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Una perla del sinfonismo tardoromantico: l'Ouverture in Fa minore di Guido Alberto Fano


Guido Alberto Fano nel 1912
Guido Alberto Fano nel 1912
Rivalutare l’opera di un autore rimasto defilato o “sottotraccia” rispetto ai casi della storia; talvolta la mission di associazioni nate con simili finalità si risolve in un’iterazione di iniziative autoreferenziali, arroccate a difesa di un corpo dato di opere e documenti; c’è chi invece concepisce la “riscoperta” come un’operazione culturale a più ampio raggio, che dal baricentro di una singola esperienza creativa si sposta alla messa fuoco di molteplici relazioni e interdipendenze, fino a inquadrare un’intera epoca. L’attività dell’ Archivio Musicale dedicato a Guido Alberto Fano, sotto la guida del nipote Vitale Fano, da molti anni abbraccia con naturalezza questa seconda dimensione; l’opera di questo talentuoso e poco conosciuto compositore del Novecento italiano ha ispirato fin qui, grazie all’Associazione intitolata a suo nome, numerose incursioni concertistiche e musicologiche in un territorio frequentato di rado, come abbiamo documentato a più riprese su queste pagine. Ma ecco, accanto ai numerosi progetti andati felicemente in porto, l’infortunio recente di un’occasione mancata; la defezione improvvisa del Maestro Pietari Inkinen fece saltare, infatti, la prima esecuzione in tempi "moderni" di un brano sinfonico giovanile di Fano, programmata al Toniolo e alla Fenice nella scorsa Stagione Sinfonica: l’Ouverture a grande orchestra in Fa Minore. “Giovanile” rispetto all’età di Fano, che la compose ventiduenne nel 1897, ma non certo per le sue qualità intrinseche; si tratta infatti di un’opera matura, vicina per densità di scrittura e architettura
G. A. Fano, Ouverture a grande orchestra in Fa minore
G. A. Fano, Ouverture a grande orchestra in Fa minore
formale alla grande tradizione sinfonica europea, la cui riproposta in concerto offrirebbe l’opportunità di colmare finalmente un’importante lacuna nel panorama del repertorio novecentesco, e non certo per mera finalità documentaria. Il controllo esemplare del trattamento armonico e contrappuntistico, che arricchisce di infinite sfumature timbriche la tavolozza tonale dell’affresco sonoro, offre una prova di “tenuta” drammatica sorprendente, investendo il materiale tematico di un’intensità espressiva rara nel panorama sinfonico coevo, specialmente in Italia.

Ed è merito di Vitale Fano se, resa temporaneamente indisponibile l’orchestra dal vivo, il brano è potuto affiorare in una puntigliosa e accuratissima trascrizione elettronica per suoni strumentali campionati. Perentorietà delle dinamiche, morbidezza del ritmo: l’opera che presentiamo qui in esclusiva, in attesa di una registrazione “vera” che le renda giustizia, possiede già in questa veste tutte le carte in regola per allietare gli ascolti di chi sia in cerca di emozioni sinfoniche forti e non banali, fatto salvo un forte gradiente emozionale tardoromantico; si ascolti ad esempio il fugato centrale, con la
G. A. Fano, Ouverture in Fa minore - Partitura autografa
G. A. Fano, Ouverture in Fa minore - Partitura autografa
perentorietà degli ingressi tematici nel gioco quasi impressionistico della trama di voci; o il respiro disteso delle transizioni accordali nello sviluppo dell'allegro finale, segno di un dominio sulla forma di sorprendente maturità. Insomma, una vera “chicca” che, a dispetto della timbrica fatalmente un po’ artificiale, potrà mettere alla prova la tenuta di robusti impianti domestici, specie quelli abituati a dispensare i contrasti sonori di un sinfonismo avvolgente e di grande effetto.

Il brano si articola in tre sezioni: Introduzione, Lento fugato, Allegro appassionato. Qui a fianco, è disponibile in formato .pdf la partitura integrale dell'opera, un autografo ordinatissimo contenente tutte le indicazioni di agogica e ritmo di pugno dell'autore. Di seguito riportiamo l'accurata presentazione dell'opera da parte di Vitale Fano, destinata al libretto di sala dell'appuntamento mancato della Fenice, che ci auguriamo si possa recuperare a breve in un futuro programma.

a cura di Roberto Ranieri

 

