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Sotto la lente

Venezia 2003. Sei scene a Venezia


dal 27 Agosto 2003 al 6 Settembre 2003

 
Sei installazioni di Michel Lorand in un percorso di sei campi veneziani, attraverso Campo della Confraternita, Campo Santa Maria Formosa, Campo San Giacomo di Rialto, Campo San Beneto, Campo San Maurizio, Campo San Samuele.

Manifestazione collegata alla Mostra Internazionale d'arte Cinematografica della Biennale di Venezia
Il progetto

Il progetto Venezia 2003 è un naturale proseguimento delle Installazioni 1, 2, e 3 lungo la congiunzione tra le stazioni ferroviarie Bruxelles Nord e Bruxelles Sud. Si profila come una occasione di riflessione e di creazione nel cuore della città di Venezia. Durante la prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia una serie di sei nuove installazioni utilizzeranno come supporto di espressioni contemporanee la città, l’architettura, il contesto urbano e storico.
All’interno della città di Venezia sono stati scelti sei luoghi, come una serie di tappe tra l’Arsenale e il Canal Grande all’altezza dell’imbarcadero del vaporetto di San Samuele (Palazzo Grassi). L’itinerario può essere immaginato sia in un senso sia nell’altro, e può essere frazionato a piacere. Ogni singolo luogo è stato scelto in funzione della sua personalità specifica, in modo da formare un insieme diversificato: uno spazio molto aperto, o viceversa un luogo raccolto in se stesso, un campo più frequentato, e uno a carattere più intimistico, architettura elaborata, o case e mercati semplici.
Un filo rosso lega tutti i campi: è quello dei pozzi e delle fontane, fonti di vita quotidiana. Il fruscio costante dell’acqua ci rimanda allo scorrere del tempo: dal passato al presente, dal giorno alla notte.
In ciascuno dei sei campi una serie di proiettori installati su appositi piedestalli riproduce intorno al punto d’acqua uno spazio illuminato a giorno come un set cinematografico. L’illuminazione di accende
 
automaticamente al calare della notte alle 21.30, per spegnersi alle 23.30. Le scene e i suoni di ogni campo sono stati registrati precedentemente nel corso di un’intera giornata. Gli altoparlanti disposti in alto riproducono questa vita particolare con una colonna sonora specifica. Ogni sera – da fine agosto a fine settembre – nei sei punti diversi il passante che entrerà in questo spazio “diurno” nel silenzio della notte avrà la sorpresa di uno sfasamento visivo e uditivo tra il giorno e la notte. In quel preciso istante, avrà la possibilità di completare la sua visione notturna del campo con il frutto della propria immaginazione stimolata dall’audio.




 

Completa l'iniziativa la pubblicazione del volume "6 scene a Venezia", con testi di Peter Verhelst, disponibile in fiammingo, francese, inglese e italiano.

6 scene a Venezia

Istallazioni: Michel Lorand
Fotografie: Serge Verheylewegen
Autore: Peter Verhelst
Traduttori: Christian Marcipont (francese),
Sherry Marx (inglese), Laura Pignatti(italiano)
"Correspondenzia": Michel Assenmaker, Frank Maet,
Bram Verhagen, Michel Lorand
Impaginazione: Filiep Tacq
Editore: Ludion Gent-Amsterdam
Distributore: Exhibitions International

www.michellorand.net



Declinazioni spaziali del luogo fra "immanenza" e "altrove"


Il rapporto fra arte contemporanea e architettura ha partorito negli ultimi decenni occasioni molteplici di

Marc Augé
Marc Augé
contiguità e convergenza. Come sottolinea Massimiliano Fuksas, architetto italiano di fama mondiale, “l'architettura può spiegare in che società viviamo, rappresenta un sintomo di quel che accade, coglie la possibilità di indicare itinerari, diventa il luogo stesso per il manifestarsi dell'arte”. Sia essa occasione per un ripensamento complessivo, sia essa l’esibita cartina tornasole di un cambiamento, l’arte che si confronta con il paesaggio urbano introduce una specie di ipertesto visivo, a volte critico, a volte straniante, sulla realtà che ne ospita il segno, sospeso sul campo aperto della libera percezione del passante/osservatore. Segno che per reagire al clic dell’immaginazione è chiamato innanzitutto a spogliarsi di uno statuto definitivo, smarcarsi dal cappio semantico dell’opera chiusa e immodificabile, interagendo con i flussi che attraversano e interconnettono gli elementi del paesaggio circostante; l’oggetto allora tende a smantellare la propria icona e la relativizza in modo esemplare nel concetto, oltre che pratica costruttiva, dell’ “installazione”.
L’esperienza artistica più recente di Michel Lorand, Installation: #1 / #2/ #3, attraversa e metabolizza la percezione di un paesaggio urbano mitteleuropeo come quello offerto dalla città di Bruxelles, o meglio, la rete di discontinuità fra i segni distintivi di un paesaggio storicamente individuato, e le geometrie ricorrenti dei “non luoghi” tipici della civiltà contemporanea; gli spazi replicati nell’indistinzione di forme e distinzione di funzioni che Marc Augé individua nel continuum urbanistico delle società “evolute”.
Michel Lorand: veduta dell'installazione 1, Bruxelles 2002
Michel Lorand: veduta dell'installazione 1, Bruxelles 2002















