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La scrittura: arte e mestiere. Incontro con Ugo Chiti



Ugo Chiti
Ugo Chiti
Da oltre venticinque anni
l'attività di Arca Azzurra Teatro arricchisce l'esperienza teatrale del nostro paese di una voce che ne racconta i mutamenti. Spesso dolorosi e brucianti come ferite esposte, altre volte impalpabili e accompagnati dalla leggerezza del sorridere.
Ugo Chiti ne è l'anima e il fondatore, nonché un apprezzato e produttivo sceneggiatore cinematografico. La sua penultima creazione scenica, Racconti solo racconti, giunge all'Ex Gil di Mestre offrendoci la possibilità di incontrane l'autore per poter scambiare assieme qualche parola sullo spettacolo. E non solo.




D: Maestro Chiti, da dove la scelta del titolo Racconti solo racconti? Quale percorso o poetica sono sottesi alle quattro vicende narrate?

R: La titolazione sfrutta la formula del racconto però nello stesso tempo fa riferimento ad un fatto puramente teatrale. Una sorta di gioco al contrario. La scelta del titolo è stata quindi funzionale per una riconoscibilità immediata ed intuitiva con lo spettacolo. Diciamo che sono situazioni teatrali in parte narrate e in parte interpretate. Per quanto riguarda il sottotesto, è in linea con la mia ricerca di analisi e suggestione a partire dalle condizioni storiche e sociologiche del nostro paese (con i loro annessi e connessi fortemente tragici e comici al contempo); una realtà che si nutre delle radici toscane della Compagnia - come impronta genetica caratterizzante - e di un atteggiamento visionario e fisico al contempo. In questo caso c'è un'umanità che si riconosce in una specie di situazione sociale e poetica. La guerra sicuramente è il filo conduttore almeno per due episodi, di cui genera la vicenda offrendosi come scaturigine della memoria. Un altro filo conduttore è la situazione femminile, ma è la ricerca espressa precedentemente ad essere la matrice unificante.


D: In una brillante recensione, Andrea Porcheddu accenna al quarto episodio come a quello che in parte altera il lineare equilibrio emotivo dello spettacolo. Lei che ne pensa?

R: Forse Andrea, che ha scritto una recensione straordinaria dello spettacolo, parla della rottura dell'ultimo nel senso che per certi aspetti questo sfiora e accenna ad uno stile vicino alla commedia. Nei primi due è sicuramente forte l'atteggiamento tragico e drammatico, però anche l'ultimo lo vedo molto collegato alla vicenda. L'episodio che lo precede è una sorta di canto quasi corale di una madre che assiste all'uccisione del figlio proprio sotto casa. Questo, che lo segue, ha appunto delle note affini alla commedia ma narra sempre di un uomo cambiato, che nello smarrimento incontra un'altra creatura smarrita con la quale dà vita ad una storia non leggera in sé, ma resa forse tale appunto dal tono usato. Però, insisto, reputo che vi sia equilibrio ed omogeneità drammatica lungo tutta l'opera, che non trascura mai l'elemento della piccola umanità con i suoi piccoli smarrimenti e con la sua comicità involontaria.
Un'immagine dello spettacolo
Un'immagine dello spettacolo


D: Questo spettacolo sta per compiere due anni Si aspettava una vita scenica così apprezzata? Nel tempo lei ritorna mai a lavorare sul testo per modificarlo o aggiornarlo?

R: Racconti solo racconti era nato per festeggiare il venticinquennale di Arca Azzurra Teatro. Voleva essere un piccolo evento per il nostro teatro e quindi con una posizione particolare in rapporto tra il pubblico e spettacolo, in una sorta di vicinanza proprio con il pubblico (palcoscenico-vocenda-pubblico). Voleva essere un omaggiare un po' quella che è la poetica del gruppo ma soprattutto cercare un contatto quasi fisico con lo spettatore. Anche la formula del racconto inteso proprio come unità diretta. Poi è piaciuto ed ha iniziato a volgersi nella forma di spettacolo grazie appunto alla risposta avuta dal vivo. Io sinceramente non pensavo che Racconti solo racconti avesse una vita di tournee, lo pensavo invece come un evento circoscritto. In seguito quindi lo abbiamo più adattato ampliando alcune cose rispetto ad altre, ma la sostanza è rimasta prossochè fedele ell'originale. Mi è successo di modificare degli spettacoli, ma si tratta di spettacoli nati - diciamo così - per spazi non destinati alla scena: in questo caso apporto più che altro alcuni adattamenti. Però generalmente no, modifico già abbastanza nell'atto della stesura.
Poi è chiaro che ci possono essere situazioni che portano a cambiamenti, ma io lavoro sul testo esaustivamente prima dello spettacolo. Dopo, un po' mi annoio anche a riprendere la storia in mano...(ride).

