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Millediciotto parole. Intervista a Frauke Requardt


Frauke Requardt
Frauke Requardt
L'eclettica coreografa Frauke Requardt è, in questi giorni, di stanza presso il Teatro Fondamenta Nuove in qualità di artista in residenza. Ciò a cui sta lavorando prende il nome di
Roadkill Café, una lavoro definito "... surreale, carico di humor nero, un lavoro di mimica e di subbuglio, di seduzione e di shock, di fantasie che diventano superba coreografia". Il 21 Febbraio verrà presentato al pubblico.
Associata a
The Place, nel 2006 ha vissuto una prima esperienza di residenza a Bogotà, realizzando due lavori il primo dei quali, Pequeñas Delicias, si è sviluppato all'interno di alcuni ristoranti della capitale della Colombia presentando e dando vita artistica ad un "particolare" modo di servire. Uno dei lavori successivi, Jammy Dodgers, è stato invece una ricalibrazione tra danza e musica dal vivo, in un'esplorazione dell'identità, dell'intrattenimento e dell'invenzione.
Insomma, una creatività fervida ed plurirelazionale che, sotto un'apparente velo di giocosità e leggerezza, indaga e riporta frammenti di una quotidianità non priva di zone oscure, ossimoriche ed ambigue.
Abbiamo scambiato due parole con lei per conoscerla meglio - assieme a voi.
 



D: Com'è nato questo progetto per l'Italia? È stata una scelta precisa?

R: Siamo sempre in cerca di partnership che ospitino questo nuovo lavoro. L'occasione è venuta incontrando Roberto Casarotto in Inghilterra, e successivamente lui e Massimo Ongaro a Lille durante una vetrina organizzata dal British Council. Io ero impegnata con un altro mio spettacolo, Jammy Dodgers, in cui Ingrid Laubrock ha suonato con il suo quintetto jazz. Ero alla ricerca di una gruppo jazz che lavorasse per quel progetto, nato dall'idea spontanea dei miei ballerini di ricontestualizzare il materiale elaborato in un diverso spettacolo live music. Ingrid è stata veramente grande ed eravamo entrambe entusiaste di continuare a lavorare insieme. Sfortunatamente ha dovuto rinunciare al progetto successivo (Ingrid Laubrock, N.d.R.) per altre committenze e così il tema dello spettacolo che avevamo in cantiere è cambiato, anche se gli argomenti di fondo sono rimasti gli stessi. Il lavoro, una volta completato, consisterà di due parti: la prima è stata realizzata a Londra - al The Place - e in Portogallo presso Montemor-O-Novo. Questa parte sarà riprovata qui in Italia e rappresentata il 21 Febbraio.


D: Come vi siete sincronizzate tu ed Ingrid in quell'occasione?

R: In Jammy Dodgers abbiamo ascoltato la sua musica, lei ha osservato la nostra danza e poi abbiamo parlato di cosa, entrambe, volevamo tirare fuori da ogni scena. Fino ad un certo punto è tutto prove ed errori, un continuo sperimentare altre idee finchè ne esce qualcosa di buono.


D: Hai qualche aspettativa particolare dall'ambiente che incontrerai?

R: Ci piace molto essere influenzati e sorpresi da nuovi ambienti. Come compagnia, ogni residenza ha portato un sapore e un'esperienza speciali. Aspettiamo di vedere cosa succederà questa volta.

Foto di scena
Foto di scena

D: Qual è il tuo metodo di lavoro?  Lo adatti alle singole situazioni o è fisso, codificato?

R: Nel dare vita ad uno spettacolo proviamo ad usare tutti i metodi di cui siamo capaci. Una cosa sempre importante per noi è quella di partire dai "talenti" di ognuno, per poi evidenziarli o metterli alla prova. Nonostante non adattiamo il nostro metodo di lavoro alla situazione particolare, il modo in cui creiamo e l'intensità con cui viviamo e lavoriamo insieme in un posto specifico creano una inevitabile complicità con la situazione stessa.


D: Una ragazza tedesca a Londra. A parte la rilevanza della scena inglese  e delle sue opportunità lavorative, c'è stato qualche altro motivo in questa scelta? Come definiresti il contesto della danza inglese?

R: Il finire a Londra è stato accidentale. Sono venuta qui per motivi personali e non professionali. Comunque sono riuscita a conseguire un Master in Coreografia al quale sono poi seguite un sacco di cose positive. Così sono rimasta.


D: Se dovessi identificare una "caratteristica tedesca" della tua danza, quale sarebbe?

R: L'angoscia esistenziale ed il come relazionarsi con essa. Spesso nel mondo si sente una sottesa struttura di potere che gli individui vogliono comprendere e rompere.


D: Ho letto che i tuoi lavori sono sottesi da uno humour ed una ironia surreali. È un modo per demistificare la realtà con leggerezza?

R: Io non progetto di rendere i miei lavori surreali, sono gli spettatori a rilevarne tale componente. Come coreografa ritengo sia importante dare una propria visione del mondo, ed è esattamente ciò che sto facendo. E non si tratta di qualcosa di leggero, piuttosto ogni tanto cose molto dure possono essere molto strane e molto divertenti.


D: Quant'è importante l'interazione con il pubblico? Sarà parte di questa performance?

R: Benché abbiamo iniziato con l'idea di interagire con il pubblico nelle "situazioni dei volontari"- grazie al sottofondo musicale di Daniel Oliver -, la cosa è da considerarsi non idonea per questo lavoro. Comunque, a priori credo che una tale "esplorazione" significhi ed evidenzi che la relazione tra performer e pubblico sia più stretta di come possa sembrare, e che la quarta parete sia meno stabile di come crediamo.

Un primo piano di Frauke
Un primo piano di Frauke

D: Come artista, sei interessata alla realtà? Cosa cerchi di indagare con le tue coreografie?

R: Si. Con questo lavoro stiamo esplorando come la fantasia supporti la nostra idea della realtà e ci permetta di resistere e reagire meglio alle situazioni reali. Comunque, nonostante si possa scappare dai traumi reali grazie alla fantasia, gli elementi di questo trauma compariranno sempre nella fantasia che abbiamo creato. Così come gli elementi della fantasia appariranno in ciò che consideriamo ‘reale'.


D: C'è o c'è stato un modello di riferimento tra i maestri che hai avuto? Come ti vedi tra vent'anni?

R: Sono stata influenzata da molte persone, inclusi i miei ballerini. Non solo in termini artistici bensì dalle loro esperienze personali e da come affrontano la loro vita tutti i giorni. Tra vent'anni mi piacerebbe essere in salute, imparare ancora ed essere un'artista migliore.


D: Prima Bogotà, poi Venezia... la prossima?

R: Roadkill' Cafè sarà in scena a Londra, a The Place, il 18/19 Aprile. Successivamente, in Maggio, farò un breve progetto con un jazzista a Berlino. Dopo questo ballerò per il Cholmondeleys and Featherstonehaughs per un po'. Quindi niente residenze all'orizzonte, ma in caso contrario ben venga! Si sta parlando di portare qui in Italia il lavoro creato a Bogotà, una performance che come location utilizza i ristoranti. Così... stiamo a vedere.






a cura di Simone Raddi




Testi a cura di: Simone Raddi
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