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Recensioni
Un Goldoni alla catalana. L'Antiquario secondo Lluís Pasqual
La trama vede protagonista una famiglia di antico lignaggio che sistema le proprie finanze malandate attaccando cappello con la famiglia del borghese Pantalone De’ Bisognosi (Eros Pagni), facendo sposare la di lui figlia Doralice (Gaia Aprea) con il nobile e giovane erede Giacinto (Aldo Ottobrino). Tra suocera (Anita Bartolucci) e nuora, però, sono subito scintille e affronti per il dominio della casa. A complicare la situazione ci si mettono i cicisbei delle due donne e la serva di casa. Il capofamiglia, il Conte Anselmo (Virgilio Zernitz) è un credulone con la mania del collezionismo. Ha speso quasi tutta la dote della nuora in anticaglie ridicole ed è cieco e sordo verso ciò che capita in casa sua. Chi può pacificare le due donne e riportare un po’ di equilibrio tra le mura domestiche?
Ci penserà Pantalone, ossia colui che incarna quel tipo sociale razionale, abile negli affari e attento alle dinamiche familiari che soppianterà la nobiltà al vertice della società. Una nobiltà incarnata dal Conte Anselmo e la sua monomania collezionistica, nonché dalla volitiva e snob Contessa Isabella, per cui il titolo nobiliare e l’etichetta che ne consegue valgono come marchio di superiorità. Dall’altra parte vi è la borghesia di Pantalone e Doralice, con quest’ultima impegnata nell’acquisizione di un rispetto da sangue blu. In questo, una tipica commedia alla Goldoni sia nei tratti marcati come nelle sfumature, in cui accanto alla descrizione di una decadenza si annuncia l’insorgere di una nuova forza sociale dominante. Ma non solo. Ogni personaggio è anche un carattere a sè, un concentrato di pregi e difetti che si offre ad un raffronto schietto e non anacronistico con il l’eterno quotidiano. Il disinteresse e il lavarsi le mani degli altri, il rifugiarsi sotto una campana di vetro, la gelosia, la competizione femminile, il sobbarcarsi la responsabilità di riportare ordine alle situazioni. E ancora la menzogna, la debolezza di carattere, l'amore e la convenienza. Su tutto ciò prendono vita e brio una serie di caratteri minuziosi e in collisione reciproca, che danno ripetutamente vita a fraintendimenti e situazioni comiche. Insomma, si sorride molto e bene come nel finale in cui Pantalone, a mo’ di battitore d’aste, tenta di riconciliare le due donne con l’escamotage offerto da un anello di diamanti. O come quando il Conte Anselmo sfoggia con orgoglio le sòle antiche rifilategli da Brighella e Arlecchino.
Simone Raddi Testi a cura di: Simone Raddi Area d'interesse: Stagione di Prosa 2007.2008 Sezioni del magazine: Recensioni |
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