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Un Goldoni alla catalana. L'Antiquario secondo Lluís Pasqual


Eros Pagni
Eros Pagni
Un Goldoni pirotecnico, tradizionale e contemporaneo allo stesso tempo è quello andato in scena per la regia del catalano Lluís Pasqual, già direttore del Settore Teatro della Biennale di Venezia nel 1995, che ha dato vita ad una originale e brillante versione de "La famiglia dell'antiquario", commedia poco frequentata del repertorio goldoniano. Lo fa grazie ad un cast di grande livello e ad un maquillage registico dal sapore postmoderno dando vita, ritmo ed attualità ad un testo della veneranda età di 257 anni. Non è un caso che lo spettacolo abbia ottenuto, dopo quello della Biennale Teatro della scorsa estate, un grande successo anche al Festival Grec di Barcellona. A riconoscimento della “portata” europea della personalità artistica dell’autore veneziano di cui, quest’anno, ricorre il trecentenario della nascita.

Virgilio Zernitz
Virgilio Zernitz
Riprendendo la frase d’apertura, tradizione e contemporaneità date all’unisono da un registro vocale realistico e tratti un po’ costruito (fino a farsi caricatura di se stesso) e nel binomio scenografia-costumi, a fondale rotante la prima e in divenire la seconda (dai costumi d’epoca iniziali al jeans e cravattina del finale). Due ore e mezza che trascorrono con leggerezza ed ironia, in un gioco di riconoscimento di se stessi nei caratteri dei personaggi che, alla fin fine, si scoprono essere validi tutt’oggi.

La trama vede protagonista una famiglia di antico lignaggio che sistema le proprie finanze malandate attaccando cappello con la famiglia del borghese Pantalone De’ Bisognosi (Eros Pagni), facendo sposare la di lui figlia Doralice (Gaia Aprea) con il nobile e giovane erede Giacinto (Aldo Ottobrino). Tra suocera (Anita Bartolucci) e nuora, però, sono subito scintille e affronti per il dominio della casa. A complicare la situazione ci si mettono i cicisbei delle due donne e la serva di casa. Il capofamiglia, il Conte Anselmo (Virgilio Zernitz) è un credulone con la mania del collezionismo. Ha speso quasi tutta la dote della nuora in anticaglie ridicole ed è cieco e sordo verso ciò che capita in casa sua. Chi può pacificare le due donne e riportare un po’ di equilibrio tra le mura domestiche?

Anita Bartolucci ed Enzo Turrin
Anita Bartolucci ed Enzo Turrin

Ci penserà Pantalone, ossia colui che incarna quel tipo sociale razionale, abile negli affari e attento alle dinamiche familiari che soppianterà la nobiltà al vertice della società. Una nobiltà incarnata dal Conte Anselmo e la sua monomania collezionistica, nonché dalla volitiva e snob Contessa Isabella, per cui il titolo nobiliare e l’etichetta che ne consegue valgono come marchio di superiorità. Dall’altra parte vi è la borghesia di Pantalone e Doralice, con quest’ultima impegnata nell’acquisizione di un rispetto da sangue blu. In questo, una tipica commedia alla Goldoni sia nei tratti marcati come nelle sfumature, in cui accanto alla descrizione di una decadenza si annuncia l’insorgere di una nuova forza sociale dominante. Ma non solo. Ogni personaggio è anche un carattere a sè, un concentrato di pregi e difetti che si offre ad un raffronto schietto e non anacronistico con il l’eterno quotidiano. Il disinteresse e il lavarsi le mani degli altri, il rifugiarsi sotto una campana di vetro, la gelosia, la competizione femminile, il sobbarcarsi la responsabilità di riportare ordine alle situazioni. E ancora la menzogna, la debolezza di carattere, l'amore e la convenienza. Su tutto ciò prendono vita e brio una serie di caratteri minuziosi e in collisione reciproca, che danno ripetutamente vita a fraintendimenti e situazioni comiche. Insomma, si sorride molto e bene come nel finale in cui Pantalone, a mo’ di battitore d’aste, tenta di riconciliare le due donne con l’escamotage offerto da un anello di diamanti. O come quando il Conte Anselmo sfoggia con orgoglio le sòle antiche rifilategli da Brighella e Arlecchino.

Proprio le due maschere della commedia dell'arte concorrono a mantenere gli eventi nell'orizzonte dell'exempla, evitando che la commedia si mischi troppo con la realtà perdendo la propria verve. Gli applausi finali, dopo i molti spesi durante, hanno premiato un gruppo complice e ben costruito, che ha tenuto la presa sul pubblico senza mai mollarla.

 

 

 

Simone Raddi


Testi a cura di: Simone Raddi
Area d'interesse: Stagione di Prosa 2007.2008
Sezioni del magazine: Recensioni
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