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Il Grand Tour di Marco Deambrogio


In Canada
In Canada
di Francesca Sartori

 
Al giorno d'oggi, la tecnologia ci permette di viaggiare fisicamente e virtualmente senza difficoltà pressochè ovunque. Il concetto di fines, di confini, si è largamente spostato, quasi dissolto... e le Colonne d'Ercole odierne sembrano rappresentate ormai solo dallo Spazio. Ma la tecnologia non affievolisce lo spirito di conoscenza dell'uomo e anzi lo spinge a cercare nuovi obiettivi, nuove sfide, nuovi confini, appunto. Così spesso capita che alcuni decidano di liberarsi dei "vantaggi" che la scienza ha dato all'uomo per attraversare il pianeta e, spogliati delle sovrastrutture che a volte rischiano di cammuffare il viaggio, cominciano a muoversi, a esplorare, a raggiungere nuove frontiere... Marco Deambrogio, tra questi, da anni assapora il gusto del viaggio con pochi mezzi a disposizione e, dopo il lungo percorso attraverso i cinque continenti in sella alla propria motocicletta, decide di condividere un po' dei suoi ricordi, attraverso un libro e con qualche domanda...


D: Avendo comunque già portato a termine molte esplorazioni in zone ancora inviolate del piante, come ha scelto il percorso di viaggio? Pur avendo già viaggiato molto, non deve essere stato semplice decidere di percorrere alcune aree piuttosto che altre...
 
R: Il percorso di viaggio lo decido seguendo il mio istinto consultando il mappamondo. La scelta di un area piuttosto di un'altra è dettata dal cuore e dalla curiosità a volte anche dalla casualità.

 
Il percorso del giro del mondo
Il percorso del giro del mondo
D:
Dal libro si capisce che aldilà del desiderio di avventura, c’è stata una preparazione meticolosa prima della partenza, soprattutto per quanto riguarda materiali, attrezzature, finanziamenti e sponsor. Questi ultimi in particolare hanno posto condizioni vincolanti soprattutto per quanto riguarda la produzione video e i reportage? È sempre riuscito a coprire le spese di viaggio attraverso la vendita dei diritti?
 
R: Non direi che la preparazione è stata meticolosa, un minimo di organizzazione cera ma quasi tutto è stato lasciato all’improvvisazione sul campo. Se gli sponsor mi avessero imposto delle scelte di condizioni vincolanti, io non sarei mai partito! Per quanto riguarda la produzione reportage decidevo tutto io. Idem per il video. Sono sempre riuscito a coprire le spese di viaggio con la vendita diritti.


D:
Abituati a seguire imprese targate No-Limits, estremamente “televisive” e soprattutto iper sponsorizzate - con prove atletiche, esami, controlli, e soprattutto tanta tanta pubblicità -, sembra quasi che l’idea, l’organizzazione e infine la spedizione del suo viaggio siano state gestite in modo un po’ “casalingo”, quasi dilettantesco... Che tipo di preparazione fisica invece è stata realmente necessaria per affrontare il giro del mondo in solitaria?
 
R: La preparazione dei miei viaggi è dettata dalla mia sete di scoperta e avventura che credo non si affievolirà mai. È vero c’è poca organizzazione prima della partenza e non potrei mai fare la fine di certi personaggi televisivi fasciati da numerosi messaggi pubblicitari, piuttosto starei a casa... Ma sul campo c’è molta determinazione, volontà e la logistica di movimento è capillare; non do mai niente per scontato. Prima di partire per i miei viaggi in moto non faccio alcuna preparazione specifica in quanto tutto l’anno mi mantengo in forma facendo vari sport. Ma non sono un maniaco del fitness: mangio e bevo ciò che mi piace.
 
 
In Papa Guinea
In Papa Guinea
D:
La sua famiglia come ha vissuto le sue spedizioni da casa? Nel libro racconta di aver mantenuto le comunicazioni strette “all’osso”, certo che saperla attraversare aree inospitali e isolate non deve essere stato facile...
 
