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Note dalla casa del Fuoco

In Cupa trance. Apulia & World music

Venezia, Palazzo Soranzo-Cappello in Rio Marin
il 31 Maggio 2008 ore 18:30


Pino Basile
Pino Basile

Pino Basile, Domenico Acquaviva, Michele Ciccimarra, Francesco Montillo tamburelli, cupacupe, canne
Enzo Granella voce,
Massimo La Zazzera, flauti, bottiglie
Mirko Lodedo tastiere, fisarmonica, bottiglie

Ingresso libero con prenotazione dei posti disponibili presso
Associazione Culturale "Amici della musica di Venezia"
Tel. 041 2771008 Cell. 328 7372286


Il nome del complesso, In Cupa Trance, indica un insieme di processi di ricerca culturale/musicale (cupa), con incursioni nei "simboli" collettivi, legati agli aspetti performativi dell'idea del rituale (trance). Il punto di partenza si identifica nell'acquisizione storico-antropologica della cultura di in un'area geografica comprendente il versante appulo della Lucania ed il versante lucano della Puglia.  Una zona che va dai calanchi descritti da Carlo Levi ai pascoli pietrosi dell'Alta Murgia.

Gli strumenti musicali utilizzati per questo tipo di lavoro su un suono "originario", e nel contempo stratificatissimo, sono quelli comunemente usati da sempre per le sessioni musicali popolari: la cupa cupa, il tamburrello, canne, bottiglie, ecc. Alcuni hanno subito un adattamento funzionale, con un potenziamento per esigenze d'esecuzione, ma la logica ed il modello di partenza sono quelli rilevati ‘sul campo': strumenti realizzati con materiale povero e di riciclo, utilizzando ciò che si aveva

anziana suonatrice di cupa cupa
anziana suonatrice di cupa cupa

a disposizione. Alcuni di essi entrano a buon diritto nella categoria degli strumenti effimeri, dove la finalità d'uso contingenete prevale sulla solidità di un ri-uso. A questi si aggiungono altri strumenti tradizionali come la fisarmonica, sintetizzatori elettronici e strumenti a fiato di svariate provenienze geografiche, oltre al contributo insostituibile della stessa voce umana.

Il gruppo di musicisti pugliesi è solito innervare la propria esibizione con una sorta di gioco rituale, dal sapore fortemente teatrale: armati di lunghe canne sonore, i protagonisti dell'ensemble si rincorrono lungo il palco, mettendo in scena un ideale duello a colpi di percussioni. Il percorso sonoro assume in tal modo una dimensione plastica, visivamente tangibile;canti arcaici della tradizione agricola e pastorale dei territori pugliesi e lucani, canti di lavoro e di corteggiamento, filastrocche del tempo della mietitura, melodie paraliturgiche e propiziatorie: un repertorio antichissimo, che si attualizza per la presenza di fisarmoniche e sintetizzatore, inquadrandosi nel grande scenario universale della word music.

Una curiosità: la cupa cupa è il nome tribale delle zone appulo/lucane attribuito al tamburo a frizione, anch'essa in passato era diffusa un po' in tutta Europa sotto varie forme e nomenclature tribali. In passato era uno strumento che, in maniera ritualizzata, consentiva l'iniziazione degli adolescenti da parte degli anziani per l'ingresso nel mondo degli adulti, a partire dall'evocazione simbolica del moto a frizione della canna nell'incavo dello strumento: una specie di rito per l'educazione sessuale. Forse la cristianizzazione ha contribuito alla censura di questo strumento ancora in uso tra il ‘volgo' dei nostri territori.





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