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Recensioni
Anna Politkovskaja, donna non rieducabile
Il rischio che un autore corre nell'affrontare per mezzo della scrittura il vissuto e i tratti salienti di una persona pubblica è di edificarne un monumento. L'ennesimo, frequente "memoriale del caduto" che ti fissa assente e impassibile dal piedistallo della Storia seguito da un correlato di fatalismo e virtù morali, alla lunga più vivo e necessario per ipotetici colombi che non per chi, bipede e sapiens, vi passa e sosta davanti. In "Donna non rieducabile", andato in scena in prima regionale all'Aurora di Marghera, Stefano Massini salta a piè pari tale inciampo intrecciando per la scena un monologo a due voci quanto mai oggettivante, coinvolgente e presente. Lucido nel raccontare della parabola giornalistica di Anna Politkovskaja, terminata con quattro proiettili poco più di un anno fa. Una partitura che tiene il polso del nostro tempo coordinandovi un ritmo e uno stile dialogico vivace, serrato, inevitabile, dal nerbo realistico e che lascia poco o niente ad un'estetica fine a se stessa. Poche metafore, altrettanto pochi simboli, molta nuda e cruda cronaca. Com'è noto, Anna Politkovskaja condusse reportages al fulmicotone sugli abusi russi in Cecenia, attaccando direttamente il Presidente della Federazione Russa, Putin. Massini ne evoca il profilo tagliente ed essenziale della giornalista conscia della propria responsabilità civile e refrattaria all'intimidazione e al sopruso. A costo di essere più volte minacciata, arrestata e malmenata dalla polizia di stato che giudica i soggetti come lei appunto non rieducabili. Luisa Cattaneo e Roberto Gioffrè hanno prestato voce e corpo a quest'inchiesta dal sapore brechtiano, un'ora e mezza in cui lo spettatore ha ben chiaro chi sono i "cattivi" e ne giudica le azioni: la spietatezza, la menzogna, la manipolazione dell'informazione, il dare arbitrariamente la morte. L'intro tratteggia il profilo geografico-politico di un paese, la Cecenia, stretto tra due mari e due volontà - quella russa e quella degli indipendentisti - recando velocemente la freccia del racconto verso il centro del bersaglio critico: la presupposta corruzione del governo ceceno guidato da Ramsan Kadyrov e la repressione spietata e fortemente razziale operata dal governo russo. Questione di territori e risorse naturali, il solito (sic) ritornello dei giacimenti di petrolio e dei gasdotti e del potere per il cui sfruttamento viene a mancare il primato della sacralità della vita umana. Di sacro, nel senso ontologico del termine, in effetti vi è ben poco nella secca realtà suggerita dalla finzione scenica. Una realtà che rende palpabile la crisi profonda che cova sottobrace nel gran calderone etnico-politico dell'ex Unione Sovietica, tesa ad una ricostruzione da Grande Potenza.
I momenti descritti della "vicenda" Politkovskaja sono come fotografie, si stampano sulla scena con l'immediatezza della loro esemplarità: un mercenario russo diciannovenne che descrive tecniche di omicidio collettivo come il fagotto umano (legare "a mucchio" 10-15 persone assieme e poi farle esplodere) e che svela ordini superiori quali l'obbligo di ammazzare almeno quattro ceceni al giorno. Oppure dell'incontro con Movsar Barayev, il leader del gruppo militante armato ceceno che fra il 23 e il 26 ottobre 2002 prese in ostaggio 850 civili presso il teatro Dubrovka a Mosca (in quell'occasione persero la vita tra le 130 alle 200 persone, a seconda della versione). La Politkovskaja lo incontrò proprio in quei giorni nel teatro assediato all'interno dai militanti e all'esterno dalle forze speciali russe. Il dialogo riporta di persone coscienti del proprio destino segnato ma ferme nella propria risoluzione, in quell'estremo ma per loro inevitabile gesto per affermare le loro ragioni, il loro esistere. E ancora: "tracce" di Beslan, di intimidazioni, di capi di Stato ubriachi di fronte al popolo, di famiglie sterminate per aver parlato con la persona sbagliata... Tutto così chiaramente presente, adesso, una concatenazione di momenti presenti.
Testi a cura di: Simone Raddi Sezioni del magazine: Recensioni |
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