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Sotto la lente

Ancora Tracce per una propedeutica musicale...


Locandina di "Concert for young people", New York, 2005
Locandina di "Concert for young people", New York, 2005
Fare della musica classica il “reagente” essenziale di uno spettacolo che avvicini lo spettatore alla riscoperta interiore di un universo simbolico aperto; questo, in estrema sintesi, il senso di un percorso che da anni Camerata Marciana con Maurizio Biondi ha fatto proprio con ostinazione, raccogliendo in questi giorni, a Ca’ Rezzonico con “Tracce”, i frutti di un apprezzabile riscontro di pubblico e di critica. La formula, ampiamente descritta in questo sito in occasione dei primi esperimenti al Candiani, sembra destare effettivamente segnali di gradimento ed interesse oltre le apparenze di un richiamo un po’ “elitario”; specie quando l’espressione “propedeutica musicale” può evocare, fuori contesto, accenti di pedanteria o ingessatura accademica. D’altra parte, la pressoché totale assenza di iniziative del genere, in ambito classico, ci suggerisce qualche riflessione in più sulla natura dell’orizzonte percettivo più generale dove puo’ sciogliersi, oggi, la goccia infinitesima di un’iniziativa come Tracce; cercando magari di capire meglio cosa può significare, nel Terzo Millennio, parlare di una propedeutica musicale discosta dalla pura didattica esecutiva o storiografica, per far avvicinare un pubblico sempre più vasto non tanto a questo o quel capolavoro, ma all’essenza stessa di un linguaggio che puo’ offrire “un equivalente sonoro delle strutture emozionali profonde” (H. H. Eggebrecht), o dello “spirito che si plasma interiormente” e “produce le forme dei suoni” (Eduard Hanslick), riscommettendo sulla necessità di rilanciarne il senso proprio oggi, in relazione alla nebulosità di riferimenti e di codici che tendono, per dirla con Marc Augé, a “globalizzare l’indistinzione”.
 
L'organista Virgil Fox nel frontespizio "pirotecnico" di un programma da concerto
L'organista Virgil Fox nel frontespizio "pirotecnico" di un programma da concerto
Nel secondo dopoguerra, quando la musica classica prese a migrare in modo massiccio dalle sale da concerto ai grammofoni domestici, candidandosi come potenziale fenomeno di massa, l’idea di una propedeutica all’ascolto cominciò ad affacciarsi con disinvoltura fin dai primi vagiti del mezzo televisivo, per lanciarla alla conquista di un pubblico sempre più vasto; siamo negli Stati Uniti, naturalmente. Lì le incisioni riservate dalle major discografiche al “classico” riguardavano per lo più il versante sinfonico ottocentesco, più “popolare” in quanto bene assecondava le consuetudini percettive di un ascoltatore occidentale di media cultura: tonalità, ritmo, dinamica al servizio dell’ “espressione dei sentimenti” sono tutti parametri sonori passati pari pari nel repertorio leggero, in buona parte attraverso l’opera lirica. Eppure la naturale vocazione dell’intreccio sonoro “classico”, a chiamare in causa un
Nell'opera sinfonico-didattica di Britten, dal titolo Young Person's Guide To The Orchestra, ad ogni entrata del tema della fuga corrisponde un timbro strumentale diverso
Nell'opera sinfonico-didattica di Britten, dal titolo Young Person's Guide To The Orchestra, ad ogni entrata del tema della fuga corrisponde un timbro strumentale diverso
sistema simbolico più complesso, che potesse offrire all’ascoltatore diversi piani di lettura e suggestione emotiva, poteva ben meritare uno sforzo divulgativo accessorio. Scopo dichiarato, quello di svelarne i meccanismi più profondi senza ingessarli in un approccio scolastico tradizionale (che da sempre nel Vecchio Continente precede, anche quando meritoriamente si fa nei teatri, il rito intoccabile dell’esecuzione); ma piuttosto facendo della “lezione” uno spettacolo nello spettacolo, che si affianca al concerto in un unico afflato comunicativo; nel quale la musica resta comunque al centro della scena, col compito di evocare, direbbe Schopenauer, una “pura contemplazione estetica”. L’intuizione di questa naturalezza d’approccio si ebbe oltreoceano negli Anni ’50, ad opera di un direttore d’orchestra straordinario, oltre che finissimo comunicatore: Leonard Bernstein. “Lenny” per primo pensò ad uno spettacolo dove la parola interagisse con la musica per mezzo di echi, rinvii, domande verbali cui seguivano in rapida successione risposte strumentali; nel quale il compositore non fosse evocato dietro un’aura autoriale fuori campo, ma còlto nella sua vita di tutti i giorni, di cui la musica condivide una humanitas, quand’anche austera, spogliata di ogni mitologia. Anche oggi, a rivedere quelle trasmissioni di cinquant’anni fa, colpisce l’assoluta modernità della formula, proprio per la dose di creatività e di apparente candore comunicativo che promanano ad ogni passaggio.
 
