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Interviste
Giovani musicisti alla ribalta. Incontro con Francesca Pivetta
È una calda mattinata di Luglio. Su Campo Pisani il Conservatorio “Benedetto Marcello” stende ancora, a difesa da un sole a picco, un’ombra ristoratrice in cui riverberano un trombone in prova e una mezzosoprano in fase di riscaldamento. Sono le dieci e sto attendendo Francesca Pivetta, giovane pianista nonché direttore artistico di "Suonar da Camera" , Associazione Culturale impegnata nella rassegna Note in Campo. Mi avevano detto che i musicisti spesso scambiano la notte per il giorno (avete presente “Sono pazzo di Iris Blond” di Verdone?), recuperando qualche ora di sonno nella mattinata. Così la decima ora è scivolata lentamente verso l’undicesima senza recare con sè pianiste, ma offrendomi le massime di una verace signora veneziana sugli uomini che attendono il gentil sesso. Gentil sesso che infine è arrivato, con gli occhi un po’ stropicciati ma con una grande carica di simpatia e freschezza. La leggenda dice che i pianisti hanno le dita lunghe. Le tue, noto, si possono dire “di media lunghezza”. R: (ride) Me lo dicono in tanti, ma secondo me è appunto una leggenda. In realtà la cosa che conta è l’estensione della mano. Se poi hai le dita lunghe, come pianista, meglio per te. Diciamo che non è un requisito imprescindibile… Studi pianoforte dall’età di sette anni. Come hai iniziato? R: Mio fratello suonava la chitarra ed io, avvicinandomi alla musica grazie a lui, ho deciso di imparare a suonare il piano. Ho studiato con un maestro privato e a diciotto anni sono entrata al Conservatorio "Benedetto Marcello" di Venezia, nella classe del Maestro Massimo Somenzi.
R: Il desiderio più comune è quello di intraprendere la carriera solista, di entrare in qualche orchestra di prestigio o, in generale, di ritagliarsi uno spazio nel settore. Quelli che ci riescono sono pochi e non per demeriti artistici degli altri. Le orchestre sono sature e per emergere nell’attività concertistica ci si confronta con una concorrenza numerosa e preparata. A volte, poi, il Conservatorio rischia di farti adagiare sugli allori, di diventare un piccolo universo chiuso in se stesso e da cui, una volta uscito, non ricevi stimoli per confrontarti ed affrontare la complessità del mercato e del mondo musicale. Molti ragazzi crescono con un’idea un po’ platonica della musica e una volta diplomati si scontrano con una realtà che, se vogliamo, è piuttosto cinica. So che l’età di ingresso nel panorama musicale, tra l’altro, è molto bassa. R: Questo dipende da quando si inizia a suonare, ovviamente, e da che strumento suoni -ogni strumento ha il suo periodo di formazione, più o meno lungo-. Comunque sì, l’età di esordio è piuttosto bassa. Leggo il tuo curriculum: concerti, premi, il perfezionamento continuo come musicista R: Bisogna darsi da fare. Molti si diplomano al Conservatorio e attendono di essere chiamati, molti altri si accontentano di insegnare privatamente. Diciamo che la carriera di un musicista non è semplice né immediata, anzi, e può durare anche poco. Un piccolo incidente o un infortunio bastano per compromettere un percorso ben avviato. A quel punto cosa fai? Io a queste cose penso spesso. Tenersi più porte aperte è cosa saggia. È per questo che sei iscritta anche alla Facoltà di Lettere, Conservazione dei Beni Culturali? R: (sorride) Più o meno. A dire la verità sono un po’ indietro ma conto di finirla presto. Comunque si, penso che coltivare anche altri interessi oltre la musica sia utile in generale, come cultura personale e per avere anche altre possibilità professionali. Il diploma di Conservatorio, anche se equiparato alla Laurea di 1° livello, non ha pertinenze al di fuori del campo musicale e, come ho detto prima, siamo veramente in tanti anche solo per l’insegnamento. Perché la scelta di specializzarsi nel repertorio cameristico? R: Passione e investimento. Solitamente questo percorso è un approdo che si raggiunge in un secondo momento dell’attività, dopo aver acquisito una piena padronanza con il proprio strumento e di dialogo con le altre componenti soliste. Sono tra le più giovani che stanno approfondendo il suddetto repertorio, grazie anche all'Accademia Pianistica "Incontri col Maestro" di Imola. E “Suonar da Camera”.... R: Grazie a Margherita Parise abbiamo la possibilità di esibirci e promuovere sia la musica da camera che il dialogo culturale con il pubblico, tra il quale il suddetto repertorio riscuote sempre maggiore interesse. Soprattutto rappresenta l’opportunità di lavorare e, come detto prima, confrontarsi con l’offerta musicale e la complessità dei rapporti che regolano il settore. Una palestra, insomma. A cura di Simone Raddi Testi a cura di: Simone Raddi Sezioni del magazine: Interviste |
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