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Quartetto Euphòria: un teatro fatto di note. Incontro con Marna Fumarola


 
Marna Fumarola
Marna Fumarola

Abbiamo incontrato Marna Fumarola, violinista del Quartetto Euphoria, in occasione del concerto di inaugurazione di Teatro in Campo, previsto in Pescheria a Rialto il 22 luglio.

Marna Fumarola Dopo aver conseguito la maturità al Liceo Musicale di Arezzo, si è brillantemente diplomata presso il Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze sotto la guida del M° M. Volpini. In seguito si è perfezionata con il M° A. Perpich e con il M° Corrado Romano presso l’Accademia “Perosi” di Biella. Ha seguito inoltre i corsi di perfezionamento di musica da camera tenuti dal M° Franco Rossi a Sesto Fiorentino e a Città di Castello ottenendo, nel 1997, una borsa di studio. Ha partecipato con menzioni di merito a vari festival internazionali esibendosi sia in veste di solista sia in gruppi cameristici e orchestrali. Ha al suo attivo collaborazioni con associazioni musicali e numerose orchestre, tra cui la città lirica di Pisa, Florence Symphonietta, Corte Sveva, Casentino Musica. Svolge intensa attività didattica. Nel 1999 fonda il Quartetto Euphòria con Michela Munari (vlc), Suvi Valjus (vl), Chie Yoshida (vla).

D: Il trattamento "giocoso" e parodistico" della musica classica vanta una lunga tradizione; basti pensare alle gag esilaranti di Danny Kaye negli anni '70 nei panni di uno stralunato direttore d'orchestra, a certe performance comico-corali dei Kings Singers, o anche alle tradizionali incursioni goliardiche nel bel mezzo del concerto di Capodanno da Vienna. Che cosa significa per un musicista colto, con alle spalle anni di serio apprendistato teorico e tecnico, riattraversare con ironia e verve dissacratoria il proprio bagaglio di conoscenze musicali?

R: Il nostro percorso nasce in maniera un po' particolare, in occasione di una collaborazione con la Banda Osiris nello spettacolo "Roll over Beethoven". Noi avevamo alle spalle una formazione accademica molto tradizionale, con un impiego in orchestra, e all'inizio l'idea di interagire con i meccanismi comici e teatrali di Banda Osiris ci pareva una scommessa tutta da giocare, se non un azzardo vero e proprio. D'altra parte, si affacciava un'impressione di "leggerezza" complessiva che contrastava piacevolmente il "peso" di quella stessa impostazione accademica, accordandosi alla naturalezza caratteriale di ciascuna di noi. Di lì cominciammo ad accarezzare la libertà di una permanente dimensione creativa, proprio nell'abbinare la vivacità della gag teatrale alla rigidità del discorso musicale. E' stato un po' come assecondare un percorso di liberazione del linguaggio corporeo, nella sua interezza, attraverso un uso "altro", non rituale, dello strumento musicale, talvolta fino all'acrobazia, pur cercando sempre di mantenere la qualità del prodotto sonoro... Il tutto non ponendo alcun limite all'immaginazione, sia sul versante del repertorio scelto che su quello dell'invenzione teatrale...


Da sinistra a destra: Marna Fumarola, Suvi Valjus, Chie Yoshida, Michela Munari 
Da sinistra a destra: Marna Fumarola, Suvi Valjus, Chie Yoshida, Michela Munari 

D: La musica classica occidentale assume i tratti, ancora oggi, di un "corpo separato" dell'immaginario collettivo, chiuso ad officiare il rito di un'indefinita reviviscenza del proprio passato. Quanto conta questa diffusa percezione "elitaria" dell'universo classico, nel confezionare ad hoc un meccanismo dissacratorio efficace e divertente per il pubblico?

