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I suoni e le radici del vissuto. Incontro con David Boato




David Boato
David Boato

Gli amici di vecchia data lo chiamano maestro. Poi lo senti suonare e capisci il perché.
David Boato, trombettista di rilievo internazionale, che in occasione del Venezia Jazz Festival suonerà insieme al Venice Jazz Club Group mercoledì 30 luglio in Campo dell'Erbaria a Rialto, attraverso il suo strumento esplora le molteplici forme di improvvisazione.
Ad un certo punto della loro carriera, certi musicisti hanno il bisogno di evocare le loro radici ed il vissuto attraverso l'immersione dell'esperienza sonora ed è proprio il caso di questo trombettista.

D: L'essere nato e cresciuto a Venezia ha inciso molto nel suo modo di suonare?

R: Direi proprio di si. In una città sospesa tra terra e acqua i suoni hanno una consistenza diversa. Questa mia prima maniera di sentire toni "diversi" ha enormemente influenzato il mio approccio alla musica.

D: Mi ha molto incurriosito il progetto Aqua e Tera (David Boato Quartet) cioè, l'idea di riscoprire le proprie radici attraverso un repertorio formato da brani tradizionali popolari veneti.
Un musicista del suo calibro, che vanta collaborazioni con artisti internazionali quali Scott Kinsey, Bob Moses, Matthew Garrison ecc.,per trovare un propiro stile nel suonare è importante conoscere i propri antenati, e quindi sapere chi si era, o basta la passione ed essere, poi, influenzato dai tuoi artisti preferiti? 

R: Fondamentale conoscere chi siano i propri avi. Per me un viaggio cominciato in un mondo sonoro legato alla cultura popolare, alla banda cittadina, ai canti dei lavoratori, alla musica classica, alla ninna nanna che cantava mia Madre, al Jazz ascoltato dai dischi di mio Padre. 

D: All'interno del Venice Med(f)Est, il Festival tra popoli e culture del Mediterraneo e d'Est Europa, abbiamo incontrato Giovanna Marini, artista poliedrica, conosciuta soprattutto come ricercatrice etnomusicale, attività che affianca a quella di compositrice di musica "colta". 
Esiste un rapporto tra musica popolare e musica cosidetta "colta"?

R:Giovanna Marini ha esercitato una grande influenza sulla mia formazione. Da piccolo ho frequentato un suo corso che mi colpì molto, diciamo che la mia visuale si ingrandì su quello che era lo studio nel campo della musica popolare .
Se esiste o no un rapporto tra questi due generi è difficile dirlo, io sono sicuramente più vicino a quello popolare.
Mi piace spaziare in codici diversi e seguire la spinta che viene dal cuore...il jazz mi piace suonarlo così!   


Testi a cura di: Benedetta Barnabei
Sezioni del magazine: Interviste
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