L'Ouverture (Introduzione, lento fugato, allegro appassionato)
di Guido Alberto Fano

di Vitale Fano


«In base alle risultanze di apposito esame sostenuto il giorno 16 giugno 1897, il Signor Guido Alberto Fano nativo di Padova è proclamato Maestro compositore a pieni voti e con lode»; l'esito, che spicca nel certificato di diploma rilasciato dal Liceo Musicale di Bologna, e conservato presso l'Archivio Fano di Venezia, è senza precedenti nei dieci anni in cui Giuseppe Martucci è direttore e insegnante di alta composizione nel prestigioso istituto bolognese. Lo stesso Martucci, tre anni prima, aveva voluto sotto la sua guida il giovane Fano, giunto da Padova per chiedere consigli sulla prosecuzione dei suoi studi, accompagnato dal suo maestro Cesare Pollini; il quale, affidato lo studente all'illustre collega bolognese, in una lettera dell'anno successivo lo definisce «l'unico allievo che mi abbia compreso e mi abbia ricompensato delle delusioni sofferte con tanti altri».

Giuseppe Martucci
Giuseppe Martucci

Per il suo esame di diploma di composizione il ventiduenne Fano (era del 1875, come Ravel) scrive una Ouverture a grande orchestra in fa minore, finita di strumentare il 5 giugno e diretta da lui stesso nei saggi finali del 30 giugno 1897. I giornali dell'epoca sono testimoni del rilevante successo di questa prima esecuzione, e ravvisano nel brano originalità nello svolgimento e nelle idee melodiche, gusto squisito di armonia e felice accoppiamento dei timbri strumentali, idee plastiche, nette, logicamente collegate, grandiosità della struttura, senso vivo dell'espressione, elevatezza di stile. All'autore riconoscono «un ingegno non comune corroborato da vasta e profonda cultura musicale», e si spingono a sostenere che «a memoria nostra la scuola di composizione non aveva dato un ingegno come il Fano, che si presenta con una Ouverture concepita e scritta come oggi ben pochi maestri, anche fra gli ottimi, sarebbero in grado di fare» (La Gazzetta dell'Emilia). A coronamento degli encomi  per la sua musica, il neo-compositore riceve in dono da Martucci lo spartito della sua prima Sinfonia con dedica: «Al mio allievo prediletto Guido Alberto Fano. Bologna 6 luglio 1897».

Trascorrono nove anni prima che l'Ouverture venga eseguita di nuovo, questa volta al Teatro Reinach di Parma, il 15 novembre 1906. In questo lungo intervallo di tempo Fano dimora a Bologna, dove si laurea in giurisprudenza, diviene insegnante di pianoforte al Liceo Musicale, vince il primo premio (di lire mille) del concorso indetto dalla Società del Quartetto di Milano nel 1898, e ottiene una menzione d'onore al celebre concorso quinquennale Rubinstein di Vienna nel 1900. A Lugo conosce Toscanini che, stando ai ricordi di Fano, ascolta al pianoforte alcuni suoi brani sinfonici ed esclama, pieno d'entusiasmo: «Questa musica si deve fare conoscere; ed io voglio essere il primo a dirigerla e diffonderla»; il direttore d'orchestra la mette in seguito in programma per una stagione alla Scala, ma qualche imprevisto manda all'aria il proposito. Il ricordo è avvalorato dalla presenza, nel lascito Toscanini della New York Public Library, di una copia manoscritta della partitura orchestrale dell'Ouverture con dedica dell'autore al direttore d'orchestra.

Ritratto a china di G. A. Fano
Ritratto a china di G. A. Fano

Nel 1905 Fano diviene direttore del conservatorio di Parma, e inizia nel capoluogo emiliano un lungo periodo di intensa attività artistica, dirige due stagioni liriche (una a Parma e una a Reggio Emilia) e vari concerti sinfonici nei quali si propone anche in veste di compositore con i Due poemi per canto e grande orchestra, il poema sinfonico La tentazione di Gesù e, come s'è detto, l'Ouverture, di cui la critica parmense apprezza originalità e forza di pensiero, bella ricchezza di contrappunti e di armonie e grande conoscenza della tavolozza orchestrale.

Nel 1910, al Teatro Corea di Roma, è Tullio Serafin a dirigere il pezzo a cui nel frattempo l'autore ha modificato il titolo in Introduzione, lento fugato, allegro appassionato. Serafin trova il brano «veramente ispirato e di elettissima fattura», lo dirige «con molto piacere e soprattutto con molta passione». La critica romana lo considera «opera di robusta concezione, di sapiente condotta, di profondo significato», e riconosce al «giovane autore una grande padronanza di mezzi tecnici e di espressione», e «doti straordinarie di contrappuntista ed armonista»; il critico de La Tribuna, scrive che la composizione «rivela la mano esperta di un maestro che conosce la polifonia e la tecnica degli strumenti come pochi - troppo pochi - in Italia».

