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Guido Alberto Fano e Carducci. Tre partiture inedite


Guido Alberto Fano (disegno di Giuseppe Tivoli, 28-6-1896)
Guido Alberto Fano (disegno di Giuseppe Tivoli, 28-6-1896)
La figura di Guido Alberto Fano, compositore di statura europea oggi confinato nella nicchia memoriale di un certo Novecento storico, sta prendendosi negli ultimi tempi qualche rivincita. Delle qualità di questo autore, rimasto un po' ai margini della storia della musica italiana del '900, ci siamo già occupati qui in occasione delle iniziative concertistiche degli Amici della musica di Venezia, che a più riprese hanno riservato a Fano un'attenzione particolare, e torniamo a parlarne ora per due motivi. Innanzitutto l'imminenza di due concerti importanti; l'appuntamento sinfonico del 17 (Fenice) e 18 maggio (Toniolo) 2007, con l'esecuzione dell'imponente Ouverture in fa minore per orchestra (a 95 anni di distanza dall'ultima ripresa napoletana del 1912), preceduta il 15 maggio da un incontro di introduzione all'ascolto;  e il recital del 9 giugno con Sara Mingardo e Gabriele Gorog, alle prese con tre rare composizioni di Fano per voce e pianoforte su liriche di Giosuè Carducci. 
Gran parte del merito per questo rifiorire d'attenzioni per il compositore padovano va all'infaticabile attività dell' Archivio musicale Guido Alberto Fano, associazione nata nel 2003 per iniziativa del nipote Vitale Fano, organista, compositore e studioso assai attivo sul versante della divulgazione musicale, a partire dalla propria intensa attività didattica. Accanto alla promozione di iniziative concertistiche, l'Associazione cura da anni una seria attività di approfondimento musicologico sulla figura di Fano, fra cui si segnala un accurato lavoro editoriale dedicato alla riscoperta di opere destinate altrimenti a un'esistenza puramente nominale fra i manoscritti inediti.
In particolare, grazie anche al contributo della Regione Veneto, è fresca di stampa una seconda pubblicazione dedicata all'opera per canto e pianoforte di Fano; dopo Il sogno della vergine su testi pascoliani, ecco l'edizione critica di Tre liriche su poesie di Carducci, curato da Vitale Fano e dal noto compositore veneziano Paolo Furlani, vicepresidente dell'associazione, per un lavoro complessivo a quattro mani accurato e davvero pregevole. 
L'atmosfera che si respira in queste liriche, composte in fasi diverse della vita del compositore, è piuttosto coerente con un ideale estetico che vede il testo poetico come "pre-testo" per un  trattamento sonoro assai libero, dove l'articolazione ritmica si subordina in gran parte ad un flusso armonico avvolgente, con un contrappunto di forme tese a cogliere l' "indicibile" che si cela dietro la lettera dei versi; estetica tardoromantica di sapore postdannunziano, che si riverbera anche sulla scelta stessa delle liriche. Riportiamo qui la puntuale introduzione del fascicolo a cura dello stesso Vitale Fano, con l'avvertenza che le partiture sono disponibili, per chi fosse interessato, scrivendo all'indirizzo info@archiviomusicaleguidoalbertofano.it 


