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Voci e sonorità da camera con pathos al Teatro La Fenice
 | | Camerata Marciana |
Terz'ultimo appuntamento di Parata di stelle, il 12 maggio 2008, con l'applauditissimo concerto della Camerata Marciana.
Immaginiamo il caso che, per una volta, in una prestigiosa stagione da camera uno dei concerti del cartellone abbandoni il clichè dell'esecuzione affidata al grande interprete, deus ex machina chiamato a materializzarsi sul palco per dar prova delle proprie qualità, e si prefigga invece il fine semplice a dirsi, molto meno a farsi, di "fare musica", stupéndo il pubblico senza effetti speciali, ma con gli speciali effetti di un programma intelligente e di raro ascolto; e che il tutto venga assemblato in un grande sforzo produttivo "dal basso", mobilitando risorse e organici al servizio esclusivo della musica. E, per una volta, proviamo a pensare a lei, la "musica", come evento a contatto col presente, sfrondato dalle incrostazioni metalinguistiche depositate dall'idea di "assoluto" cui si lega oggi il cosiddetto repertorio "classico", e su cui gira e rigira la giostra mediatica e concertistica delle infinite variabili d'autore - interprete. Messa così, un'idea giocoforza controcorrente; con l'interprete chiamato a interrogare il "relativo" dei propri tempi, e scovare tesori per "fare musica" utilizzando i mezzi a sua disposizione (in Italia sempre più limitati e sporadici), incuneandosi come un corpo anomalo nell'ingranaggio mediatico dei grandi nomi, o parate di stelle, oggi in fila nei carnet distributivi delle grosse agenzie musicali. Ecco allora che il concerto offerto da Camerata Marciana l'altra sera alla Fenice presenta un po' una summa di queste caratteristiche. Anziché portare all'incasso qualche collaudato caposaldo del repertorio per archi, di sicuro più abbordabile e meno rischioso per i giovani interpreti del suo ensemble, Maurizio Valmarana va a scovare un'opera giovanile di Shostakovic, tecnicamente insidiosa e di rarissimo ascolto, il Preludio e Scherzo per ottetto d'archi Op. 11, che per energia tellurica e pathos visionario non esitiamo a definire un capolavoro; poi, in virtù di empatie personali fuori cachet, riesce a coinvolgere anche un grande nome tra i "fuoriclasse", come Sara Mingardo, per dare corpo e voce a un'altra opera dello stesso autore, pochissimo rappresentata in discografia, e ancor meno in concerto, le Sei liriche su testo di Marina Cvetaeva Op. 143bis. Per raggiungere lo scopo, affianca agli archi della Camerata Marciana una batteria di fiati, un pianoforte, uno xilofono, campane tubolari, percussioni; ed estrae dal cilindro, tra le armonie più rassicuranti di Dvoràk e Janacek, il rapsodico Divertimento per violino, viola e piccola orchestra di Martinu, compositore di genio presente anch'egli col contagocce nei repertori da concerto. L'operazione, messa in questi termini, ci sembra un esempio naturale di come potrebbe e dovrebbe operare, oggi, chi mette mano ai programmi delle grandi stagioni sinfoniche e da camera; con un po' meno agenzie di "collocamento", e più attenzione per le proposte che interrogano epoche e partiture pensando ai concerti come ad eventi di "comunicazione" musicale a tutto campo. Pensando magari di produrre un benefico effetto collaterale: quello di scuotere l'ascoltatore dall'ingessatura di un rito esecutivo troppo spesso chiuso in se stesso. Un plauso quindi anche all'intelligenza di Paolo Cossato, direttore della Stagione di Musica da Camera, che ha saputo inserire una perla autoctona nella parata virtuosa di star del camerismo internazionale. Sulla qualità dell'esecuzione, parlano gli estratti del concerto pubblicati in calce, con la chicca dell'Op. 143 bis di Shostakovic affidata al timbro vocale scuro e flessibile di Sara Mingardo, e il concertato ricco di colori e umori popolari del Divertimento di Martinu.
 | | D. Shostakovic, Sei liriche su testo di Marina Cvetaeva Op. 143bis |
 | | B. Martinu, Divertimento per violino, viola e piccola orchestra |
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