Dopo Bernstein, altri musicisti d’oltreoceano hanno fatto propria l’impostazione aperta di quella mission comunicativa, (fra gli altri Virgil Fox, Glenn Gould, Tilson Thomas, ecc.) facendone via via una questione etica prima che artistica; il problema, in una società di massa dove la cultura appare sempre più subordinata al mercato, è sempre più quello di attrarre le giovani generazioni a ritrovare, nel “classico”, l’estetica più naturale
Un giovanissimo Glenn Gould alle prese con Bach in un filmato di repertorio
Un giovanissimo Glenn Gould alle prese con Bach in un filmato di repertorio
di una dimensione interiore pienamente vissuta; in questo, e non in altre aride classificazioni di valori comparativi con altre forme più o meno colte / popolari, va ricercato il valore educativo intrinseco di ascolti musicali che interrogano il passato come una fucina atemporale di exempla, quali tasselli di un’irrinunciabile condivisa rigenerazione di idee e suggestioni.
Cos’è cambiato nel frattempo, sulla scena massmediale, rispetto a quegli anni? Internet e globalizzazione, in cose di musica, hanno ottenuto l’effetto paradossale di definire sempre più comunità di ascolto “qualificate” in aree virtuali spesso chiuse in se stesse, pur abolendo la variabile della distanza. D’altra parte, la necessità di condividere i file musicali in rete a velocità sempre maggiori ha condizionato pesantemente la tecnologia, introducendo standard di compressione sempre più forzati e, sul piano delle abitudini personali d’ascolto, nuovi gioielli di hardware multifunzione a prezzi bassissimi; che consentono a ciascuno di portarsi appresso, con poche decine di euro, il proprio archivio musicale stipato in pochi centimetri.
 
La serie di lezioni musicali tenute da Bernstein è ora masterizzata in 9 DVD (in inglese)
La serie di lezioni musicali tenute da Bernstein è ora masterizzata in 9 DVD (in inglese)

Eppure, già la prima rivoluzione digitale del CD audio, combinata alle logiche di marketing sui grandi numeri applicate alla carta stampata, aveva inaugurato una nuova era nella diffusione della musica classica: entrati con prepotenza fra gli “allegati”, che in pochi anni hanno praticamente trasformato le edicole dei paesi industrializzati in bazar di oggettistica, i cd di musica classica sono entrati con prepotenza, e a bassissimo costo, fra i gadget più frequentati dai quotidiani nazionali. Un’azione di propedeutica musicale diretta al “classico”, quindi, pare collocarsi oggi in un nuovo traffico di input, e soprattutto di consuetudini psicopercettive; nel quale non si tratta solo di estendere in senso orizzontale una possibile attitudine d’ascolto, ma soprattutto di fare i conti con una “regressione globale del livello di partecipazione all’oggetto musicale” (De Kerkhove), rispetto al “rumore di fondo” dello scenario mediale contemporaneo; regressione di cui si intravedono varie spie proprio nei luoghi eletti dal mercato a diffondere le novità della tecnologia da intrattenimento domestico, come i di elettronica o gli stessi ipermercati. Nei quali, ad esempio, i vecchi amplificatori stereo, a suo tempo attorniati da casse di ogni tipo e per ogni tasca, hanno lasciato il posto a sontuosi impianti audio a rimorchio dell’effettistica video, buoni soprattutto a far sobbalzare lo spettatore sulla poltrona; nei quali il percorso elettronico di trattamento audio, curato in ogni dettaglio nella vecchia filosofia e premiato a suo tempo dai grandi numeri del mercato, appare secondario e non richiesto. Insomma: la sensibilità al dettaglio sonoro di un pezzo sinfonico, che a suo tempo figurava fra le caratteristiche di un buon diffusore, è superata di gran lunga dalla resa di una frenata lunga sull’asfalto dell’Aston Martin di 007...


Il successo planetario del formato mp3 è legato all'introduzione sul mercato del lettore Ipod
Il successo planetario del formato mp3 è legato all'introduzione sul mercato del lettore Ipod
Nel frattempo a diffondere il proprio verbo
elettronico sul mercato, con la complicità di una rivoluzione digitale che investe ogni aspetto riproduttivo e comunicativo audio-video, è una ricerca tecnologica sempre più autoreferenziale, fondata sul principio della ri-creazione; se il vecchio vinile (ma anche la pellicola fotografica) mantenevano, nelle tracce fisicamente scavate o impresse nei rispettivi supporti, un qualche legame con la realtà a monte del processo di riproduzione, i bit fondano la loro carica rivoluzionaria nel riscriverla, spacchettandone gli ingredienti in un flusso ricomponibile da un angolo all’altro del pianeta. Insomma: la tecnologia, in cose di musica, declassa in un’area di nicchia le ultime frontiere della fedeltà sonora, col relativo bonus “elitario” di un elevato piacere d’ascolto, invadendo per contro il mercato sul versante dell’ibridazione multifunzionale dettata dalla rete.
Insomma: mai come oggi, forse, fare propedeutica musicale, a cominciare dalle scuole, significa fare i conti con il contesto più ampio cui si accordano le consuetudini psicoricettive dei nostri tempi, soprattutto presso le nuove generazioni, senza opporre inutili resistenze di retroguardia; per suggerire piuttosto antidoti creativi all’indistinzione mediale, lasciando alle spalle riti e ingessature destinate a risultare cronicamente perdenti rispetto all’ “ora e qui” di una fruizione sempre più estemporanea e immediata, sullo sfondo di un “sentire” oggi reso ipertrofico, direbbero gli psicologi, dalla tirannide emozionale dilagante dell’ “io”, nelle sue infinite declinazioni ed eccessi in superficie. L’interiorità, merce oggi sempre più rara a trovarsi sotto tonnellate di conformismo, ha bisogno forse di nuovi appigli che rendano un po’ più agevole l’attraversamento delle zone d’ombra, nel rapporto con se stessi. O lascino almeno qualche indizio per la possibile risalita di un suono meno ipnotico, e più consapevole.




Testi a cura di: Roberto Ranieri
Sezioni del magazine: Approfondimenti
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