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Recensioni
Luci di poesia per un valzer della memoria
Come “ricordare”, quindi, le immani tragedie del secolo nelle forme di un intrattenimento intelligente, magari facendo della memoria il reagente ad hoc per uno spettacolo originale e compiuto? In un piccolo, operoso centro della provincia veneziana come Quarto d’Altino ci ha pensato una rassegna con un titolo che parrebbe celebrare, al contrario, la distanza da qualsiasi pausa pensosa sui rovesci della storia, “Comicomondo” 2007, che mercoledì 27 gennaio ha presentato lo spettacolo “Festa di nozze sotto un cielo di guerra”, realizzato da La Corte dei Miracoli in collaborazione con la scuola di danza John Rose. Spettacolo che, nelle note di sala, vuole essere appunto “un modo per ricordare i morti di tutte le guerre passate e presenti e un’occasione per riflettere sul significato che la pace può lasciare nella storia dell’uomo”. Entriamo incuriositi fra il pubblico, e ci rendiamo subito conto che non si tratta di una rievocazione teatrale in senso stretto, magari in salsa tragicomica dato il tono della rassegna, o con qualche annaffiata multimediale di bombe Ciò che ci pare funzioni al meglio in questo spettacolo, date anche le premesse di cui sopra, è l’intuizione di base, elementare ma efficacissima; quella di trasportare il pubblico in un contesto interattivo che rifiuta intellettualismi, ma offre la calamita semplice e seducente di un clima di festa, rispetto al quale lo sdoppiamento fra passato e presente tocca prima la pancia che la ragione, e dà i suoi frutti simbolici nell’orientare emotivamente la partecipazione di ciascuno in un "qui" che è anche "altrove". Bravissimo Mattia Berto, come già detto, in un ruolo che richiama da vicino il suo miglior Pantalone; Marco Zoccarato ha il grande merito dell’ideazione, regia e coordinamento dell'intera operazione, mentre un po’ meno ci convince sulla scena la rigidità della sua maschera stralunata; bravissimo infine il pirotecnico corpo di danza della Scuola John Rose, per le sue prestazioni in pedana ma anche, aggiungiamo, per le prelibatezze delle portate ai tavoli, preparate e offerte in punta di tacco dalle gentilissime signore della Scuola.
Con qualche ammiccamento ad un clima da “Underground” della memoria, e le mazurche alla Casadei al posto dei fiati di Bregovic, l’atmosfera è riscaldata dall’entusiastico e preciso intervento del corpo di danza della Scuola John Rose, che nelle pause di ballo vorticoso fra i vari quadri prende per mano al ritmo di valzer la nostalgia e la buona volontà di gran parte degli avventori; con Mattia Berto, sposo novello e deja vu, a prendersi paccate sulle spalle fra un cin cin e un Viva i sposi d'annata, compreso il merlot, sotto le incombenti sirene degli allarmi aerei.
Testi a cura di: Roberto Ranieri Sezioni del magazine: Recensioni |
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