Il tutto, inteso nelle maglie visive di un’unica “scenografia”; concetto che, se inteso in senso statico, rinvierebbe ad un passato più o meno remoto, in età classica e barocca, quando la scena urbana era popolata di persone che amavano osservare e essere osservate, in un contesto ordinato, definito.
Oggi che la “scenografia” urbana coincide con una dimensione spaziotemporale dinamica, e può piuttosto dirsi "sequenza urbana”, l’arte contemporanea, per collocare e attivare i propri link creativi nella sua interfaccia mobile è chiamata a percorrerne le arterie visuali e funzionali. Come la vita in città è fatta di tanti eventi spesso dissimili, così l'architettura urbana si costituisce di episodi diversi tra loro, che narrano questo fluire di attività e tensioni spesso dissonanti. Bruxelles, agli occhi di Lorand, incarna un esempio straordinario di “dissonanza” fra livelli di integrazione urbanistica; luoghi che sembrano, leggiamo dal booklet dell’evento, “l'incarnazione perfetta della condizione metropolitana moderna”.
Così l’artista, per le prime due installazioni (la terza è un video) sceglie in questo contesto due icone a suo tempo vitali di una concezione urbanistica ormai lontana; la torre Martini della zona nord, ora abbattuta, “prodotto di un modernismo ancora orgoglioso ma allo stesso tempo estetico e ludico”, che con il suo assetto multifunzionale un tempo “costituiva una città nella città” (ibidem), e i luoghi dismessi della Stazione Centrale, tentando in entrambi i luoghi un’operazione di maquillage estetico, volto a una specie di ri-umanizzazione postuma.
Michel Lorand: scorcio dell'installazione 2, Bruxelles 2002
Michel Lorand: scorcio dell'installazione 2, Bruxelles 2002


















Come aveva tentato di fasciare con una nuova “pelle architettonica” (ibidem) sensibile alla luce solare la ferita urbanistica esibita dalla torre Martini, così aveva dotato gli enormi spazi vuoti della Stazione di una “nuova pelle sintetica” composta da migliaia di fotografie, una specie di gigantesco "test di Rorschach" sulla chiave nascosta di un variopinto flusso umano originario.

Michel Lorand, Sei scene: Campo San Beneto
Michel Lorand, Sei scene: Campo San Beneto
Quest’approccio “ri-umanizzante” al paesaggio urbano, teso a suggerire al passante una dimensione “altra” rispetto alla staticità dell’oggetto urbanistico, in un’intersezione di piani temporali vecchi e nuovi ricreati per l’occorrenza, è un po’ il leit motiv sotterraneo che lega l’esperienza di Bruxelles alle sei installazioni veneziane; solo che, qui, i piani temporali di riferimento non riguardano gli sfasamenti di un percorso storico di evoluzione/involuzione urbanistica, ma assumono un rilievo coerente con la natura di sospensione, quasi metafisica, delle forme architettoniche lagunari; si fanno qui metafora non di un cambiamento, quanto piuttosto di una continuità; i piani dell’intersezione si contraggono nell’alternarsi di luce - oscurità, giorno - notte, e concentrano prima di tutto nell’installazione medesima i poli del contrasto produttivo di senso; da un lato la fontana, il suo continuum temporale scandito dal gocciolio dell’acqua, dall’altro il richiamo fonetico all’umanizzazione diurna di spazi che l’ora serale avanzata consegna ad un “fuori tempo” assoluto.
Staremo a vedere e, con l’aiuto di un po’ di pioggia a rimpinguare le falde sotterranee, ascoltare con attenzione...

 

Evento collegato



a cura di Roberto Ranieri



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