Max Reger, genio sospeso fra tradizione e avanguardia
Autore da sempre considerato "ponte" emblematico fra linguaggio tardoromantico e atonalità, e proprio per questo forse figura ancora in larga parte musicologicamente irrisolta, il bavarese Max Reger a quasi un secolo dalla sua morte incarna ancora una specie di geniale "anomalia" nella storia della musica,
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| Max Reger |
per molti motivi. Innanzitutto, il corpo della sua musica sembra sfuggire ad una quadratura estetica soddisfacente ed esaustiva; Reger ha scritto per pianoforte, organo, orchestra e varie formazioni da camera, con oscillazioni e commistioni formali fra una destinazione strumentale e l'altra (in senso orizzontale) e, in senso diacronico, fra forme musicali attinte dalla tradizione barocca (fughe, ricercari, ecc.) e mutuate dalla tradizione tardoromantica (con l’eccezione della sinfonia, mai affrontata dal nostro), con un linguaggio straordinariamente “moderno”, prossimo alla dissoluzione della tonalità.
Un richiamo a una specie di “archetipo musicale” di riferimento, in realtà, sembra essere ossessivamente individuata da Reger nell'opera di Bach; "Se Bach non fosse nato, io non esisterei, non sarei qui neanche fisicamente" ebbe a dire un giorno. Eppure la sua fama di gran bevitore, il suo carattere intrattabile, a tratti maleducato e supponente, con un’annessa fioritura aneddotica destinata a prendere il posto, nei libri di storia della musica, dei suoi meriti artistici, ne fanno in definitiva una figura appartata, difficilmente collocabile, se non quasi del tutto ignorata.
La scheda - Reger nacque a Brand, in Baviera, il 19 marzo 1873. Cresciuto in una famiglia di musicisti, apprese i primi rudimenti musicali dalla madre pianista, e dal padre, organista, violinista e violoncellista. A undici anni iniziò a studiare organo con Lindner. Nel 1886 era già organista titolare della chiesa Cattolica di Weiden. Nel 1890 entra al Conservatorio di Sonderhausen, successivamente in quello di Wiesbaden dove, mentre si perfeziona col famoso teorico Riemann, insegna pianoforte, organo e teoria musicale. Nel 1896 si arruola volontario nell'esercito e vi rimane un anno, dopo il quale fa ritorno in famiglia colpito da gravi disturbi nervosi. Fino al 1901 rimane in famiglia ed inizia una massiccia opera di composizione di musiche organistiche, corali e cameristiche, fra cui la monumentale Fantasia sinfonica e fuga op.57, accolte dal pubblico e dalla critica in maniera contrastante, fra accuse di eccessiva modernità e, all'opposto, di accademico arcaismo. Nel 1901 si trasferisce a Monaco dove intraprende una brillante carriera come pianista solista ed accompagnatore, guadagnandosi di contro una pessima fama a causa del suo carattere irascibile e la tendenza a bere. Tra gli altri aneddoti si racconta che, eseguendo un po' alticcio in concerto la Passacaglia e Fuga in do minore di Bach, avesse iniziato il tema un semitono sotto, e in quella tonalità (!)avesse portato a termine il brano. Nel 1905 ottiene l'incarico di docente di composizione, teoria ed organo all'Accademia der Tonkunst. Nel 1907 passa a Lipsia, dove diventa Direttore della Società Corale e insegnerà composizione al Conservatorio, fino alla morte. A Lipsia prosegue la sua intensissima attività di compositore poliedrico e fecondissimo, dedicandosi con particolare attenzione alla musica corale ed orchestrale e continuando a suscitare opinioni contrastanti di pubblico e di critica. Nel 1911 si trasferisce a Jena presso il Duca di Sassonia-Meiningen, dove svolge le mansioni di Direttore dell'orchestra di Corte fino al 1915, dando vita a una delle formazioni orchestrali più famose d'inizio secolo. Alla morte del Duca si stabilisce definitivamente a Jena, dove prosegue la sua attività musicale di compositore, docente e concertista. Viene colto da un attacco di cuore in albergo e muore il 11 maggio 1916. Alla sua morte la vedova fonda a Jena il Reger Archiv, che dopo vari trasferimenti, viene definitivamente stabilito a Bonn sotto il nome di 'Max Reger Institut' e sotto la direzione di Schreiber vengono pubblicate tutte le composizioni, che assommano a diverse centinaia e riguardano i più diversi ambiti della musicaMassimo Mila, nella sua famosa Storia della Musica, lo liquida in poche righe come compositore pedante e poco ispirato, su cui peserebbe “un equivoco interpretativo storico”: quello che lo vorrebbe anticipatore di esperienze musicali di tipo “assoluto” come l’opera di Hindemith o i nuovi orizzonti dodecafonici d’inizio secolo, salvo in realtà tradire un fondo di esasperato tardoromanticismo “con tanta voglia di esprimere”, come testimonierebbe gran parte della sua produzione orchestrale (Mila cita in particolare il Balletto e il Concerto per pianoforte).
