Stagione di Prosa 2006/2007
Processo a Dio
Mestre, Teatro Toniolo
dal 22 al 23 Febbraio 2007 ore 21:00
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| Foto di Tommaso Le Pera |
di Stefano Massini
con Ottavia Piccolo
regia di Sergio Fantoni
scene di Paolo Baroni
costumi di Joanka Micol Medda
“Ci sono idee – frammenti di luce, indizi di storie – che incontri una volta e non ti lasciano più. Erano anni che tenevo chiusa in qualche cassetto della mente la traccia di un Processo a Dio all’indomani della Shoah. Immaginavo quel processo come una resa dei conti: violenta, acuta, drastica. Sicuramente un appuntamento non più rimandabile, un guardarsi negli occhi fra terra e cielo. Tutto questo stava in quel cassetto, insieme a squarci di azione, atmosfere abbozzate, profili delineati come uno schizzo al carboncino. Ed ogni volta che, per caso, quel cassetto si apriva, puntualmente mi assaliva la voglia di tentare una forma scritta, traducendo finalmente in dialogo quella scommessa così estrema, per me fascinosa, densa, intrigante.
Devo a Sergio Fantoni la riapertura definitiva del cassetto, lo stimolo fortissimo a dar vita teatrale a quegli schizzi provvisori. Ho lavorato su Processo a Dio come forse si lavora ad una statua: ho sgrossato il blocco di marmo per poi scendere sempre più nel dettaglio. Ed era come se il testo esistesse già, laggiù, in fondo al blocco. Lo stavo scoprendo, come svelandolo: un passo dopo l’altro mi si rivelavano i tratti dei personaggi, i nodi della vicenda, le dinamiche della trama, il disegno del dialogo. Sono stato spettatore di ciò che scrivevo e scrittore di ciò che vedevo scorrermi davanti agli occhi.
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| Foto di Tommaso Le Pera |
Giorno dopo giorno ha preso vita sulla carta la febbre di Elga Firsch, attrice ebrea di Francoforte che a tutti i costi vuole Dio alla sbarra. E ancora - giorno dopo giorno - le si sono affiancati il rabbino Nachman difensore di Dio, il giovane Adek smanioso di vendetta, lo Scharführer Reinhard relitto del Reich e i due anziani Solomon e Mordechai, giudici severi di un processo che non può non farsi gara dura, senza esclusione di colpi, combattuta con l’istinto feroce dei sopravvissuti, di chi – marchiato dal lager – brucia per la rabbia di un massacro tanto barbaro quanto assurdo, indecifrabile, insensato.
Perché in fondo la parola chiave di questo testo non è il dolore dell’Olocausto, bensì il non-senso: quella nebbia fitta che avvolge il presente, quella insignificante banalità che muove la storia con il tragico sconcerto di chi ne è vittima. Se l’uomo è un burattino, chi lo muove? E quale logica segue il teatrino del mondo? Sono queste le domande che, come un magma, muovono il testo dal suo interno. Elga Firsch accusa Dio con la voce, in fondo, dell’umanità intera: l’umanità di ogni epoca e bandiera. E vale forse, come esempio, una battuta del rabbino Nachman: ‘il processo a Dio non lo facciamo noi: non si è mai chiuso. Da cinquemila anni.’ “
Stefano Massini, Firenze, 14 luglio 2005
Venerdì 23 febbraio ore 17:30 Incontro aperto al pubblico presso il Teatro Toniolo con Ottavia Piccolo. Conduce Curzio Pettenò (RAI).
