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| Giuliana Musso |
Giuliana Musso scrittrice e attrice di teatro porterà in scena il suo spettacolo Sex Machine (regia di Massimo Somaglino e musiche originali di Igi Meggiorin) al Telecom Italia Future Centre venerdì 13 luglio nell’ambito della rassegna Teatro in Campo 2007.
L’abbiamo incontrata per parlare di sesso mercenario, bisogni della società e contraddizioni culturali...
D: Il titolo del suo spettacolo è Sex Machine... ma che cosa sarebbe più precisamente questa “macchina del sesso”?
R: Vediamo se riesco a spiegare che significato ha... la “macchina del sesso” è un meccanismo, formato da tanti aspetti, che ci spinge tutti – volenti o nolenti e inconsapevoli - a considerare il sesso come un bene di consumo, una merce, un aspetto della nostra vita trattabile commercialmente.
D: Come se fosse una succursale del sistema economico?
R: Di più, come se fosse un perno importantissimo del sistema economico!
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| Giuliana Musso e Igi Meggiorin |
D: La sua sembra un’opinione autorevole, visto che il suo spettacolo nasce da un lungo periodo di ricerca in materia...
R: Sono arrivata a trattare del sesso commerciale alla fine di un lungo percorso. Questo aspetto del sesso, la prostituzione, è paradigmatico per comprendere i conflitti del nostro vivere la sessualità. Mi dicono “Lei ha fatto uno spettacolo sulla prostituzione”, no lo spettacolo è su tutti, parla di NOI. I clienti.
D: Si può essere clienti non solo dal marciapiede, ma anche da casa guardando la tv e rispondendo positivamente a certe pubblicità, a certi messaggi allusivi?
R: Sì. Donne e uomini sono come sulla stessa barca. Alimentano entrambi questa cultura doppia della sessualità. Entrambi i generi sono addestrati a non pensare alla sessualità come a uno scambio emotivo, ma come a uno scambio d’altro...
D: Qual è allora l’origine di questo problema culturale italiano? Perchè l’economia insegna che se c’è offerta è perché si manifesta anche una domanda! Quali sono le spiegazioni di questo bisogno sempre crescente?
R: Per prima cosa direi la repressione del desiderio. Poi sicuramente l’incapacità di superare quella consuetudine tipica italiana di doppia morale che promuove da un lato una sessualità ostentata – quella delle donne bellissime da copertina, delle modelle, delle veline che sembrano sempre disponibili - e dall’altro l’ideale della famiglia, della casa etc etc. con cui si scontra! Questo atteggiamento contraddittorio impedisce di guardare in faccia al vero problema, cioè al bisogno reale di questa società. Io personalmente sospendo il mio giudizio morale sulla prostituzione. Non giudico né i clienti né tanto meno le donne che fanno sesso a pagamento. Perché è proprio il giudizio stesso la causa dello sdoppiamento morale! E’ un cane che si morde la coda!
D: Mi ha praticamente anticipato... avevo infatti pensato di chiederle cosa ne pensasse lei del sesso mercenario e della legalizzazione, in questi tempi di notti fucsia a Padova (per manifestare contro le multe ai clienti) e di prostitute che fanno la ricevuta al cliente nella speranza di poter aprire la partita i.v.a. prima o poi...
R: Prima di tutto sono contraria alla repressione e al controllo. Penso che in ogni caso sia sempre la prostituta a rimetterci e non il cliente. In secondo luogo devo premettere che non essendo io personalmente una prostituta il mio giudizio è limitato. Infatti non sopporto di leggere delle interviste o delle dichiarazioni pesanti e irremovibili in materia, fatte da gente che non esercita il mestiere... Penso che nella legalizzazione si possa insinuare il controllo... In Italia non siamo ancora pronti culturalmente e forse la non-legalità, la non-visibilità del mestiere può essere una forma di tutela per le prostitute. Ci vuole un lavoro veramente consistente a livello di associazioni specializzate, istituzioni e persone davvero coinvolte per costruire una base culturale adatta a sviscerare il problema.
D: Mi sembra di capire dalle sue risposte che il suo atteggiamento è del tutto sociologico... evita i giudizi di valore sui fenomeni ma osserva e cerca di capire come i valori si manifestino, si scontrino si modifichino e si negozino all’interno della società...