R: La mia famiglia è il motore portante della mia vita. Non c’è nulla al mondo più importante di mio padre, mia madre e mia sorella, ma purtroppo ho fatto questa scelta di vita e loro con il tempo hanno imparato quasi a conviverci. Certo credo che in fondo non faremo mai l’abitudine a questa lontananza forzata in cui l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.
 
 
D:
Un giro così lungo e così estremo nelle condizioni, attraverso zone densamente abitate come pressoché desertiche, implica un contatto umano con gli abitanti locali e con le loro differenti culture molto intenso. Dei luoghi che ha attraversato cosa ritiene di aver portato a casa? E cosa invece è rimasto per così dire “irraggiungibile”?
 
R: A casa ho portato i sorrisi dei bambini che mi accoglievano felici nei loro villaggi remoti, il calore di una stretta di mano, e soprattutto la consapevolezza di essere stato fortunato nel nascere in Italia. Se fossi nato in Congo o in Kirghizistan, per esempio, non avrei mai potuto mettere il naso fuori dai miei confini… Non ho mai avuto la percezione di “irraggiungibile”, io in questi miei viaggi non voglio raggiungere nessun obiettivo ne dimostrare nulla, sono solo esperienze umane che ho voluto raccontare.


D: Una delle ultime “spedizioni” che ha portato a termine è stata la Venezia-Pechino in moto. Un itinerario affascinante, quasi un ponte sia storico che geografico tra l’Europa e la grande Cina...Ancora una volta in solitaria? Qualche aneddoto sulla traversata?
 
Venezia-Pechino
Venezia-Pechino
R:
Anedotti ce ne sono tanti… per citarne uno: in Kazachistan, al confine con la Cina, sono rimasto bloccato 76 giorni (dico 76!..) in attesa di ottenere la patente cinese indispensabile per poter condurre un veicolo in Cina. Le autorità cinesi finalmente me la diedero, ma giunto in Cina mi bloccarono ancora una volta … la mia moto con targa occidentale non era autorizzata a circolare sul suolo cinese!! Allora legai la moto a un cancello… entrai da un meccanico cinese e acquistai una scalcinata moto cinese e con quella portai a termine la Venezia-Pechino… 18.000 mila chilometri in 5 mesi di viaggio.
 
 
D: Ripensando alla Milano-Kabul in moto, ha scelto un itinerario piuttosto “caldo”. Durante i suoi viaggi si è mai trovato in condizioni pericolose per la situazione politco-militare del paese?
 
La Milano-Kabul
La Milano-Kabul
R:
Il viaggio in Afghanistan del 2002 è stato uno dei più pericolosi in assoluto, ho visto con i miei occhi la guerra che avevo visto solo alla televisione e i danni che può fare: bambini senza gambe e dottori disperati che cercavano di salvargli la vita; intere aree rase al suolo dai combattimenti; i carri armati dell’Alleanza del Nord che sfilavano a fianco della mia moto… Le strade erano disseminate di mine e più di una volta ho rischiato di saltarci sopra. Quando sono finalmente entrato alla Base di guerra di Bagram, da dove partono tutte le azioni militari contro AlQuaeda, gli americani non potevano credere che fossi arrivato fin li in moto da solo...
 
 
D: Ultima domanda, di rigore. Adesso che è tornato alla vita più normale sta già progettando una nuova spedizione? Dove rivolgerà la sua attenzione la prossima volta?
 
R: Sono rientrato da pochi giorni da un viaggio in Africa in moto, attraverso il deserto della Mauritania, la steppa del Mali, gli interminabili rettilinei sterrati del Burkina Faso e le foreste pluviali del Benin … ora mi riposo un po’ poi si vedrà.
Io vivo alla giornata, non faccio mai progetti a lungo termine…



Leggi la recensione del libro:
Il giro del mondo in moto
di Marco Deambrogio

Libreria Mondadori di Venezia
Lunedì 26 febbraio 2007, ore 18.00
Marco Deambrogio 
Il giro del mondo in moto
(Sperling & Kupfer)
Ne parla con l'autore Giovanni Pelizzato

Testi a cura di: Francesca Sartori
Sezioni del magazine: Interviste
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