Stefano Massini
Drammaturgo e regista. E’ nato nel 1975 a Firenze, Italia, dove vive come drammaturgo indipendente. Il lavoro di Massini comprende: Memorie del boia, 2003, La fine di Shavuoth, 2004, L’odore assordante del bianco, 2005, Processo a Dio, 2005, La gabbia ovvero figlia di notaio, 2005. Massini ha vinto il maggiore premio italiano per la nuova drammaturgia: il Premio Pier Vittorio Tondelli al Premio Riccione 2005. In più, ha vinto numerosi altri premi per giovani autori. I suoi testi sono stati di recente apprezzati e interpretati da alcuni dei più importanti attori italiani. Ha anche tradotto Shakespeare e adattato per il teatro molti famosi romanzi e racconti. Una raccolta dei suoi testi sarà pubblicata nel 2006 da Ubulibri. La Giuria del Premio Pier Vittorio Tondelli – presieduta da Franco Quadri – ha lodato unanimemente la sua scrittura “chiara, tesa, di rara immediatezza espressiva, che riesce a darci anche visivamente il tormento dei personaggi con forte immediatezza drammatica”. I suoi testi sono tutti incentrati sui temi della solitudine, delle paure, della ricerca di felicità e di un senso della vita, con una particolare passione per la storia e per la rilettura in chiave teatrale di famose biografie di artisti. Per esempio, Memorie del boia racconta lo strano incontro tra l’anziano boia Charles Sanson (il Re del Patibolo, con 2700 decapitazioni…) e un ben noto giovane scrittore francese: il testo scorre come un thriller, sullo sfondo di una spettrale Parigi notturna nell’innevato inverno 1829. Nella stagione 2004/5 il testo è stato allestito con successo con una scenografia dipinta dal noto pittore Lele Luzzati. Ne esiste già una versione in Svedese. La fine di Shavuoth racconta un altro occasionale incontro notturno, pieno di leggerezza e delicatezza di tratto: il testo si svolge in un Cafè Yiddish nella Praga ebraica, autunno 1911. Tutto ruota attorno al dialogo imprevisto – realmente avvenuto – fra Franz Kafka – un ventottenne impiegato introverso – e Jtzach Löwy, attore-corsaro polacco della stessa età. I due personaggi, bloccati nel suddetto Cafè con porte e finestre sbarrate, troveranno lentamente la strada per scoprirsi amici e confidenti.  |
| Foto di Tommaso Le Pera |
L’odore assordante del bianco è il testo vincitore del Premio Pier Vittorio Tondelli 2005. Sarà prodotto in Italia nell’inverno 2006, con la regia di Stefano Massini, per il Teatro Metastasio/Stabile della Toscana, a Prato. Il potente bianco del titolo è il tono predominante del Manicomio di Saint-Paul-de-Manson, nel sud della Francia, dove – com’è noto - fu internato Vincent Van Gogh nel 1889. Immerso nel bianco e nella tortura del silenzio, il testo procede con molti colpi di scena, mentre sfilano infermieri aguzzini, medici esaltati, pionieri dell’ipnosi e, infine, lo stesso fratello di Vincent, la cui identità è destinata a restare un enigma. Processo a Dio affronta il tema della Shoa e ricrea uno dei processo contro Dio che gli ebrei tennero dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la liberazione dei Campi di Sterminio nazisti. La protagonista è Elga Firsch, un’attrice di origini ebraiche deportata al campo di Maidanek. Straordinariamente sopravvissuta alla catastrofe, Elga decide di portare Dio alla sbarra per la sofferenza del suo popolo. E così, in una baracca di legno prima dell’alba, cinque personaggi (compreso il vecchio rabbino Nachman) tengono il loro drammatico processo davanti a un ufficiale nazista prigioniero. Il testo sarà allestito con una importante produzione italiana nel 2006, con la regia di Sergio Fantoni e con Ottavia Piccolo nel ruolo di Elga. La Gabbia ovvero figlia di notaio è un dialogo ad altissima tensione, ambientato oggi nel parlatorio di un carcere. Due donne – una famosa scrittrice altoborghese e sua figlia detenuta ex brigatista – si ritrovano una davanti all’altra dopo una separazione di undici anni. La loro conversazione sembra impossibile: non sono in grado di trovare un solo punto di incontro e seguono punti di vista diametralmente opposti. Ma forse verrà fuori, alla fine, almeno qualcosa che le possa legare oltre la gabbia delle reciproche posizioni… Il testo è stato prodotto in Italia nel tardo autunno 2005, con la regia dell’autore: ha due soli personaggi e richiede un allestimento semplice. Ottavia Piccolo
Esordio, a dieci anni, nel 1960-61, in teatro, nel ruolo della bambina cieca, sorda e muta di Anna dei miracoli con Anna Proclemer, regia di Luigi Squarzina. Subito dopo, il cinema: è Caterina, una delle figlie del principe di Salina (B. Lancaster) ne il Gattopardo di Luchino Visconti.