In Italia in effetti, Reger ha conosciuto ben pochi estimatori, tanto abissale appare la distanza fra la densa inquietudine formale della sua musica, a tratti certamente “difficile”, e il gusto per il tematismo facile e belcantistico che caratterizza la sensibilità musicale nostrana in ambito strumentale. Storica e isolata eccezione, il famoso intervento del musicologo Ettore Desderi a metà degli anni Venti, dal tono un po’ oltranzosamente apologetico volto almeno a smuovere una generale indifferenza; fra gli esecutori va almeno ricordato il ruolo “anomalo” di un organista come Ferdinando Germani, capace per decenni di richiamare a Roma centinaia di appassionati, proponendo limpide esecuzioni delle opere organistiche più impenetrabili del compositore tedesco (produzione unanimemente riconosciuta senza eguali, per intensità espressiva e rigore architettonico, nel panorama organistico postbachiano). In tempi più recenti, ricordiamo le intense esecuzioni di Ruggero Livieri, musicista padovano che ha magistralmente suonato più volte la Seconda Sonata di Reger in concerto, l'ultima qualche anno fa al Condervatorio di Padova. Per il resto, se si eccettua qualche rara incursione nella musica da camera, il buio più assoluto; ricordiamo in ambito veneziano un memorabile concerto di Gerard Oppitz, pianista svizzero da sempre “regeriano” convinto, che ha eseguito al
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Toniolo l’anno scorso le monumentali “Variazioni e Fuga su un tema di Bach” per pianoforte, proseguendo una tradizione interpretativa dallo straordinario rigore e controllo formale che risale alla lezione magistrale del grande "regeriano" Rudolf Serkin.
Schematizzando, due appaiono sostanzialmente le coordinate espressive che attraversano la produzione cameristica del nostro: da un lato, la suggestione del
contrasto significante che attraversa per successive metamorfosi un assunto tematico iniziale, con un continuo gioco di sponda fra “riconoscibilità” del tema-archetipo e impossibilità di ricavarne un percorso tonalmente compiuto; l’ascoltatore viene spesso chiamato a cogliere una specie di teatralizzazione acustica del conflitto; il difficile, qui, è interiorizzare nel loro ruolo fonosimbolico i protagonisti in gioco, l'io che si identifica ed "esprime" (il tema) e l'oscurità magmatica pre-patologica dello stesso "sentire" (la modulazione continua), con il ruolo del contrappunto bachiano a scandagliare i territori dell'inconscio come una specie di cattedrale gotica rovesciata ad imbuto. D’altra parte, il processo descritto implica la contrazione continua del tempo sonoro esterno nel tempo psichico del sentire individuale; il “divenire” dei suoni, o meglio l’articolazione dei loro rapporti sintattici (modulazioni) tende a coincidere con l’ebollizione psichica del senso soggettivo, in una frammentazione percettiva sempre più sintonizzata sull’atemporalità del flusso interiore. Il risultato non è quindi l’abolizione del percorso tonale, piuttosto l’aleatorietà di una modulazione ossessiva senza punti di approdo; gli accordi si susseguono in micro-pattern riconoscibili, ma svincolati l’un l’altro se non quando riattraversati dal “tema” iniziale, quasi riaderendo acusticamente al soggetto che "sente" ed “esprime”.
Presentiamo qui alcuni passaggi in qualche modo esemplificativi della complessità affascinante di questa esperienza compositiva, tendenzialmente riferendoci ai due predetti orientamenti d’ascolto.
Il tema delle "Variazioni e fuga" op. 81, è tratto dalla Cantata BWV 128 di Bach (aria n°4). Qui proponiamo la presentazione iniziale del tema di Bach, e tre livelli "metamorfici" del suo trattamento armonico e contrappuntistico (variazione n°8-Adagio, n°10-Grave e sempre molto espressivo, n°15-Con moto) nell'esecuzione memorabile di Rudolf Serkin (CD CBS MK 39562)
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Variazioni e Fuga op. 81: Tema iniziale |
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| Variazione n.8 |
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| Variazione n.10 |
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| Variazione n.15 |
Il quinto brano presentato è il Secondo movimento (Quasi Presto) del Quartetto per archi op. 109, nell'esecuzione del Philarmonia Quartet di Berlino (CD
Naxos 8.554510). Si ascolti qui la tensione tonale inesausta e continuamente ricircolante in un medesimo, soffocante viluppo armonico.
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| Quartetto per archi op. 109: II mov. 'Quasi presto' |
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