R: Se si pensa alla musica classica come all'opera specifica dei grandi autori, appunto, "classici", spesso essi stessi conoscevano per primi la dimensione del divertimento, della dissacrazione della propria opera; la storia dell'esecuzione musicale, invece, si è irrigidita nel corso dei decenni in un rito troppo spesso fine a se stesso, con una ricerca di '"assoluto" che alla fine rischia di impoverire l'insieme, di estraniare la musica dallo sfaccettato rapporto con la vita. Di qui, forse, per il "classico", il problema di un pubblico sempre più esiguo e "d'elite". Tanti colleghi restano vittime di quell'alone di eccessiva serietà che avvolge la musica classica. Non so se questo rappresenti, per contrasto, uno sfondo implicito anche per le nostre gag...


D: Esistono fondamentalmente due approcci, spesso complementari, alla "comicità" in musica; il primo, utilizzato  ampiamente ad esempio dal famoso duo Igudesman & Joo, tende a costruire, attorno alle partiture più famose, gag che stravolgono innanzitutto il cliché dei musicisti come "esecutori impeccabili" in un'umanizzazione ad oltranza di tic e imprevisti; d'altra parte, c'è una forma di parodia più propriamente teatrale, che ricombina temi e cadenze in inediti pastiche visivi e sonori. A quale modello si sente più vicino il Quartetto Euphoria?

R: Il nostro è un approccio spiccatamente teatrale. Nel caso dei divertentissimi Igudesman e Joo, lì il punto di partenza è un livello di eccellenza virtuosistica, che rimane sempre un ingrediente fondamentale delle loro performance, anche come richiamo esplicito a una "seriosità" da prendere in giro. Per noi il mantenimento di una buona qualità esecutiva è importante, ma negli spettacoli privilegiamo soluzioni che funzionino in virtù della loro efficacia scenica, con un'attenzione particolare al linguaggio del corpo. Detto per inciso, abbiamo pensato più volte alla possibilità di collaborare con Igudesman e Joo, che tra l'altro sono simpaticissimi.



Il Quartetto Euphoria a Rialto
Il Quartetto Euphoria a Rialto

D: Mi par di capire, insomma, che negli spettacoli del Quartetto Euphoria la musica fa parte di un ingranaggio comunicativo più complesso...

R: Il nostro è il tentativo di far interagire più linguaggi diversi, sempre con un'attenzione particolare rivolta alla dimensione "umana" del fare musica. Un tempo al grande interprete musicale si poteva perdonare ogni egocentrismo o estro caratteriale, purché garantisse l'alto livello artistico della sua performance esecutiva. Per noi la dimensione umana, nella musica, conta sempre moltissimo; il binomio "genio e sregolatezza" è sempre rischioso, se non si innesca un ricircolo virtuoso fra arte e vita. Meglio lasciarsi affidare all'esperienza emozionale del momento, lasciando cadere  altri ingombri di storia personale, percorso culturale, ecc.


D: Quest'anno, nella stagione di concerti del Toniolo, tradizionalmente consacrata ai grandi nomi del concertismo internazionale, il direttore artistico Mario Brunello ha inserito l'esilarante performance del duo Igudesman & Joo, con l'effetto di spiazzare ampie fasce di pubblico "tradizionalista". Accanto all'effetto parodistico e dissacratorio, l'ironia può sortire una qualche sotterranea azione propedeutica di avvicinamento alla musica classica?

R: Assolutamente sì. Hai citato Mario Brunello, autentico esempio di un approccio alla propria arte che attraversa con pienezza la molteplicità della vita; basta pensare all'idea di eseguire concerti nelle cime dolomitiche... Idea in questo caso rivolta a unire in un'unica occasione d'ascolto interiore tutte le forme d'arte, comprese quella sublime offerta dalla natura. L'ironia, del resto, fa parte del sale stesso dell'esistenza; farla entrare in abbondanza in un ambito così chiuso e accademico, non può che fare un grosso regalo alla stessa musica!

a cura di Roberto Ranieri

Testi a cura di: Roberto Ranieri
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