Teatro
Nel 1963 è protagonista di Le visioni di Simone Marchand di B. Brecht, regia di B. Menegatti. Nel 1964/65 incontra Giorgio Strehler, che la dirige ne Le baruffe chiozzotte di C. Goldoni; nel biennio successivo è diretta da L. Visconti ne Il giardino dei ciliegi di A. Cechov e da Ettore Giannini ne Il mercante di Venezia di W. Shakespeare.Seguono (1966-67) La Calandra di B. Bibbiena, regia di Giorgio De Lullo, Egmont di W. Goethe, regia di L. Visconti, e (1968-69) Ivanov di Cechov, regia di Luca Ronconi (anche la versione televisiva del 1972).Ritorna a Strehler e al Piccolo di Milano (1972-73) nel doppio ruolo de il fool e Cordelia ne Re Lear di W. Shakespeare. Di nuovo con Squarzina, è (1976-77) in Misura per misura di Shakespeare per il Teatro di Roma. Nasce il sodalizio artistico e d'impresa con Gabriele Lavia, che la dirige ne Il vero amico di Goldoni, Amleto di Shakespeare, Anfitrione di Kleist e Il Gabbiano.Nel 1981, alla Piccola Scala di Milano, Peter Ustinov (anche autore) la dirige in Prova per il matrimonio di Gogol nell’ambito del Festival Musorskij. Poi è protagonista de L'avventuriero e la cantante di Hugo von Hofmannsthal, regia di Giancarlo Cobelli, di Elettra di Hugo von Hofmannsthal, regia di Sandro Sequi; è in Mirra di Vittorio Alfieri, regia di L. Ronconi, ne Il Berretto a Sonagli di Luigi Pirandello, regia Massimo Castri, ne La sorpresa dell'amore di Marivaux, regia di Sequi.Propone in varie stagioni, Dialoghi con nessuno, una sua scelta di testi di Dorothy Parker, Natalia Ginzburg e B. Brecht, regia di Silvano Piccardi; con la regia di Jeròme Savary interpreta La dodicesima notte di Shakespeare. Nel 1993 è protagonista di Pazza di Tom Topor, regia Giancarlo Sepe. Sempre nel 93-94, e anche la stagione successiva, entra nella Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia , dove è protagonista di Intrigo e amore di Fredrich Schiller e di Medea di Franz Grillparzer, entrambi diretti da Nanni Garella.La stagione 1997-98 l'ha vista ancora una volta al Piccolo Teatro di Milano, dove, per la regia di L. Puggelli, ha interpretato Frosina ne L'avaro di Moliere con Paolo Villaggio, riscuotendo un eccezionale successo di pubblico.Nelle stagioni 1998/2000 Rosanero di Roberto Cavosi per la regia di P. Maccarinelli. Quindi, stagione 2000-2001, Il libertino di Erich-Emmanuel Schmitt, con Gioele Dix, sotto la direzione di Sergio Fantoni. Dal 2001 è in tournée con Buenos Aires non finisce mai di Vito Biolchini ed Elio Turno Arthemalle, un One-woman-drama sui desaparecidos argentini, regia di Silvano Piccardi.
Cinema
Detto dell'esordio con Visconti, le successive tappe cinematografiche di Ottavia Piccolo sono Serafino di Pietro Germi, Metello e Bubu di Montparnasse entrambi diretti da Mauro Bolognini (per il primo la Piccolo vince il premio per l'interpretazione femminile al Festival di Cannes del 1970). Poi ancora, L'evaso di Pierre Granire-Deferre con Alain Delon e Simone Signoret, L'anguilla da trecento milioni di Salvatore Saperi, Zorro di Duccio Tessari ancora con A. Delon, Mado di Claude Sautet con Michel Piccoli. Nel 1987 è nel cast de La famiglia di Ettore Scola (Nastro d'argento). Interpreta poi Da grande di Franco Amurri con Renato Pozzetto, Sposi di Pupi Avati, Nel giardino delle rose di Luciano Martino, Condominio di Felice Farina, Barocco di Claudio Sestieri, Angeli del sud di Massimo Scaglione e Bidoni di Felice Farina.
Televisione
Per la televisione, oltre alle numerose commedie, Ottavia Piccolo ha interpretato diversi sceneggiati e tv-movie. Il primo, Il mulino del po di Baccelli, regia di Sandro Bolchi, poi Vita di Leonardo di Renato Castellani, La certosa di Parma di Mauro Bolognini, La biondina di Andrea e Antonio Frazzi, Girotondo di Enzo Muzii, Mino - il piccolo alpino di Gianfranco Albano, La coscienza di Zeno di Sandro Bolchi, Chiara e gli altri di Francesco Lazotti, Il prezzo della vita di Stefano Reali, Donna di Gianfranco Giugni e, per il ciclo Palcoscenico di Raidue, il drammatico Rosanero di Roberto Cavosi, regia di Antonio Calenda.