Tra ambiente e politica, i molti modi di dire cultura. Intervista all'on. Fulvia Bandoli
Abbiamo rivolto ancora una volta la nostra attenzione all'obbiettivo "cultura", con un'intervista all'on. Fulvia Bandoli, membro della Commissione Ambiente e Territorio alla Camera dei Deputati, presente a Venezia in occasione dell'Assemblea costitutiva della nuova Sinistra Ecologista.
Cercando nuove occasioni e nuovi modi di declinare il termine cultura a noi così caro, siamo partiti dall'esperienza di Fondamenta del giugno del 2002.
Nell'edizione 2002 di Fondamenta. Significati condivisi, una certa idea di "cultura" ha fatto da contenitore all’interno del quale discutere a 360° questioni di natura politica, sociale, economica…Accezione multiforme di uno sguardo critico sul mondo, nel rispetto delle differenze, mai come oggi il termine "Cultura" può esser considerato il significato condiviso per antonomasia, e proprio per questo, anche un contenuto che rinvia ad altri contenuti, proprio in virtù della sua intrinseca tensione interconnettiva.
Proprio perché può esser declinata in molti modi, abbiamo scelto di continuare il nostro cyber-viaggio nel mondo della cultura, dando voce ad una protagonista della politica di oggi.
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| L'on. Fulvia Bandoli |
Fulvia Bandoli è infatti deputato DS e si occupa di Ambiente e Territorio nella omonima commissione parlamentare alla Camera. Ma in passato, tra il ’76 e il ’90, ha ricoperto posti di responsabilità non solo nel settore ambiente, ma anche cultura e lavoro nell’allora PCI emiliano.
D: A giugno si è tenuta a Venezia la quarta edizione di Fondamenta all’insegna della ricognizione di "Significati condivisi", quei valori rifondanti, a livello planetario. In quell’occasione abbiamo ascoltato molte voci, e tutte hanno rilevato come significati quali globalizzazione, terrorismo, volontariato, giustizia…non siano a ben guardare nient’affatto condivisi. Cultura era stato l’orizzonte e l’occasione per trattare e sottoporre a discussione alcune questioni. Ora vorremmo prendere in considerazione, proprio quel concetto di “cultura” che a Fondamenta solitamente fa da cornice.
On. Fulvia Bandoli, oggi “cultura” è un significato condiviso, è un patrimonio comune? O è ancora motivo di differenze, di conflitti?R: Gli ultimi decenni segnalano una crescente difficoltà a condividere significati e concetti, sono cresciuti gli strumenti e le sedi di produzione di cultura e si sono accentuate le differenze di interpretazione. Questo sarebbe un dato positivo se fosse accompagnato dal confronto reale tra le varie posizioni in campo. Spesso invece ognuno si mette a guardia delle sue idee come se fosse in combattimento e la tendenza prevalente è un manicheismo diffuso, o da una parte o dall’altra, e inevitabilmente nemici, opposti , incomunicanti.
Direi che ci muoviamo in un campo molto trasformato rispetto alla seconda metà del secolo scorso e, dunque, siamo in piena ricerca di significati ma anche e soprattutto di sedi e di metodi per confrontarli.
D: On. Bandoli, lei inizialmente è stata responsabile del settore cultura e ambiente del suo partito, per poi dedicarsi, pressocché interamente, alle questioni ambientali. Questo binomio cultura-ambiente in cui si è “imbattuta”, è stato frutto di scelte dettate dal caso, oppure è stato motivato da ragioni ben precise? R: Per la verità ho iniziato il mio lavoro politico seguendo i temi della cultura ed esattamente della produzione e del funzionamento delle istituzioni culturali nella mia città, Ravenna, che però non è solo una città d’arte…ma anche un polo chimico, un’area che proponeva come naturale questo binomio. Un po’ come a Venezia dove la questione della riconversione della chimica è sicuramente un grosso nodo economico ma anche culturale.
Negli anni Settanta cominciano i primi dibattiti sull’ecologia anche in Italia e anche nella sinistra. Sulla costa adriatica in particolare è il tema della salvaguardia del mare ad attirare l’attenzione di cittadini e amministratori, ma la chimica ci aveva già proposto grosse questioni in vari territori italiani.
Il mio incontro con la cultura ecologista nasce da qui, e per questa ragione non è mai stato un approccio fondamentalista. Dall’inizio mi sono trovata a fare i conti con una contraddizione che ha segnato molto il dibattito politico, mi riferisco al tema del lavoro e dell’occupazione che molti ritenevano fosse in aperta antitesi con la sostenibilità ambientale.