R: E’ esattamente così. Non mi piacciono i giudizi affrettati che si sentono in materia. Io ci vado con i piedi di piombo prima di dare un giudizio in proposito. Mi interessa prima capire. E infatti i maschi stessi dopo aver visto Sex Machine mi ringraziano perchè ho rappresentato anche i desideri maschili che da un lato vengono autorizzati e promossi e dall’altro sono messi in crisi dalla modernità... Dire “il cliente è un porco, punto” è sbagliato e insufficiente. Bisognerebbe chiedersi il perché. Perché c’è domanda di sesso a pagamento? Perché c’è risposta di donne che si vendono?
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| Giuliana Musso e Igi Meggiorin |
D: E’ un po’ qui che la volevo portare. Al rapporto-scontro tra i generi in senso lato. Che idea si è fatta lei come donna e come lavoratrice di misure come le quote rosa e le pari opportunità?
R:Non ho un’idea approfondita, posso darle il mio parere però. Penso che l’Italia sia un paese scandalosamente arretrato, da denunciare al tribunale dei diritti civili! (ride)
Le quote rosa andrebbero a scardinare certe prassi. Bisognerebbe non fermarsi alle quote rosa, ma andare anche a riconoscere tanti altri tipi di lavoro femminile che sono necessari e alla base della vita della società: le casalinghe, le madri etc etc.
D: Mi sembra che lei si orienti verso un “femminismo della prassi”... intendo dire che qualche femminista potrebbe ritenere offensive misure come le quote rosa che oltre a riconoscere una situazione (es. ci sono poche donne in parlamento) andrebbero anche a stigmatizzare una diversità. Lei sta dicendo invece: questa situazione è un dato di fatto e va cambiata con i mezzi a disposizione, purché efficaci. Mi sbaglio?
R: Secondo me bisognerebbe superare questo atteggiamento: mi è capitato per esempio di leggere questo scritto di una femminista americana liberista in teoria molto corretto, ma nella pratica! Io starei molto attenta a demonizzare il movimento femminista che va rispettato e che ha fatto delle conquiste, ma dico anche che se in Italia non si applicano le quote rosa non cambierà mai niente perché semplicemente il sistema economico italiano – faccio un discorso economico, non solo culturale - non è realmente liberale. Non permette alla donna di vendere il proprio lavoro effettivamente.
D: Tornando al teatro, tiriamo in ballo un’etichetta... che cosa vuol dire per lei “teatro civile”?
R: Direi che “teatro civile” è giusto un’etichetta. E corre anche il rischio di diventare un ghetto dove vengono confinati tutti quei lavori di non-intrattenimento. In realtà tutto il teatro è civile; il teatro è di per sè una forma espressiva civile. Quel che posso dire è che non è civile il teatro che non veicola emozioni, che non fa muovere il diaframma delle persone!
D: Come scrittrice e come attrice che attrattive ha per lei la forma teatrale del monologo?
R: Diciamo che è stato principalmente un punto di partenza per scrivere per relazionarmi con la scrittura, la creazione... lo vedo anche come un momento di passaggio verso altre forme espressive... ecco, Sex Machine è già un dialogo con dei personaggi che ho costruito con Igi Meggiorin, con la sua musica.
D: In che modo avete composto lo spettacolo? Come lo avete creato?
R: Abbiamo lavorato insieme. Una volta costruita la mia intelaiatura narrativa ho costruito i personaggi con la sua musica. Sono tutti brani originali. Abbiamo lavorato dandoci nutrimento reciproco.
D: E che ne pensa del risultato finale?
R: Mi piace tanto! (ride)
D: Beh, è fortunata, visto che le è toccato ripetere lo spettacolo quasi cento volte! Se non le piacesse si sarebbe seccata da un pezzo!
R: (ride) Ha proprio ragione, non mi posso lamentare. Ogni volta che porto in scena questo spettacolo mi emoziono tantissimo. E pensi che con Nati in Casa abbiamo fatto quasi 200 repliche e mi emozionavo allo stesso modo ogni sera.
Allora può dire di avere la conferma che il suo teatro è civile, visto che fa muovere anche il suo, di diaframma, sera dopo sera!
a cura di Claudia Malfitano