Ex Novo Musica 2007
Numero e Forma
Venezia, Teatro La Fenice, Sale Apollinee
il 31 Ottobre 2007 ore 20:30
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| Franco Donatoni |
Concerto di musica contemporanea
Ex Novo Ensemble
Daniele Ruggieri, flauto
Davide Teodoro, clarinetti
Carlo Lazari, violino
Carlo Teodoro, violoncello
Aldo Orvieto, pianoforte
Programma
Franco Donatoni (1927-2000)
Etwas ruhiger im Ausdruck (1967)
per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte
Matteo D’Amico (1955)
Madrigale (2004)
per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte
Armando Gentilucci (1939-1990)
Le clessidre di Dürer (1985) per clarinetto, violino e violoncello e pianoforte
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Gabriele Manca (1957)
Rien Va (2005-2006), per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte
Paolo Manfrin (1955)
Rèperes (1996)
per violino e pianoforte
Franco Donatoni (1927-2000)
Spice (Ronda nº 2) (1991)
per violino (e viola), clarinetto (in mi b. e in si b.), violoncello e pianoforte
Ingresso libero
Presentazione
Franco Donatoni
Etwas ruhiger im Ausdruck (1967)
E’ un formidabile e attualissimo lavoro del Donatoni prima maniera. Il caleidoscopico meccanismo attorno a cui ruota l’intera composizione, può essere raffigurato come da una sorta di potentissima lente d’ingrandimento puntata su un unico microscopico dettaglio dell’op. 23 di Schönberg. La citazione letterale è esplicita e diviene il solo materiale utilizzabile, che trasformato da elaboratissime alchimie, governa rigidamente il lavoro. “La scelta cadde sulla ottava battuta, e limitatamente ai primi tre tempi dei Fünf Klavierstücke, op. 23 di Schönberg. Perché? Si trova sempre estrema difficoltà, forse a causa della dinamica PP , PPP e PPPP, a capire quello che precisamente accade in quel momento. All’ascolto, s’intende. C’è qualcosa di inafferrabile, in quelle poche note, qualcosa che sfugge a ciò che deve accadere e invita, quasi, a indagare su quello che può accadere.” (Franco Donatoni “Questo”)
Matteo D’Amico |
| Marco D'Amico |
Madrigale (2004) Madrigale, come si può intuire dal titolo stesso, è nato come ripensamento in chiave puramente strumentale di un precedente lavoro per voce e strumenti, basato sui versi celeberrimi della preghiera di Bernardo di Chiaravalle alla vergine Maria, versi che aprono l’ultimo canto del Paradiso dantesco. La struttura formale ha mantenuto, rispetto alla versione originale, la scansione in episodi musicali diversi fra loro, che qui, liberi da qualsiasi rapporto col testo letterario, si succedono e si contrappongono in forza di una logica unicamente musicale, che si muove progressivamente da una situazione di dinamismo iniziale a una di stasi finale. (Matteo D’Amico)
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| Armando Gentilucci |
Armando Gentilucci
Le clessidre di Dürer (1985)
Le clessidre di Dürer appartiene all'ultima fase creativa di Armando Gentilucci, nella quale spicca una particolare attenzione timbrica, mai pensata in senso coloristico o decorativo bensì tesa ad una urgenza espressiva profonda e spesso sofferta. Il suggestivo lirismo (frequenti le dinamiche e i registri strumentali estremi) e i sottili giochi timbrici sono condotti attraverso scelte intervallari aspre (come ad esempio sovrapposizioni di settime maggiori) che assicurano al lavoro una tensione costante, sia nelle zone di densa polifonia che in quelle più rarefatte (deliziosa la “nube sonora” che conclude il lavoro). Il senso della forma non viene mai meno, e Gentilucci riesce mirabilmente a costruire processi coerenti, privi di rigidezza, arricchiti da una suggestiva trama di arabeschi che ritrovano l’incanto delle antiche prassi strumentali.
Gabriele Manca
Rien Va (2005-2006)
"Profondo e stanco.
Senza soluzione di continuità un perpetuo glissando solca anche le pause.
Coaguli, increspature, continuum.
Cupissimo.
Non deve apparire senza tempo; una scansione deve essere percepibile, sebbene a fatica.
Coaguli e anticipazioni. Minimi incrementi, forse anche intensi, innescano le increspature, come annunci di perturbazione.
Il tempo si ricompone, si incanala, si coagula.
A Tommaso Landolfi".
(Gabriele Manca)
Paolo Manfrin
Repères (1996)
Questa composizione si sviluppa intorno al ruolo catalizzatore di alcune strutture accordali che costituiscono il punto di riferimento dalle quali vengono ricavate le figure che connotano l'articolazione dei differenti episodi. Queste sincronie vengono disposte in modo da generare delle sequenze scalari o dare vita ad un gioco frenetico di tremoli, oppure da esse vengono selezionate alcune altezze che costruiscono il centro intorno al quale viene costruita una situazione. Questo brano è stato commissionato dall'Ensemble Europeo Antidogma per il Festival Internazionale di Musica Antica e Contemporanea del 1996. (Paolo Manfrin)
Franco Donatoni,
Spice (Ronda n° 2)(1990)
Commissionato dal Quorum Quartet di Londra, Spice fu eseguito per la prima volta il 19 febbraio 1991 a Londra. Il pezzo utilizza un frammento tratto dall’ultimo movimento di Patrol, una composizione per violino, viola, violoncello e pianoforte, scritta nel 1984 per il Quartetto Ivaldi.
In questa versione il clarinetto prende il posto della viola, anche se quest’ultima non viene a mancare del tutto, infatti il violinista molto spesso passa alla viola così come il clarinettista al clarinetto piccolo, creando degli impasti timbrici di grande interesse e suggestione.
Il lavoro si sviluppa eseguendo una serie di trasformazioni - se non proprio delle variazioni quanto meno delle varianti - che si susseguono, quasi sempre per contrasto, come in una composizione a pannelli, dove orditi filiformi si contrappongono a ruvidezze di selvaggia violenza.
Questo linguaggio così raffinato e nel contempo vitale, restituisce mirabilmente la tecnica dell’ultima maniera compositiva donatoniana.