Introduzione

di Vitale Fano

Giosuč Carducci
Giosuč Carducci
Il 16 febbraio 1907 muore Giosuè Carducci, poeta della nuova Italia, premio Nobel per la letteratura.
Pochi anni prima Guido Alberto Fano lo aveva conosciuto a Bologna, in occasione di una di quelle riunioni settimanali che il musicista organizzava in casa propria, cui aderivano musicisti e letterati (fra i quali anche Gabriele d’Annunzio) a formare quasi una “moderna novella camerata”. Qui Carducci, dopo aver ascoltato alcune composizioni di Fano, aveva esclamato, entusiasta: “Meraviglie, caro Fano, meraviglie! È musica che trae all’alto”.
Nell’estate del 1906 il musicista trentenne - direttore del conservatorio di Parma grazie ad Arturo Toscanini che, in giuria del concorso, lo preferisce fra trentasei candidati - si trova in villeggiatura a Rimini, e lì scrive, nel volgere di pochi giorni, diverse liriche per canto e pianoforte su poesie di Pascoli e Carducci. Queste inaugurano la sua seconda fase creativa, che comprende anche i Due poemi per canto e grande orchestra, il poema sinfonico La tentazione di Gesù (dal poemetto di Arturo Graf), l’opera in tre atti Juturna (su libretto di Ettore Tolomei, dall’Eneide di Virgilio), e il poemetto per canto e pianoforte Il sogno della vergine (dai Canti di Castelvecchio di Pascoli). La produzione di questo secondo periodo rivela il tentativo di rispondere alle sollecitazioni che la crisi tonale di quel volgere di anni comporta: il linguaggio musicale mostra una forte tensione cromatica che arriva a volte alle soglie dell’atonalità, e assimila stilemi armonici aggiornati, come cenni di esatonalità e di armonia per quarte.
Le liriche dei primi anni del Novecento presentano alcuni sviluppi significativi, rispetto alle raccolte del primo periodo: la scelta dei testi poetici non ricade più sulla produzione di giovani letterati, ma su quella dei grandi poeti italiani (Boccaccio, Carducci, Pascoli); la parte pianistica elabora una maggior complessità ed autonomia, con vari spazi “a solo” che interpretano il senso del testo poetico; l’armonia si arricchisce in qualche passaggio di forti dissonanze e di soluzioni indefinite, mentre la linea vocale diviene a tratti frastagliata e caratterizzata da ampi salti.
Heinrich Heine (Litografia di Julius Giere,1838)
Heinrich Heine (Litografia di Julius Giere,1838)
Tre sono le composizioni dedicate a Carducci in questo periodo: Lungi lungi, Passa la nave mia, Vere novo. La prima viene orchestrata l’anno successivo, poco dopo la scomparsa del poeta, e forma, con La mia sera (da Pascoli), i Due poemi per canto e grande orchestra, pubblicati nel 1936 da Sonzogno sia nella versione orchestrale che nella trascrizione pianistica; Passa la nave mia e Vere novo rimangono invece inedite. Stranamente la scelta cade ben due volte su traduzioni carducciane delle poesie di Heinrich Heine (1797-1856): Lungi lungi (messa in musica anche da Tosti e Gandino) deriva infatti da Auf Flügeln des Gesanges (dalla raccolta Lyrisches Intermezzo del 1822-23), mentre Passa la nave mia è la traduzione della poesia Mit schwarzen Segeln segelt mein Schiff (sulla quale c’è anche un Lied di Hugo Wolf), tratta dalle Neue Gedichte (Verschiedene, Seraphine, n. 11) del 1844. Il primo verso riprende una nota metafora “nautica”, che già Petrarca aveva utilizzato come incipit del sonetto “Passa la nave mia colma d’oblio” e che lo stesso Carducci aveva impiegato nei suoi Juvenilia (“Passa la nave mia sola tra il pianto”). Nella musica di Fano, una lirica breve e intrisa di profondo dolore, la scrittura pianistica è molto articolata e melodicamente autonoma dalla linea vocale, dalla quale attinge solo le due note che chiudono la prima e l’ultima sezione. Nella parte centrale colpisce l’uso considerevole di accordi maggiori con la settima maggiore che formano scale cromatiche ascendenti e discendenti (realizzate con doppie terze minutamente diteggiate), che hanno quasi effetto di straniamento. La tradizionale struttura A-B-A' ripropone nella terza parte il verso iniziale con la medesima melodia al canto, ma con una variazione della parte pianistica a rapide e fluenti biscrome che muta radicalmente la percezione dell’immagine metaforica della nave.
