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Approfondimenti
Guido Alberto Fano e Carducci. Tre partiture inedite
Gran parte del merito per questo rifiorire d'attenzioni per il compositore padovano va all'infaticabile attività dell' Archivio musicale Guido Alberto Fano, associazione nata nel 2003 per iniziativa del nipote Vitale Fano, organista, compositore e studioso assai attivo sul versante della divulgazione musicale, a partire dalla propria intensa attività didattica. Accanto alla promozione di iniziative concertistiche, l'Associazione cura da anni una seria attività di approfondimento musicologico sulla figura di Fano, fra cui si segnala un accurato lavoro editoriale dedicato alla riscoperta di opere destinate altrimenti a un'esistenza puramente nominale fra i manoscritti inediti. In particolare, grazie anche al contributo della Regione Veneto, è fresca di stampa una seconda pubblicazione dedicata all'opera per canto e pianoforte di Fano; dopo Il sogno della vergine su testi pascoliani, ecco l'edizione critica di Tre liriche su poesie di Carducci, curato da Vitale Fano e dal noto compositore veneziano Paolo Furlani, vicepresidente dell'associazione, per un lavoro complessivo a quattro mani accurato e davvero pregevole. L'atmosfera che si respira in queste liriche, composte in fasi diverse della vita del compositore, è piuttosto coerente con un ideale estetico che vede il testo poetico come "pre-testo" per un trattamento sonoro assai libero, dove l'articolazione ritmica si subordina in gran parte ad un flusso armonico avvolgente, con un contrappunto di forme tese a cogliere l' "indicibile" che si cela dietro la lettera dei versi; estetica tardoromantica di sapore postdannunziano, che si riverbera anche sulla scelta stessa delle liriche. Riportiamo qui la puntuale introduzione del fascicolo a cura dello stesso Vitale Fano, con l'avvertenza che le partiture sono disponibili, per chi fosse interessato, scrivendo all'indirizzo info@archiviomusicaleguidoalbertofano.it Introduzione di Vitale Fano
Pochi anni prima Guido Alberto Fano lo aveva conosciuto a Bologna, in occasione di una di quelle riunioni settimanali che il musicista organizzava in casa propria, cui aderivano musicisti e letterati (fra i quali anche Gabriele d’Annunzio) a formare quasi una “moderna novella camerata”. Qui Carducci, dopo aver ascoltato alcune composizioni di Fano, aveva esclamato, entusiasta: “Meraviglie, caro Fano, meraviglie! È musica che trae all’alto”. Nell’estate del 1906 il musicista trentenne - direttore del conservatorio di Parma grazie ad Arturo Toscanini che, in giuria del concorso, lo preferisce fra trentasei candidati - si trova in villeggiatura a Rimini, e lì scrive, nel volgere di pochi giorni, diverse liriche per canto e pianoforte su poesie di Pascoli e Carducci. Queste inaugurano la sua seconda fase creativa, che comprende anche i Due poemi per canto e grande orchestra, il poema sinfonico La tentazione di Gesù (dal poemetto di Arturo Graf), l’opera in tre atti Juturna (su libretto di Ettore Tolomei, dall’Eneide di Virgilio), e il poemetto per canto e pianoforte Il sogno della vergine (dai Canti di Castelvecchio di Pascoli). La produzione di questo secondo periodo rivela il tentativo di rispondere alle sollecitazioni che la crisi tonale di quel volgere di anni comporta: il linguaggio musicale mostra una forte tensione cromatica che arriva a volte alle soglie dell’atonalità, e assimila stilemi armonici aggiornati, come cenni di esatonalità e di armonia per quarte. Le liriche dei primi anni del Novecento presentano alcuni sviluppi significativi, rispetto alle raccolte del primo periodo: la scelta dei testi poetici non ricade più sulla produzione di giovani letterati, ma su quella dei grandi poeti italiani (Boccaccio, Carducci, Pascoli); la parte pianistica elabora una maggior complessità ed autonomia, con vari spazi “a solo” che interpretano il senso del testo poetico; l’armonia si arricchisce in qualche passaggio di forti dissonanze e di soluzioni indefinite, mentre la linea vocale diviene a tratti frastagliata e caratterizzata da ampi salti.
Vere novo, che è tratta dal secondo libro delle Odi barbare, presenta una struttura A-B-A, con parte centrale in tempo più tranquillo, in cui la ripresa non coincide con l’ultima strofa della poesia: la ripetizione del tema iniziale cade infatti solo sull’ultimo verso e conclude il canto con senso di forte sospensione, lasciando il compito di terminare il brano a un lungo episodio del pianoforte solo. Qui le suggestioni paesaggistiche carducciane trovano riscontro in un’atmosfera festosa resa con accordi puntati echeggianti a squilli di fanfara, che ricordano alcuni momenti del Tannhäuser di Wagner. Nell’ultimo verso compare il nome Lalage, figura femminile cantata da Orazio (Odi, I, 22), molto cara a Carducci, legata all’amore e al risveglio primaverile.
Le fonti manoscritte consultate per la presente edizione, tutte conservate presso l’Archivio Fano di Venezia, consistono, per ciascuno dei tre brani, in una bella copia e in un abbozzo. Per quanto riguarda Passa la nave mia e Vere novo gli abbozzi si trovano riuniti (e consecutivi) in un fascicolo contenente anche quelli delle altre liriche del 1906. Le trascrizioni in bella copia, che dalla grafia si direbbero redatte in un periodo successivo, sono invece a sé stanti. L’abbozzo di Ad Annie si trova in un quadernino per musica assieme alle altre liriche del 1945, mentre la bella copia è inserita in un breve ciclo dal titolo Tre canti, assieme a O strana bimba e O falce di luna calante di D’Annunzio.
Dopo aver stabilito collegialmente i criteri filologici di trascrizione, si è provveduto a una suddivisione del lavoro: la lirica Passa la nave mia è stata curata da Vitale Fano, Vere novo e Ad Annie da Paolo Furlani. Sia in fase di progettazione che in fase di stampa ci si è avvalsi della consulenza di Marco Di Pasquale. Testi a cura di: Staff ufficio Sezioni del magazine: Approfondimenti |
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