatori cominciano un vivace gioco dei mimi, in cui uno alla volta producono una sorta di bacio mentre gli altri si accalcano a indovinarne il tipo. Il pubblico improvvisamente viene inserito nel gioco e, nonostante il primo imbarazzo, interpreta ironicamente il proprio ruolo. Tra schiamazzi entusiasti un po’ artefatti lo spettacolo giunge ad un termine, lasciando all’aria della sera il ricordo delle voci e dei volti sorridenti dei sei ragazzi scanzonati, ma senza alcun desiderio di ulteriori effusioni e gesti d’affetto. Nausea da bacio post-palco… obiettivo raggiunto?
Testi a cura di: Francesca Sartori Sezioni del magazine: Recensioni |
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