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Sotto la lente

Elementi di continuità fra Seicento e Settecento musicale napoletano


La cultura barocca del Seicento identifica Napoli quale luogo aperto a inlussi e contaminazioni differenti. Gli stilemi spagnoli e fiamminghi influenzano in particolar modo la produzione polifonica e organistica, assieme a suggestioni della musica sacra romana e estense. Due avvenimenti nel Seicento proiettano lo scenario musicale partenopeo oltre i confini del regno. Da un lato si potè assistere all'istituzione di scuole di musica all'interno di orfanotrofi (che a Napoli si chiamavano 'conservatori' ) dove i giovanissimi ricevevano l’istruzione musicale necessaria ad accompagnare le cerimonie religiose e le feste di corte. Le scuole si istituzionalizzarono a metà del ‘600, quando ricevettero l’apporto didattico di importanti compositori, attirando allievi anche da fuori Napoli. Dall’altro, tappa fondamentale nella storia della musica nel nostro paese, assistiamo all'arrivo della compagna dei Febi Armonici, paladini dell'opera in musica, genere che a Napoli ricevette una canonizzazione precisa e godette di largo successo , fino a identificarsi gradualmente con 'l'opera' come la concepiamo oggi, soprattutto attraverso l’esperienza musicale di Alessandro Scarlatti.
L'inaugurazione del Teatro San Carlo nel 1737, celebra idealmente la dimensione europea raggiunta del Settecento napoletano. E se l'opera buffa consegna alla storia il culmine di un'evoluzione compositiva feconda di successivi ottocenteschi sviluppi, la dimensione "seria" della produzione sacra e profana del settecento napoletano merita oggi una rilettura attenta, con la riscoperta di autentici tesori musicali. E il programma del presente concerto è concepito per offrirne un assaggio, speriamo, assai significativo.

Nicolò Porpora
Nicolò Porpora
Riportiamo qui un passaggio centrale di un saggio sul Settecento Napoletano di Giovanni Carli Ballola: "Personalità come quelle di Leonardo Leo, Nicolò Porpora, Leonardo Vinci, Domenico Sarro, Francesco Durante, Nicola Fago, Francesco Feo, Francesco Mancini, per limitarci alle più note della prima generazione 'napoletana', nonché lo stesso Pergolesi, mito e simbolo della "scuola"; musicisti diversissimi per tempra inventiva, scelte artistiche, orizzonti culturali, fama e carriera, stanno uscendo lentamente dalle nicchie di un'uniforme galleria di erme illustri, per assumere il peculiare rilievo loro dovuto. A Leonardo Leo (nato a S. Vito dei Normanni in quel di Brindisi il 5.8.1694, morto a Napoli il 31.10.1744) la civiltà musicale partenopea deve forse più che ad altri, come Porpora, tutto preso dalla propria attività di compositore e di maestro di canto a Londra, Dresda, Vienna e Venezia, o a Durante, il solo ad avere escluso il teatro dalla sua precipua vocazione di didatta e di autore di musica strumentale e da chiesa. Strettamente legato alle istituzioni dei conservatori (fu attivo come insegnante in quelli di S. Maria della Pietà dei Turchini e di S. Onofrio) e della Cappella reale, Leo ebbe parte eminente nella formazione di una generazione di compositori tra i quali spiccano Jommelli e Piccinni e si distinse come autore di composizioni religiose di altissima qualità, improntate a particolari intenti restaurativi del contrappunto 'osservato' (oggi diremmo rigoroso) di matrice rinascimentale".
(da comune.san-vito-dei-normanni.br.it)

  

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Testi a cura di: Roberto Ranieri
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