La tappa successiva della carriera di Fano è il conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, il più antico e prestigioso d'Italia, dove il musicista padovano giunge con la nomina di direttore all'inizio del 1912. Pochi mesi dopo, il 19 maggio, al Teatro San Carlo anche il pubblico napoletano assiste all'esecuzione dell'Introduzione, lento fugato, allegro appassionato, guidato, questa volta, da una traccia programmatica che nelle occasioni precedenti non c'era: «Cupi fantasmi, lotte implacate, torbide passioni travagliano il poeta; te, arte, te sola, consolatrice divina, lo spirito mira, trionfando». Che il compositore sia stato fortemente attratto dal fascino della musica a programma è dimostrato in modo eloquente dal poderoso poema sinfonico La tentazione di Gesù, ispirato al poemetto di Arturo Graf, scritto qualche anno prima; è però quasi certo che la composizione dell'Ouverture non si sia ispirata ad alcun programma extramusicale, e che l'enfatico motto sia un'aggiunta successiva.

Pubblico e critica napoletani sono entusiasti della composizione di Fano: Il Giorno di Napoli la considera un «piccolo gioiello musicale», modernissima ed assai equilibrata, in cui «lo sviluppo della fuga è degno di un grande maestro»; Napoli Mondana la giudica «opera di mirabile complessa e grandiosa fattura», «d'una possanza sorprendente»; Musica ravvisa nel compositore «facoltà inventiva e perfetta conoscenza del movimento musicale moderno e de le sue varie tendenze», mentre Il Mattino definisce Fano «un tecnico sagace, uno spirito acutamente assimilatore, uno studioso del movimento musicale moderno, delle sue tendenze impressioniste, delle sue risorse e delle sue varie scuole».

A Napoli Fano rimane fino al 1916, poi viene mandato a dirigere il conservatorio di Palermo fino al 1922, e infine si trasferisce al conservatorio di Milano, dove torna all'insegnamento del pianoforte e prosegue l'attività concertistica in varie formazioni da camera. Nel 1938, in conseguenza delle leggi razziali promulgate dal fascismo, Fano perde il posto d'insegnamento in conservatorio, e durante la guerra è costretto a rifugiarsi con la famiglia a Fossombrone ed Assisi per sfuggire alle deportazioni.

Guido Alberto Fano
Guido Alberto Fano

Muore nel 1961, a ottantasei anni, durante le vacanze estive a Tauriano di Spilimbergo (allora in provincia di Udine, oggi di Pordenone), dove riposa tuttora.

L'Ouverture non è la prima composizione sinfonica di Fano, che nel 1896 scrive un Preludio sinfonico, più ricco di evanescenze impressioniste, che fa esclamare a Martucci: «Siamo dinanzi non a un allievo, ma a un maestro compiuto». Sono gli anni della formazione e dell'apprendistato, anni in cui vengono alla luce alcune composizioni vocali sacre, varia musica per pianoforte, da camera (vocale e strumentale) e sinfonica: da Pollini e Martucci, il discepolo riceve in eredità la missione di adoperarsi per proseguire quel cammino di rinascita della musica strumentale italiana, faticosamente intrapreso da alcuni decenni dai suoi maestri e dagli altri musicisti della così detta "generazione del ponte" (Sgambati, Bossi, Sinigaglia, ecc.). In Fano non c'è ancora, in questa fase creativa, quell'ansia di rinnovamento del linguaggio che apparirà di lì a qualche anno; c'è però il migliore clima fine-secolo, quello in cui si è formato, c'è l'influenza formale di Brahms, l'orchestrazione di Wagner, le complessità armoniche di gusto francese, e ci sono anche alcuni segnali di un temperamento forte e individuale, che si manifesta nel piglio energico di alcuni pezzi, in certi "gesti" improvvisi, in momenti di singolare tensione linguistica, in una certa vocazione spiritualistica unita ad accenti impressionistici. Si rafforza inoltre, in quegli anni, una curiosità intellettuale che lo porterà presto ad aggiornare i propri modelli, e a virare in direzione di Strauss e di Debussy, fino ad avvicinarsi cautamente, e per un breve periodo, alle innovazioni linguistiche di Schönberg.

