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Interviste
Diciotto elementi alla ricerca di un suono ideale.
Chiediamo al direttore, Marco Castelli, sassofonista e compositore, un artista eclettico, che svolge la sua attività non solo nel jazz ma anche nell'ambito del teatro, della danza e nel vasto territorio della performance intermediale, quanto sia importante la ricerca di un suono personale, inconfondibile... R: L'orchestra nasce con questo spirito. Dirigevo una Big Band all'interno di Casa della Musica di Trieste, (Centro di produzione importante per la città) abbastanza tradizionale nell'organico. Nel momento in cui ho deciso di invertire la rotta, la concentrazione si è incanalata sugli arrangiamenti per il tipo di organico che mi si presentava davanti e sopratutto sovvertire il classico spirito della Big Band americana, non solo sul repertorio ma anche sulla personalità. Poi il gruppo ha fatto il tutto. D: Com'è nata la collaborazione con con Markus Stockhausen e Pietro Tonolo? R: Con Pietro Tonolo ci conosciamo da tanti anni, Markus invece era ospite a Casa della Musica, e gli ho proposto di collaborare con noi. Ha fatto un lavoro bellissimo perchè ha capito in pieno lo spirito della band. D: Come vede il rapporto tra musica così detta "colta" e musica di intrattenimento? Giusto distinguerli, oppore è possibile un'unificazione, un equilibrio tra i due generi? R: Il jazz da sempre ha questa doppia funzione,basti pensare alle orchestre swing, quelle delle sale da ballo. In qualche modo è diventata, in un secondo momento,"colta"; diciamo che le due cose si mescolano in modo molto equilibrato, io lavoro molto in questa direzione. Questa matrice un po' troppo intellettuale, che durante gli anni Ottanta, anche attraverso la politica, è stata data al jazz non piace perchè la musica dovrebbe essere libera! D: Come si sostiene economicamente un organico così numeroso? R: Una fatica economica per chi produce, (in questo caso, Casa della Musica di Trieste) perchè un organico ha bisogno di un supporto. Per esempio con il quartetto non ho questo tipo di problema, perchè siamo solo in quattro, un'orchestra ha bisogno di una struttura. Poi c'è il Direttore, che oltre ad essere un musicista deve avere la capacità di tenere insieme il gruppo. La Bandorkestra capisce il mio metodo di lavoro a tal punto da creare una sintonia pressoché perfetta. Testi a cura di: Benedetta Barnabei Sezioni del magazine: Interviste |
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