Le "putte", altrimenti dette "figlie di coro", erano giovani ragazze dei conservatori-orfanotrofi di Venezia cui veniva insegnata l’arte di cantare e suonare strumenti esibendosi all’interno di un coro durante la messa regolare.
Quelle della Pietà sono le più note, venivano chiamate le putte di Vivaldi perché, grazie al ruolo che il grande compositore occupava in quella istituzione, esse si trovarono ad essere le prime interpreti della sua musica.
Vivaldi, infatti, aveva il compito di insegnare il violino, così la maggior parte delle sue opere risulta scritta appositamente per loro (addirittura vi veniva indicata personalmente la destinataria).
Si tratta non di orfane, ma di trovatelle esposte -cioè abbandonate dalla famiglia- che venivano accolte nei cosiddetti “Ospedali” dove ricevevano un’istruzione, in questo caso musicale.
La possibilità di entrare a far parte del coro era preclusa ai maschi e concessa, dopo un’audizione di prova, solo ad un numero limitato (circa 8) di giovani ragazze stabilmente ricoverate nell’Ospedale. Imparavano i rudimenti di musica da un maestro di canto, o anche dallo stesso maestro di coro e ricevevano le prime lezioni di musica da figlie più grandi che sceglievano alcune delle più giovani da educare. Molte suonavano due o tre strumenti, mentre più di alcune erano attive sia come cantanti sia come strumentiste.
I libri musicali necessari per lo studio erano procurati dalla stessa Pietà, avevano un numero fisso di pagine ed erano rilegati, di solito in cartoncino. E’ molto probabile che la copista dei libri musicali fosse una delle figlie di coro deputata a questo compito. Dopo un periodo di apprendistato le giovani più brave divenivano membri attivi del coro, un gruppo di circa 40 cantanti e suonatrici che si esibiva nella cappella della Pietà nascosto alla vista del pubblico da una fitta grata. All’interno del coro c’erano 14 figlie privilegiate (tra cui le due maestre di coro) che avevano l’esclusivo diritto di agire come guardiane-tutrici per le figlie in educazione da famiglie nobili o borghesi.
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| "La Cantata delle Putte" di Gabriel Bella |
La carica di Maestra era il grado più alto che potevano conseguire le figlie ed era limitato a 20 di loro alla volta. Due di loro potevano diventare anche Maestre di coro, responsabili unitamente di tutte le faccende -musicali o disciplinari- concernenti il coro.Le altre 18 maestre avevano una varietà di mansioni musicali e amministrative per le quali venivano periodicamente riconfermate o sottoposte a rotazione.
Gli elementi basilari sul fenomeno delle figlie di coro alla Pietà si possono rintracciare nella biografia di Vivaldi scritta di Pincherle e, in tempi più recenti, anche ne “La musica negli ospedali/ Conservatori veneziani fra seicento e inizio ottocento” a cura di Helen Geyer e Wolfgang Osthoff.
Quest’ultima opera si concentra in particolare sulla più famosa delle figlie, ANNA MARIA (1695/6 –1782), maestra di coro, cantante e strumentista di grande fama per la sua epoca alla quale venne dedicata anche un’anonima satira poetica.
Anna Maria, il cui talento per il violino emerse già dagli inizi sotto la guida di Vivaldi, fu una delle 5 figlie cui fu dato un permesso speciale, assecondando la richiesta della nobildonna Marietta Corner, di partecipare come concertiste/strumentiste in una disputa sulla dottrina Cristiana tenutasi al convento di S. Francesco della Vigna.
Divenuta principale violinista del coro, ebbe una brillante carriera che le permise di arrivare alle massime cariche dell’istituzione.
Oltre al violino, Anna Maria sapeva suonare anche vari altri strumenti come il clavicembalo, il violoncello, la viola d’amore, il liuto, il mandolino e la tiorba dimostrando una abilità musicale multiforme e decisamente fuori dal comune.
Presto acquisì fama a internazionale riscuotendo gli apprezzamenti di varie personalità straniere in visita a Venezia: l’ufficiale di corte di Sassonia Joachin Christoph Nemeitz, il barone Carl Ludwig von Poellnitz, il grande flautista Johann Joachim Quantz.
Bibliografia sulle Figlie di Coro:
La musica negli ospedali/ Conservatori veneziani fra seicento e inizio ottocento” a cura di Helen Geyer e Wolfgang Osthoff, Roma 2004.
Biographical Notes on the “Figlie di Coro” of the Pietà contemporary with Vivaldi in Informazioni e studi vivaldiani, XXI, 2000, pp.75-96.
Vivaldi e gli ospedali di Venezia, in La rassegna musicale, X, 1937, pp. 357-68.