La struttura dell'Ouverture è in tre movimenti (Introduzione, lento fugato, allegro appassionato) e prende le mosse dalla forma beethoveniana di "ouverture da concerto", che presenta un'introduzione lenta e un'ampia sezione veloce in forma sonata (con esposizione, sviluppo e ripresa di due temi contrastanti). Dopo la prima parte, Fano inserisce una fuga, recuperando qualcosa dell'antica forma di ouverture francese inaugurata da Lully e Rameau, e in seguito utilizzata anche da Bach e da Händel, in cui all'adagio introduttivo faceva seguito un fugato. Lì, però, questo era in tempo veloce e concludeva il brano, come accade anche nell'ouverture Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa) di Beethoven; nell'Ouverture di Fano la fuga ha invece la funzione di transitare gradualmente il pezzo dal clima sommesso ed espressivo dell'Introduzione, a quello prorompente e gagliardo dell'Allegro appassionato, e di conferire alla composizione una tinta di ieraticità, che ricorda alcune grandi fughe organistiche bachiane.

La costruzione musicale dell'Ouverture si basa essenzialmente sull'elaborazione di tre idee tematiche: 1) il tema dell'Allegro appassionato, un lungo ed energico "periodo generatore" di dodici battute, dalle prime quattro delle quali derivano gli spunti motivici di cui è costellata l'intera composizione; 2) il soggetto della fuga, un tema in tempo lento, costituito da un salto di quinta ascendente in sincope, seguito da lenti melismi con sfumature cromatiche; 3) il secondo tema dell'Allegro, più pacato e bucolico, che ha funzione dialettica e di sviluppo nella terza parte.


L'attacco autografo della Fuga centrale dell'Ouverture
L'attacco autografo della Fuga centrale dell'Ouverture

L'Introduzione, in tempo Lento espressivo, presenta, smembrati, frammenti dei primi due temi, che in un vibrante clima di inquietudine, a tratti lugubre e a tratti liricamente espressivo, traspaiono come schizzi passando da uno strumento all'altro dell'orchestra. Incastonata fra il penultimo e l'ultimo accordo della cadenza dell'Introduzione, inizia la fuga, il cui soggetto è affidato ai secondi violini in dinamica pianissimo (ppp) e misterioso e in tempo Lento assai e con grande intensità. Attraverso un graduale crescendo e animando, il movimento raggiunge apici di intensità espressiva pregevoli, che sfociano poi nell'energica sezione successiva. Il fugato è caratterizzato da un'elaborazione contrappuntistica particolarmente forbita, tratto caratteristico della produzione del musicista, che guarda al modello prediletto di Bach ma che rivela anche l'assimilazione dell'accuratezza armonica di Franck. Interessante, nella conduzione delle sei voci reali della fuga, la scelta di combinazioni timbriche distinte ad ogni entrata del soggetto, come, ad esempio, quella nel registro grave (con unisono di fagotto, controfagotto, trombone basso, bassotuba, violoncelli e contrabbassi), che rimanda alla possente sonorità dei registri gravi della pedaliera dei grandi organi francesi.

L'Allegro appassionato, cui si giunge dopo un tesissimo crescendo, svela finalmente il tema principale nella sua interezza, eseguito da tutta l'orchestra "con grande calore" e "con grande intensità"; a questo viene contrapposto il secondo tema, più disteso e con sonorità più lievi, affidato ai legni, con interessanti sviluppi timbrici. Dopo varie sezioni in cui il discorso musicale si evolve facendo largo uso di materiali di stretta derivazione tematica (ricavati dal tema principale), il brano sfocia in una apoteosi finale con tempo dilatato e momento "corale" a piena orchestra. La ripresa della "testa" del soggetto della fuga (le prime quattro note) da parte dei quattro corni all'unisono, ostentata e liberatoria, conduce a una serie di rapidi accordi che chiudono il brano.

La partitura richiede un'orchestra composta di ottavino, due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, controfagotto, quattro corni, due trombe, due tromboni tenori, un trombone basso, un bassotuba, timpani e archi (a parte l'ottavino e il bassotuba è l'orchestra di Brahms); la scrittura sinfonica rimanda alla lezione di Wagner e Berlioz, per l'attenzione agli impasti timbrici e al colore strumentale, e si caratterizza per una trama piuttosto ricca, molto curata nel trattamento della polifonia orchestrale.


Vitale Fano 

Testi a cura di: Roberto Ranieri
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