D: Ho letto che ha scritto la sceneggiatura per Gomorra, l'adattamento teatrale dell'omonimo romanzo di Saviano.

R: Si, e il film è già stato girato. Matteo Garrone (il regista, N.d.R.) credo sia ancora a Los Angeles per il suono, in quanto si è affidato ad un tecnico famosissimo di cui ora non ricordo il nome ma so che ha curato il suono in Apocalypse Now. Questa scelta è stata dettata dall'essere il romanzo di Saviano una Babele di dialetti, e soprattutto per la tensione di questo caos all'interno della guerra camorristica (che è un po' la caratteristica del libro di Saviano).


D: È stato un lavoro a quattro mani? Come si è rivelato lavorare con Roberto nell'ottica di una sceneggiatura cinematografica?

R: A dire la verità abbiamo lavorato in tanti, addirittura in sei. Roberto ovviamente non era sempre presente, però si è dimostrato essere una persona straordinaria che comprende benissimo la diversità del cinema rispetto la letteratura. Non ha imposto mai una visione, anzi, ha collaborato proficuamente all'interno di una dialettica di equipe consapevole delle esigenze oggettive di una sceneggiatura. All'interno di un materiale così denso come Gomorra dovevamo operare una scelta, e nel farlo abbiamo trovato un'autore disponibile e collaborativo come Roberto.
Sempre da Racconti solo racconti
Sempre da Racconti solo racconti


D: Anche a teatro è stata fatta una riduzione dello stesso romanzo, che nell'ottima qualità generale risente, secondo me, del contrasto tra tempi lunghi della narrazione e istantaneità del presente scenico. Viene a mancare quella patina di lieve distacco connaturata alla natura mediante della letteratura. Come si pone, in quest'ottica, il film di Garrone?

R: Oltre alla patina di distacco io credo che, anche se non ho visto ancora il definitivo, la cosa straordinaria sia forse l'enorme capacità che ha Matteo Garrone di stare dentro la storia con l'occhio da documentarista e nello stesso tempo l'esatto contrario, con uno sguardo visionario. Questi due movimenti o alfabeti a mio avviso in questo film riescono a restituire un po' l'orrore e un po' il "fantastico" del romanzo.


D: Cosa ci può dire dei progetti a cui sta lavorando?

R: Nel cinema sono uno che lavora a vari progetti; vario dalla commedia a cui sto lavorando ora all'adattamento di un romanzo molto curioso e divertente, che è Sicilian Tragedy di Ottaviani per la regia di Roberto Torre, per passare ad un noir italo-francese che mi sono divertito tantissimo a scrivere, una sorta di gotico di campagna che occhieggia a quelli che sono i miei miti (i fratelli Cohen, certe cose di Linch). Come dico spesso, per il cinema sono un autore al servizio del regista. Per quanto riguarda il teatro invece il discorso è diverso, c'è una coerenza e un disegno perciso, un riconoscermi in un mio solco. Il prossimo impegno sarà molto grosso poiché è il testo che ha vinto il Premio Riccione, un'opera ispirata alle Metamorfosi di Kafka e che unirà l'Arca Azzurra Teatro con un'attrice di grande tradizione e cultura teatrale come Giuliana Lojodice.


D: Cosa legge Ugo Chiti? Quali sono gli autori che la hanno maggiormente affascinata?

R: Ad un certo punto la letteratura l'ho sostituita con la saggistica, per esigenze lavorative mie più che per volontà deliberata. Porto però il ricordo giovanile e dei romanzi brevi di Dostoevskij e, per contrasto, della scrittura di Steinbeck e Faulkner. Dall'introspezione e dall'odore di cavolo dei sottoscala ai campi assolati e alle grandi distese di grano, segni esteriori di una scavo introspettivo e tra le pieghe del mondo della provincia, legato alla sua terra da radici ataviche. Un po' il ritratto della mia ricerca poetica e delle situazioni che traccio sulla carta, come sulla scena.



A cura di Simone Raddi


Vai alla scheda dello spettacolo:
Racconti solo racconti
testo e egia di Ugo Chiti
giovedì 6 marzo, ore 21:00 - Teatro Ex Gil



Testi a cura di: Simone Raddi
Area d'interesse: Fuori Contesto 2008
Sezioni del magazine: Interviste
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