Vere novo, che è tratta dal secondo libro delle Odi barbare, presenta una struttura A-B-A, con parte centrale in tempo più tranquillo, in cui la ripresa non coincide con l’ultima strofa della poesia: la ripetizione del tema iniziale cade infatti solo sull’ultimo verso e conclude il canto con senso di forte sospensione, lasciando il compito di terminare il brano a un lungo episodio del pianoforte solo. Qui le suggestioni paesaggistiche carducciane trovano riscontro in un’atmosfera festosa resa con accordi puntati echeggianti a squilli di fanfara, che ricordano alcuni momenti del Tannhäuser di Wagner. Nell’ultimo verso compare il nome Lalage, figura femminile cantata da Orazio (Odi, I, 22), molto cara a Carducci, legata all’amore e al risveglio primaverile.
Gabriele D'Annunzio
Gabriele D'Annunzio
A tutt’altro contesto appartiene la lirica Ad Annie, una delle ultime composte dal musicista, scritta nel 1945 durante il periodo trascorso in clandestinità ad Assisi per sfuggire alle deportazioni naziste. Rifugiato in un monastero di monache clarisse colettine, Fano compone otto liriche per canto e pianoforte, di cui sette da poesie di D’Annunzio e una da Carducci. Nonostante lo scorrere degli anni, il linguaggio musicale si mantiene fedele agli ideali estetici che hanno sempre guidato il musicista; la forma è però qui più libera e aperta, senza ripetizioni o ritorni, e la musica dissolve la simmetria dei distici della poesia in frasi musicali sempre differenti, dove solo l’inciso ritmico iniziale è mantenuto costante per le prime quattro strofe, benché posto ogni volta ad altezze diverse. La poesia di Carducci è dedicata all’amata scrittrice Annie Vivanti (Londra 1866 - Torino 1942), ed è inclusa nella raccolta Rime e ritmi pubblicata nel 1898; reca però la data 30 marzo 1890, anno in cui il poeta scrisse la prefazione della raccolta poetica Lirica, pubblicata dall’editore Trèves di Milano, con cui la Vivanti esordì come scrittrice.
Le fonti manoscritte consultate per la presente edizione, tutte conservate presso l’Archivio Fano di Venezia, consistono, per ciascuno dei tre brani, in una bella copia e in un abbozzo. Per quanto riguarda Passa la nave mia e Vere novo gli abbozzi si trovano riuniti (e consecutivi) in un fascicolo contenente anche quelli delle altre liriche del 1906. Le trascrizioni in bella copia, che dalla grafia si direbbero redatte in un periodo successivo, sono invece a sé stanti. L’abbozzo di Ad Annie si trova in un quadernino per musica assieme alle altre liriche del 1945, mentre la bella copia è inserita in un breve ciclo dal titolo Tre canti, assieme a O strana bimba e O falce di luna calante di D’Annunzio.
Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli
I criteri editoriali adottati sono coerenti con quelli de Il sogno della vergine, primo fascicolo di questa collana: massima fedeltà possibile a ogni segno di notazione presente nel manoscritto; definizione esatta dei segni di fraseggio, lasciata come nell’originale nei casi incerti, per testimoniare un modo personale di intendere l’aspetto espressivo della notografia; aggiornamento tipografico della notazione dei gruppi irregolari, prevalentemente terzine, con l’aggiunta, quando mancante, del segno di raggruppamento accanto al numero; riposizionamento delle indicazioni dinamiche e agogiche secondo il seguente criterio: tutte sopra il rigo nella parte del canto, indicazioni di tempo sopra i righi e indicazioni dinamiche fra i due pentagrammi nella parte pianistica; impaginazione e impostazione di giro di rigo e di pagina in modo da dare uno spazio adeguato a tutte le componenti della notazione; aggiunta in carattere più piccolo di alcune alterazioni di cortesia utili a una maggiore chiarezza del testo.
Dopo aver stabilito collegialmente i criteri filologici di trascrizione, si è provveduto a una suddivisione del lavoro: la lirica Passa la nave mia è stata curata da Vitale Fano, Vere novo e Ad Annie da Paolo Furlani. Sia in fase di progettazione che in fase di stampa ci si è avvalsi della consulenza di Marco Di Pasquale.

Testi a cura di: Staff ufficio
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