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Sotto la lente

Nota allo spettacolo 'Lear - Ovvero tutto su mio padre' messo in scena dalla compagnia A.T.I.R.


Il 16 e 17 Agosto 2002 in Campo Pisani Serena Sinigaglia ha messo in scena lo spettacolo "Lear - Ovvero tutto su mio padre", una interessante rilettura del "Re Lear" di W. Shakespeare. Segue una breve nota sull'importante evento.

 

"Lear” – Ovvero tutto su mio padre: la clausola-citazione : la clausola-citazione di Almodovar nel titolo farebbe pensare a una rilettura aperta del testo di Shakespeare, magari a un’incursione simbolica sull’impianto drammaturgico "fuori tempo" della tragedia, per un discorso coniugato tutto al presente; tanto più che l’ingranaggio scenico messo in piedi da Serena Sinigaglia parrebbe esaltare proprio una polverizzazione del personaggio-Lear, tutta psicanalitica, in una maschera portata a turno da tutti gli interpreti, con una commistione divaricatissima, sulla scena, di registri espressivi e visivi. Niente di più sbagliato: è proprio Shakespeare, anzi, il testo messo in scena è il risultato di una meticolosa ri-traduzione dell’originale, a cura di Laura Curino, che spiega: “Si tratta di trovare nella contemporaneità la maniera di cantare ancora una volta la stessa antica canzone, come se fosse stata appena composta”. Il lavoro di adattamento scenico di questo “gigante” della letteratura teatrale di tutti i tempi ha conosciuto insomma, sotto la guida di Serena Sinigaglia, un’intensa elaborazione filologica prima di tutto sul testo, tesa a ricavarne un’essenzialità che non pregiudicasse la riconoscibilità dell’intreccio, né la sua “lettera” testuale di riferimento, per aprirsi poi a soluzioni sceniche di coraggiosa commistione stilistica, dal registro ludico-circense al pathos drammatico estremo, dalle reminiscenze della commedia dell’arte alle tecniche di coinvolgimento diretto del pubblico.

Marco Fubini nei panni di Re Lear
Marco Fubini nei panni di Re Lear
Una scommessa, insomma, non certo facile, proprio perché ancorata al “peso” di una tradizione fortissima; e soprattutto per la delicatezza dell’operazione, davvero ardita, di far funzionare sul “corpo” del gigante shakespeariano un ingranaggio simbolico intriso di rinvii alla presa di coscienza, drammatica, di una “crisi” generazionale precisa, tutta contemporanea. Dice infatti la regista, nella pregevole brochure che accompagna lo spettacolo: "Sinceramente non so se è peculiare della mia generazione avvertire l’assenza del padre, o se forse nel cammino di ogni essere umano arriva un momento in cui egli si sente orfano di questa figura... Affrontare il Lear è cercare di colmare questa mancanza, o forse è soltanto arrendersi alla nostalgia”.
Il problema maggiore, in un’operazione del genere, è forse quello di garantire una tenuta scenica alla disseminazione di quadri investiti di volta in volta della capacità di rilanciare l’evocazione simbolica di quell’assenza; la riduzione di Lear a maschera a tratti farsesca, interpretata a turno da tutti i protagonisti, infatti, concentra fatalmente l’attenzione sul nodo (visivo, prima di tutto) di un personaggio metamorficamente assente, vera polarità attrattiva dell’azione, attorno al quale si muove una selva di figure che fatalmente divengono meta-personaggi, affrancati dalla progressione lineare di un pathos canonicamente culminante nella tragedia; così, il
Foto di scena (17/08/2002)
Foto di scena (17/08/2002)
polistilismo della rappresentazione, l’incursione nei codici espressivi più disparati, la cura meticolosissima per larghi movimenti di scena, il raffinatissimo gioco di luci tende ad assumere quasi una funzione compensativa alla frammentazione, concentrando su di sé il peso maggiore della scommessa di cui sopra. Il risultato, seppure a tratti un po’ diseguale, fa intravedere un lavoro preparatorio meticolosissimo, consapevole di tutti i rischi e gli azzardi del caso, tuttavia con elementi di originalità e fantasia inventiva notevoli; lavoro che il pubblico di Campo Pisani, dopo quasi tre ore di spettacolo, sembra aver apprezzato al meglio, tributando un lungo e meritato applauso alla giovanissima regista e agli attori, davvero bravissimi tra l’altro a reggere il peso di un tour de force psicofisico impegnativo come pochi.

 

 

 

 

 

 

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Testi a cura di: Roberto Ranieri
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